Nella tempesta il glicine perì.
Era l'inverno e frantumò la pergola un fulmine, che giunto interloquì facendoci tacere. Un moncherino ancor pieno di fumo pareva che gridasse a squarciagola sotto l'acqua battente; il suo profumo voleva dirci addio. Oggi è rinato, e nella gola un grumo di ricordi s'annida come un masso, come sbocco di sangue. E mi consumo pensando al tuo silenzio. Questo cielo invernale è indifferente a quei tralci che spogli danno il passo alla neve che cade quietamente sul mio cuore sepolto. Lasciasti, madre, il pianto nei tuoi figli che oggi ti ricordano pregando e la tua tomba adornano di gigli. Il glicine è risorto. Cresce per ricordarmi le parole che mi dicesti mentre si schiantava: "Coraggio, ruba qualche raggio al sole, ti sarà di conforto." BENITO CIARLO |




Davvero bella, Ben, e struggente.