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Se può una volta ancora interrogare

pubblicato 29/dic/2009 04:55 da Raffaele Pinto   [ aggiornato il 29/dic/2009 07:50 da Benito Ciarlo ]

Se può una volta ancora interrogare
questo distratto e inetto sonettista
l’ingegno di chi è davvero artista,
ditemi dell’amore che vi pare.

È sfogo di natura, a generare,
o è magico gioco d’alchimista?
È forma che t’accende pur la vista,
o idea che mondi ignoti fa esplorare?

È tristezza dell’anima che sente
il corpo lentamente imputridire
nel grumo ripugnante degli umori,

o è blasfema scintilla d’ardori
che catapulta il nostro umile dire
'di retro al sol, nel mondo senza gente'?





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Commenti

Benito Ciarlo - 29/dic/2009 09:29

Dire che sia l'Amore... è una parola!
Forse, Raffaele, tu pretendi troppo:
Come potremmo dare una risposta
al tuo quesito? Noi non conosciamo

gli arcani che dal cuor fanno la spola
verso il cervello e danno un groppo
in gola, solleticando senza fare sosta
gioia e dolore. Noi non comprendiamo

questo mistero, siam del tutto ignari
e, come te, ci domandiamo spesso:
l'Amore è pace o guerra senza pari?

Pace de' sensi o guerra per il sesso?
Saggezza o dabbenaggine? Se amari
o dolci - i giorni- se ritti o genuflessi?

Raffaele Pinto - 29/dic/2009 23:50

Eppure ne parliamo
continuamente.
Solo di lui viviamo!

Fabio Venturini - 30/dic/2009 05:55

Ed ogni giorno ancora a interrogare
il cuore suo persegue il sonettista,
e cosa trova se non alghe amare
calcate in fondo agli occhi dell'artista?

E non c'è cimitero, o delle giare
per chiudervi, lontano dalla vista,
quei residui di notti più che amare
perse in un soliloquio disfattista.

Rimane ancora azzurro il cielo fuori,
ma vede quel che sente l'uomo spento,
non vede che la luna e i suoi chiarori.

E rincontrando ancora e sempre il mondo,
lasciando agli altri il solito cemento,
ei cerca in sé il risorgere giocondo.

Raffaele Pinto - 31/dic/2009 00:43

Il mondo, caro amico che le rime
mi prendi con acume verecondo,
rifà giorno per giorno il girotondo
senza conto tener delle tue stime.

Se intrappolar ti fai dalle sue cime,
dei guasti dell’amore non rispondo:
solo ti resterà il gusto immondo
dei sensi che diventano concime.

È dentro che tu scopri dell’amore
la direzione e il suo significato,
se riesci a vederne lo splendore

che dal reale sempre è soffocato.
Ciascun orgasmo allora è propulsione
nel viaggio verso l’altra dimensione.

dolceglicine@yahoo.it - 31/dic/2009 09:18

Siccome di sonetti son digiuna
risponderò al quesito come posso,
allor che d'amore il mio cuor fu scosso
e da quel dì arde ancor e non s’abbruna.

Dirovvi che splendea in ciel la luna
di beltade plena e candor sì mosso
che sentimento strano e pur commosso
mi prese tutto il corpo e l’alma bruna.

Fu un luccicar di stelle a bisbigliarmi
un cantico gioioso antico e bello
che del Creator mi fe’ sentir figura.

Il desiderio allor mutò fattura
e carne si adornò di quel gioiello
che toglie a uomo e donna tutte l’armi.


(E' la prima volta che mi cimento in questo stile e ne ignoro il risultato!)

Benito Ciarlo - 31/dic/2009 22:41

Che meraviglia! Mi sembra di vivere un sogno: pur con i nostri pesanti limiti stiamo cercando di fare quel che Dante e Guido fecero settecento anni fa, stiamo discutendo usando il SONETTO come espressione. E' davvero fantastico.

Raffaele Pinto - 01/gen/2010 00:23

Più nitide risuonano le note
del desiderio se con dolce arpeggio
le batte e leva un femminil solfeggio
che di sospir d’amor riempia le gote.

E volano più in alto le sue ruote
fino a toccar la luna in lor pileggio,
se a liberarlo da ogni triste ormeggio
è cuor di donna, che passion percuote.

Preso per mano da fidata guida,
su crateri s’inerpica svettanti,
sprofonda dentro ghiacciai infuocati;

travolto da furori mai narrati,
inghiottito da baratri eruttanti,
teso e spossato assiem, sussurra e grida.

dolceglicine@yahoo.it - 01/gen/2010 01:25

Ringrazio l'amico Raffaele per la sua gentile mano nell'avermi fornito l'ispirazione e consigliato un "aggiustamento metrico" e ripropongo il mio sonetto risistemato.


"Siccome di sonetti son digiuna
risponderò al quesito come posso:
quando d’amore fu il mio cuore scosso
arde da allora ancora, e non s’abbruna.

Piena splendeva nel cielo la luna
ed il suo bel candore era sì mosso
che sentimento strano e pur commosso
mi prese tutto il corpo e l’alma bruna.

Fu un luccicar di stelle a bisbigliarmi
un cantico gioioso antico e bello
che del Creator mi fe’ sentir figura.

Il desiderio allor mutò fattura
e carne si adornò di quel gioiello
che toglie a uomo e donna tutte l’armi."

Sai qual è il fantastico, Ben? Che sono riuscita a scriverne uno anch'io!!!

P.S.: Noto che sono l'unica donna... per carità, non fatemi far la parte di Beatrice in questa storia!