Come gli alberi spogli dell'Inverno mi sento, sorto da una nebbia impura entrata ormai nell'angolo più interno del cuore, landa desolata e scura. Il sol che appare sembra quasi eterno, come se mai ci fosse notte oscura, ma è un occhio amaro a volgere all'esterno un fosco sguardo triste di natura. E cercan le radici quel che manca, in quella terra fredda e abbandonata che ristagna nell'ombra e nel cemento. Cerca la mano, cerca, ancora stanca, in un sorriso vuoto un'altra occhiata, un altro cielo in un sorriso spento. Fabio Venturini |




Sulla tecnica: è un sonetto classico (ABAB-ABAB-CDE-CDE)con un piccolo esubero di sillabe nel quinto verso (a cui si può porre rimedio rinunciando al "ma" iniziale che, tra l'altro. stride con il suo simile di due versi dopo). Per il resto scorre ch'è una meraviglia e c'è da mettere in risalto il sapiente uso dell'enjambment.
Sul significato:lo stato d'animo del poeta si identifica, barcamenandosi fra lo squallore dell'inverno che spoglia gli alberi e arricchisce di nebbia la terra e la consapevolezza della luce che nonostante le tristezze dell'anima e il buio del paesaggio, s'ostina a inondare il cielo. Il che giustifica la tenue speranza espressa nella terzina conclusiva.
Carico di suggestioni provoca un immediato coinvolgimento del lettore.
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Benvenuto Fabio! Sono davvero felice di poter leggere i tuoi bei versi che, sono certo, anche gli altri apprezzeranno presto.
Congratulazioni anche da parte mia. Lo stile è dimesso ed intenso e quindi, come osserva Ben, il coinvolgimento del lettore è immediato.
Sul quinto verso: se leggiamo in sinalefe tutti gli incontri di vocali, risultano le 11 sillabe regolamentari. Però sono d'accordo sulla opportunità di sopprimere il 'ma', che anticipando l'antitesi successiva ne riduce la forza.
Complimenti e ben arrivato!
ho corretto...grazie mille!!