Se è vero che la bestemmia è, aldilà della sua gravità in ambito religioso, oramai, divenuta un turpiloquio comune a molte persone e un intercalare frequente, e, se è vero che è considerata una trasgressione linguistica che offende il buon gusto di chi non è avvezzo a simili linguaggi, ritengo si debba prendere dei provvedimenti così come vengono presi ogni qual volta siamo in presenza di una violazione. Personalmente il sentire una bestemmia mi offende sia come persona civile che come persona credente. Ma non mi piace inquisire platealmente una persona che in un momento di rabbia si lascia andare pronunciando ingiuriose bestemmie. Ritengo invece, che la bestemmia debba essere punita così come vengono punite altri tipi di violazioni, cioè secondo la legge. A tal proposito, ecco una poesia dialettale di Pietro Bonini (Castelnuovo di Garfagnana (Lu),1870-1939) NUN SI PO’ PIU’ GNANCO BIASTIMA’ Biastìma, ciccio mio, biastìma pure che alla fin vedrai come ti va. A dà certe lezion alle criature ti devi vergognà d’esse su pà. A te ti par di fa delle bravure quando ti metti, porco, a biastimà e invece, come dichin le scritture, doverai nell’Inferno sprofondà. Sta cheta, giurammio, falla finita
che senza la biastìma la ragion nun po’ esse da tutti ben capita. Purtroppo, adesso, mondo e po’ assassin, mjerà tirà i sagrati in un canton* perché li fan pagà più d’un cinquin. *bisognerà nascondersi per bestemmiare E’ vero, come dice il poeta che, talvolta, per far valere le proprie ragioni sembrano non esserci altre maniere che il turpiloquio, ma è pur vero che chi biasima o condanna il bestemmiatore, non sempre è scevro da simili abitudini. Chi è senza peccato scagli la prima pietra! A questo punto mi piace sottolineare l’ultimo verso della poesia: “perché li fan pagà più di un cinquin”, ovvero, 5 lire, cioè la pena pecuniaria fissata durante il periodo fascista a carico dei bestemmiatori colti in flagrante. Non mi parrebbe proprio una cattiva idea ripristinare questa legge che, in fondo in fondo, è simile a molte altre con le quali vengono fissate delle qualsivoglia multe (codice civile , stradale, ecc.). Credo sarebbe molto più civile e democratico punire secondo legge piuttosto che arrogarsi il diritto di mettere alla berlina un individuo che non è sicuramente peggio dei suoi inquisitori! Comporterebbe un vantaggio linguistico per la società, un vantaggio economico per lo Stato e un vantaggio spirituale per l’anima! NOTA: Poesia tratta da "Cose da contà a vejo" - Edizioni d'arte la Rocca - 1983. Il titolo di questa edizione è lo stesso dato dal poeta alla prima edizione che uscì a Barga nel 1916. |




Grazie per questo simpaticissimo contributo.
Anche a me da molta noia sentire bestemmiare. Però in certe regioni, ad esempio nella mia, la Toscana, spesso è più un intercalare, che una reale volontà di offendere. Non so se sarebbe giusto punirle. Altra cosa è in sitazioni di gran rilievo pubblico, ad esempio in televisione.
Oh, sì, in Toscana persino i musulmani perfettamente integrati hanno imparato a bestemmiare Dio, Cristo, la Madonna e Ognissanti, ma non il congiuntivo! Sinceramente sentir bestemmiare in un bar, in un supermercato o in altro luogo pubblico frequentato, oltretutto, anche da bambini non mi pare molto ortodosso. In televisione, tutto sommato, accade raramente e c'è di peggio di una bestemmia!