Io non so ben ridir com'i' v'intrai,
Non mi commuove più né mi fa pena vedere sullo schermo volti afflitti o sangue raggrumato sulle torri dell’antica Babele. (Né lèggere di te più mi scalfisce o Pace. Sei nata, nasci ancora come sempre. E come sempre rassicuri il mondo e lavi le tue mani col mio sangue). Non è dolore o gioia, non è niente questo strano pensar senza costrutto che mi costringe a gemere sognando. In terre sconosciute un re s’assenta e nonostante tutto regna ancora e nel suo regno si cavalca a pelo strisciando tra gli osanna! Mi strappa un favorevole commento il “vaffanculo” urlato a squarciagola da chi l’ha visto nudo e senza luci; è vano il godimento, chè sorretto da variopinte bionde prorompenti il re ci abbaglia con monete d’oro. Un petto senza cuore non distingue fra terra e cielo ciò ch’è vita o morte. e s’abbandona al caso. Se il cuore s’assopisce, giocoforza poi s’agisce da chitarre scordate, da pianoforti muti e senz’accenti. Avrei dovuto, avrei desiderato, avrei voluto - quante condizioni! “nessun maggior dolor,,” diceva quella e anch’io ripeto stanco: eppure anche stanotte come sempre io so perfettamente che il mio cuore è solamente assente, è andato altrove. Ma so che tornerà, magari urlando. Benito Ciarlo |



