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Mi sai dire per chi è fatto un libro?

pubblicato 07/dic/2009 01:50 da Benito Ciarlo   [ aggiornato in data 08/dic/2009 01:13 ]
Mio padre era un uomo di poche parole e dava scarse soddisfazioni.
Una volta all’anno,a Natale, fino a quando un ictus lo costrinse per sempre su una sedia a rotelle, gli tolse l’uso degli arti superiori e della parola, esternava l’amore per i propri figli regalando loro un libro a testa.
Era un lettore accanito e conosceva bene i gusti di ciascuno di noi, per cui non ci stupivamo più di tanto se, ogni Natale, il libro che ci regalava era proprio quello che noi desideravamo di più in quel momento.
Questa sua abitudine era assurta al ruolo di tradizione, poiché continuò a mantenere inalterata la qualità del suo regalo di Natale anche per i figli nel frattempo cresciuti, sposati e via da casa. In reltà i regali erano sempre due: un libro e una sfida.
La sfida era costituita dalla dedica, ogni anno diversa, ogni anno tratta da uno dei suoi autori preferiti. Egli ricopiava, in bellissima calligrafia, il brano tratto da un altro libro che, a suo modo di vedere giustificava il dono e, poi, lasciava a noi il piacere di scoprire di quale libro si trattasse e chi ne fosse l’autore.
Conservo ancora tutti i suoi regali di Natale come un ricordo di quelli che furono i pochi momenti di gioia intensa che seppe regalarmi.
Riguardo con nostalgia quelle frasi tratte ora da Collodi, ora da Gabriele D’Annunzio, più tardi da Carlo Emilio Gadda, poi da Benedetto Croce e da altri illustri Autori di cui era piena la sua libreria.
L’ultimo libro che mi regalò porta la data del Natale 1980 ed è intitolato – in omaggio alle mie curiosità di allora sulla Riforma -: Eretici Italiani del Cinquecento di Delio Cantimori, una bella edizione della Biblioteca Sansoni.
Sul primo risguardo di copertina come al solito era vergata di suo pugno, come sempre con inchiostro stilografico nero, la dedica; la calligrafia già incerta rispetto agli anni precedenti denunciava, forse, i primi sintomi del male che da lì a poco gli avrebbe immobilizzato per prima e per sempre, proprio la mano destra.

“ Natale 1980
Benito,
“mi sai dire per chi è fatto un libro?
Stai lontano dai libri che sono stati fatti per questo o per quello. Anche un libro che è scritto in cinese, l’ hanno fatto per te. Si tratta sempre di imparare le parole di un altro uomo. Tutti i libri che valgono sono scritti in cinese e, non sempre, c’è chi li traduce. Viene il momento che sei solo davanti alla pagina, com’era per lo scrittore che l’ha scritta. Se hai avuto pazienza, se non hai preteso che l’autore ti trattasse come un bambino o un minorato, ecco che incontri un altro uomo e ti senti più uomo anche tu.”

Buon Natale
papà.”


Non fui in grado di stabilire quale libro avesse saccheggiato mio padre quell’anno per commuovermi e continuare ad insegnarmi qualcosa. Sospettai persino che, una volta tanto avesse usato parole sue, ma le virgolette che racchiudevano quella splendida esortazione denunciavano fuor d’ogni dubbio che i diritti d’autore appartenevano ad altri...

Gli eventi precipitarono molto presto e non fu più possibile sapere da lui la fonte di quella frase.

Qualche mese dopo la sua morte, mia madre mi chiese di mettere in ordine le sue carte e di catalogare tutti i suoi libri, in modo che io stesso e i miei fratelli potessimo scegliere quali volevamo in suo ricordo.
Cercai disperatamente per giorni di risolvere il piccolo mistero della dedica. Quando ormai vi avevo quasi rinunciato mi caddero sotto gli occhi dei ritagli di giornale tenuti insieme da un fermaglio. Erano gialli e sfatti ma ancora leggibili. “Il Re lascia l’Italia”, “De Gasperi chiede aiuti economici all’America” e poi ridotto quasi ad una velina stropicciata, un trafiletto tratto da un numero dell’Unità edizione torinese del 1948: “mi sai dire per chi è fatto un libro?”. Cercai la firma con curiosità crescente ed infine lessi: Cesare Pavese.
Strano, molto strano.
Mio padre non è mai stato di sinistra; del resto se mi ha imposto il nome che porto una ragione deve pur esserci stata… Detestava l’Unità e detestava Pavese; di questo ne ero certo perché la sua voluminosa libreria non altro conservava di quello scrittore se non quel miserabile ritaglio di giornale.

A distanza di anni so che mio padre i libri di Pavese non li ha mai comprati ma li ha letti tutti. Mi è bastato dare uno sguardo alle ricevute di restituzione dei libri della biblioteca comunale. Se uno avesse dovuto giudicare soltanto dai titoli elencati su quei cartoncini avrebbe dedotto che mio padre amava da morire non soltanto Pavese, ma anche Fenoglio, Pasolini, Vittorini e Calvino.

Già, caro papà, non esistono libri scritti per questo o per quello. Anche i libri di “quei cinesi” erano stati fatti per te.
Grazie per la grande lezione che mi hai impartito attraverso quelle parole. Le ho trascritte a mia volta sul libro che questo Natale regalerò a mio figlio e spero che, tra qualche anno, lui faccia altrettanto con i suoi.


Benito Ciarlo

Commenti

Raffaele Pinto - 08/dic/2009 01:37

Grande lezione di vita, Ben, e di letteratura!