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Poesia erotica

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    Inviato in data 17/feb/2010 12:18 da Benito Ciarlo
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    Inviato in data 23/gen/2010 06:55 da Benito Ciarlo
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CONQUISTE D'AMORE

pubblicato 17/feb/2010 12:11 da Benito Ciarlo   [ aggiornato in data 17/feb/2010 12:18 ]

Se sei maggiorenne fai scorrere la pagina verso il basso, senò

SEI PREGATO DI USCIRE SUBITO DA QUESTA PAGINA






































 

 

CONQUISTE  D’AMORE

 

( Con tutte rime finali in: ITO e ATO)

 

 

 

L’ho vista dentro al bar, con quel vestito

d’un rosso acceso …, bello ed attillato.

Aveva un corpo … che mha sbigottito

e un fascino sublime. M’ha incantato!

              La freccia di Cupìdo mha colpito,

              mi sono, in un istante, innamorato!

              Il cuor batteva rapido, impazzito,

              e, lì per lì, mi sono emozionato!

Che donna! Mi ha lasciato sbalordito!

Mi son sentito euforico e invogliato

a corteggiarla, in modo riverito,

per quel popò sul dietro, evidenziato!

 

              Ha subito aderito al mio invito ...

              con quel suo viso dolce, vellutato,

              quel petto tondo, ritto, ben fornito,

              e tutto il resto molto ben portato!

In macchina! All’istante son partito

a tutto gas, in breve, ho superato

un paio di paesi e son finito

in mezzo a un cascinale abbandonato.

              E mentre lei si apriva il suo vestito,

              per, poi, mostrarmi il corpo “maggiorato” …

              avevo il “coso” ultra-incollerito …

              e mi sentivo super-eccitato!

 

Allora ho chiuso gli occhi, inviperito,

l’ho stesa sul sedile ribaltato

per far l’amore in modo inaudito,

e, risoluto, via! Mi son “lanciato”!

              All’improvviso, ho avvertito un dito

              nel mio di dietro, e, dopo, aver gridato

              mi sono accorto ch’era un travestito!

              E il “coso” mi si è subito ammosciato”!

Mi son sentito illuso ed avvilito!

Fortuna, poi, che mi son svegliato,

mi son guardato intorno ed ho capito

ch’avevo avuto un ìncubo insensato!!!

 

 

Magliano dei Marsi

4 novembre 2009

Garbellini Sergio

Sonetto VIII - 2010: ritrovato in un cartiglio del 1624

pubblicato 23/gen/2010 06:53 da Benito Ciarlo

Ne l'humido meriggio de gennajo
s'avanza in sul sentier la pastorella;
la neve le farà passar un guajo
poi che scivolerà, la poverella.

Vedendola per terra butta il sajo
un frate porcaccion che poi favella:
" Meravigliosa se' più del mio bajo
la terga hai di giumenta più che bella!"

Et come fusse sua cavalcatura
le monta in su la groppa cum pasione
e la percuote con la verga dura!

La pauperilla, in quella positione,
contenta per la nova sua ventura
grata a la neve canta una cantione!

Toccami

pubblicato 14/gen/2010 10:01 da dolceglicine@yahoo.it   [ aggiornato il 14/gen/2010 14:55 da Benito Ciarlo ]

Toccami,
raccogli con le mani
conchiglie nascoste tra i capelli
ascolta il mare
negli sciabordii delle onde
succhia il sale dalle dita
e asciugale sulla mia bocca.

Lievemente sfiorami le ciglia
cattura lacrime con la lingua
una ad una, piano
e riversale dentro la Coppa di Venere.

Ubriacati di me
della mia dolceagra schiuma
e rendimi ebbra
nella gioia della tua delizia.

Toccami,
con le dita esplora
fra damaschi di seta
riccioli di desiderio
regalami carezze
e baci tigrati.

Accogli
la vaghezza della voce
i seni ansimanti
e tra le labbra rifugia
le eccitate perle
per divenire re
bevendo latte dalla tua lupa.

Sento le parole del tuo respiro
invocare il mio respiro
e pelle contro pelle
bagnare veli di passione
oltrepassando archi
in trionfi d’estasi.

Toccami.

(L’amore
- amore mio –
è un tocco di sublime)



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DEVOCION SIN CURA

pubblicato 30/dic/2009 12:09 da Benito Ciarlo   [ aggiornato in data 30/dic/2009 12:16 ]

DEVOCION SIN CURA
By LIBERTAD MANQUE, CHILE
Copyright ©
• Reservados todos los derechos de autor*

DEVOCION SIN CURA



Déjeme lamer su silencio
gustar y beber de usted
y develando las estelas de este rapto
 déjeme hacerlo temblar
entre estas dos lunas de fuego.

Déjeme derrotar esos agolpados deseos
que gimientes me escrutan toda
y que por las noches revientan y arremeten
y desde los adentros afiebran.

Déjame enjugar su silencio
para aquietar la estampida de su lengua
que con desespero feroz hurga.

Déjeme ir despertando lentamente
esta incurable devoción
que desfallece una y mil veces
entre sus rayos de oro.

Déjeme sin escapatoria, rendida
presa del jadeo, esclava de su amor.


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Contrasto

pubblicato 30/dic/2009 02:22 da dolceglicine@yahoo.it

Sul verde prato
una farfalla bianca
lieta si posa.


Amo pensare
al corpo tuo che trema
con un sospiro.


Dal fiore succhia
il nettare d’amore
la farfallina.


Amo pensare
al corpo tuo che freme
stilla a stilla.


Apre le ali
quella bianca farfalla
al volo tese.


Amo pensare
al corpo tuo agitato
in quel diletto.


Vola lontano
sazia la farfalletta
per la delizia.


Amo pensare
al corpo tuo che giace
sul verde prato


una farfalla bianca
lieta si posa.

(manca qualcosa!
Un verso solamente.
E’ discrepante?)

Mi sembra d'essere, cara, davvero

pubblicato 29/nov/2009 05:15 da Raffaele Pinto   [ aggiornato il 10/dic/2009 15:16 da Benito Ciarlo ]


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Mi sembra d’essere, cara, davvero
in Paradiso quando mi spalanchi
tutta te stessa, dalla bocca ai fianchi,
e in te m’accogli con piacere intero.

E mentre brucio di fuoco sincero
ti prega l’anima che mai ti stanchi,
cara, di suggerla finché le manchi
voce e respiro da dire: “Dov’ero?”.

Mosso da soffio divino m’appare
questo tuo corpo che al mio s’attorciglia,
e nell’intreccio dei cuori scompare

ogni pudore che veli le ciglia
e agli occhi offuschi il sereno sorriso,
il gesto semplice d’amore intriso.

L'artista d'amore: lo scultore

pubblicato 25/nov/2009 01:31 da dolceglicine@yahoo.it

(Lo scultore)

Amarmi sui marmi candidi candidamente
io amazzone cavalcando tu centauro
su metope fregiate di casta castità
di una Pallade pallida vergine
d'insana diafana saggezza vestita


Amarmi sui marmi lucidi lucenti
con granitico parossismo cristallino
di una nemesi statuaria bianca di luce
tu come roccia intrusiva nel mio magma
vieni e consolidi solida la mia meraviglia


Amarmi sui marmi lisci lisciando
riflessi flessuosi penetrando appena
con plastica lingua a dar forma a forme
d’archi in trionfi d’Afrodite pantelico monte
come un Prassitele di tanta grazia maestro.

Se fosse esserti dentro conoscenza

pubblicato 11/nov/2009 09:25 da Raffaele Pinto   [ aggiornato il 11/nov/2009 09:27 da Benito Ciarlo ]

Se fosse esserti dentro conoscenza
dell'esser del tuo cuore e di te stessa,
s'appagherebbe forse, quando ammessa
dentro di te, vi posa l'esperienza.

Ma poiché lì non trova che parvenza,
ed anzi s'inasprisce, alla promessa
di saperne di piu', quasi scommessa
d'aver infin di te compiuta scienza,

si intristisce e dispera ogni qual volta
dall'esser là dov'era a forza è tolta,
e solo attende con pensiero fisso

di ritornare dove ancora e sempre
deluderà sua voglia il gran abisso
e ne riaccenderà le spente tempre. 

Dolcemente ristà fra sesso e cuore

pubblicato 10/nov/2009 14:29 da Raffaele Pinto   [ aggiornato il 10/nov/2009 14:31 da Benito Ciarlo ]

Dolcemente ristà fra sesso e cuore
il pensiero di te, corpo e sentire,
nell’imminenza del nostro venire
l’uno nell’altra, morendo d’amore.

Si stirano e s’avvinghiano le ore,
mentre ci strizza fra crudeli spire
l’Attesa, che in osceno differire
d’orgasmo pare che bruci e d’ardore.

S’accampa nella mente poderoso,
porgendo il ventre e poi l’avara bocca,
l’eburneo collo, le marmoree cosce,

il seno che la lingua riconosce,
la selva che stormisce se la tocca
con mano un desiderio già furioso.

Non ti parlai d'amor né ne parlasti

pubblicato 31/ott/2009 16:29 da Benito Ciarlo   [ aggiornato in data 02/nov/2009 06:25 ]

Non m'accorsi sfiorandoti, del rosso
che s'addensò d'un tratto sul tuo viso
né del tremor che t'agitò le mani.
Io ti sapevo bella e ti desideravo
ma tu come nei sogni eri distante.
Restammo soli per un caso folle
e ti sentii vicina, alle mie spalle,
che curiosavi sulle mie letture.
Mi chiedesti qualcosa e mi voltai
trovando le tue labbra semichiuse.
Guardandoci negli occhi non ridemmo
di quell'assurdo balenio nell'iridi.

Fu naturale per entrambi cedere.

Ci sbigottì l'audacia. E fu la danza
delle tue labbra e delle mie nell'estasi.
Ti accarezzai con furia inaspettata
e mi esaltai del tuo piacere urlato
che mi spronava ad impeto maggiore.
Ah la tua bocca rorida e vermiglia
sulla mia pelle tesa a saturarla,
e la mia sul tuo collo e fra i tuoi seni
che parve mi sfidassero svettando,
sul tuo ventre e più giù nella natura
che s'era offerta a dissetar l'arsura.
Nel tempo piccolissimo e pressante
si scatenò, sinfonico, l'affanno
di cogliere il possibile azzardando.
Gemiti incontrollati e fiati mozzi
e frenesia disfatta dal naufragio.

Non ti parlai d'amor né ne parlasti.

Oggi, se t'incontrassi, ti direi
che lo squallore fu - nel dirci addio,
stanchi, non sazi di carezze e baci -
temere lo squallor di quegli aneliti.



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