E' bello avere tra le mani questo libro e scorrerne le pagine. In una bella veste grafica, per i tipi di lulu.com è uscito IL FILO E IL LABIRINTO il primo libro del nostro amico Stefano Toschi.
Senza dilungarmi oltre, visto che ho avuto l'onore di scriverne la prefazione, ne parlerò riportando qui la stessa.
Ho conosciuto Stefano Toschi e le sue poesie sul web e sono rimasto affascinato dalle capacità dell'uno e dalla bellezza delle altre.
Il panorama poetico odierno in Italia come nel mondo si è arricchito, con l'avvento di Internet, dei siti letterari dei social-network e dei blog, come mai è avvenuto in passato. L'offerta di poesia in rete è incommensurabile, per cui la scelta degli autori da leggere e meditare è davvero ardua e, spesso, infruttuosa. Accade, però, per fortuna, di imbattersi in versi come questi :
"è quasi un vuoto affine all'assoluto
che si distende tiepido sui prati,
sui fiori e questo pomeriggio muto,
sui vecchi muri storti, abbandonati"
e allora, tale scelta, non solo diventa facile, ma oserei dire, obbligata.
Sono rimasto conquistato, di primo acchito, dalla poliedricità, dalla grande preparazione letteraria di Stefano e dalla bellezza intrinseca e formale dei suoi componimenti. Egli è, oltre che un eccellente Poeta, un profondo conoscitore della materia ed un ottimo critico letterario.
L'assiduità con la quale abbiamo discusso della Poesia s'è trasformata, nel corso del tempo, in una bella amicizia che ha consolidato la mia stima in lui e nella sua arte poetica.
Leggendo le poesie di Toschi, una cosa colpisce subito il lettore: la perfezione formale. Allora ci si immagina un autore sempre immerso nelle strutture poetiche, attento alle regole, condizionato dalla metrica, alle prese con il contasillabe ogni volta che scrive qualcosa. E si sbaglia, perché sono certo che la Poesia, in tutta la sua interezza, e il ritmo albergano stabilmente nel suo animo; quel che scrive, una volta sulla carta, non ha bisogno di ulteriori lavorii e aggiustamenti. La perfezione formale non implica in lui chissà quale ricerca: è innata, spontanea, immediata. Egli spazia con la stessa disinvoltura dalle terzine, ai senari, agli ottonari, al sonetto, dal verso libero all'endecasillabo così come ad altri può risultare facile scrivere una bella lettera alla propria mamma.
Stupisce piacevolmente e ancora di più, trovare, in tanta perfezione, profondità di significati e suggestioni che rendono la lettura dei suoi versi un'esperienza ogni volta da ripetere, quasi che le prime letture facciano, come le ciliegie, da esche alle successive.
Ho ben presente questa sua capacità di perfetto improvvisatore per averla personalmente sperimentata più volte, e ne sono testimonianza molte delle poesie contenute in questa antologia.
Le sue fonti di ispirazione sono le più varie per cui - al di là dell'importante eccezione dei Sonetti in Johannem di cui parlerò più avanti - è vano cercare nei suoi versi un fil rouge che accomuni una composizione all'altra. Non esistono leit motiv nelle sue opere, ma solo l'immensa varietà del vivere. Ci si accorge quanto vero sia ciò ch'egli scrive nella premessa di questo libro a proposito del suo rapporto con questa difficile arte: "la poesia è un filo che indica, o dà l’illusione di indicarmi, una strada, una via d’uscita nell’apparentemente impossibile impresa della ricerca di un senso, di un fondamento che dia stabilità alla fluttuante precarietà dell’esistere". È, quindi, come un fiume in piena la Poesia per lui: ogni azione, ogni fatto gioioso o doloroso che sia, ogni suggestione della quotidianità possono trasformarsi in fonte d'ispirazione. Allo stesso modo Stefano Toschi trasforma in poesia una qualsiasi speculazione filosofica, le sensazioni che prova ammirando gli spettacoli della natura o un dipinto, uno scritto che li descrivano, traducendo in versi argomentazioni, sensazioni e colori.
Fra tutte le forme poetiche nelle quali si cimenta, risalta il sonetto. E risalta particolarmente nella silloge "Sonetti in Johannem".
Non devo certo spiegare quali e quante difficoltà possa incontrare il poeta che decida di condensare in quattordici versi endecasillabi lunghi ragionamenti, meditazioni o semplici trasposizioni di fatti. E non devo nemmeno dire quanto coraggio sia necessario per trascrivere in altro modo la poesia eccelsa dell'Evangelista Giovanni; queste sono imprese riuscite ai grandissimi come Dante o Manzoni. Posso dire, con cognizione di causa e senza tema di smentita, che in questa impresa anche Stefano Toschi è riuscito "a dire la sua".
Nei "Sonetti in Johannem" ho scorto quell'ardire, quella bravura di cui parlavo un immensa fede. In linea col suo carattere, però, l'Autore ha ridimensionato l'enfasi con la quale li ho commentati. Riporto, perché mi piace molto, una sua risposta molto significativa ai miei apprezzamenti: " Questi sonetti sono una "ruminatio", un ripetere, un rimeditare le parole stesse del Vangelo; non sono "ispirate" al Vangelo, non intendono esprimere quello che in me hanno suscitato. E' un lasciar semplicemente risuonare la Parola". Non posso che prenderne atto. Però se rileggo, ad esempio, la conclusiva Preghiera alla Vergine sarei tanto tentato di esortarlo a non peccare di eccessiva modestia.
Benito Ciarlo





Grazie Ben, per la bella prefazione (ma non sarai stato troppo buono?)
Preciso che il libro non si trova in libreria, ma solo su www.lulu.com dove è possibile anche sfogliarlo virtualmente clickando su "anteprima", sotto l'immagine della copertina.
(http://www.lulu.com/product/libro-a-copertina-morbida/il-filo-e-il-labirinto/6382182)
sapevo già che Stefano è un eccellente poeta, leggo sempre con enorme piacere i suoi scritti. Non vedo l'ora di avere il libro tra le mani, il cartaceo ha un fascino tutto particolare.
Complimenti Stefano.
Grazie a tutti!