Mi parlava la brezza d'un bel quadro d'amore musicato tra i banchi di scuola, mi parlava sincera, mormorando parole vellutate al profumo di viola. Con colori a pastello una rosa distratta appariva su un foglio strappato, e in un rosso tramonto rivedevo l'autunno, l'amarezza d'un cielo incantato. Ripensava il ragazzo a quel dolce sorriso che l'aveva sconvolto nel cuore, ripensava alla sera che tra birra e risate percepì quello strano calore. Ed in classe ogni giorno un pensiero sul banco, una frase riscritta a matita, e ogni giorno la bella, tra battute e sospiri, a quel giovin sembrava più unita. Or cadevan le foglie sul tortuoso sentiero che conduce alla villa in campagna, sulla scia delle lepri, tra radici sporgenti che diparton dal suol d'acqua stagna. Cinguettando gli uccelli mi narraron che un giorno la ragazza uscì sola da scuola. Era un poco agitata quando vide la pioggia e alle amiche non disse parola. Il fanciullo la scorse correr fuori di fretta, sotto l'acqua quell'ombra sparire, e più avanti un ragazzo spuntar fuori da un'auto, abbracciarla con gioia e partire. Qualche lacrima apparve su per gli occhi dal cuore che sembrava battesse lontano; e sui volti i sorrisi, e il bel pianto del cielo, quel silente fragor reser vano. A guardar l'orizzonte mi sovvenne il ricordo di quel ciel colorato di rosso, proprio sulle rovine di quel vecchio edificio che mi vide un dì solo e commosso. Fabio Venturini |



