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Ho accolto di buon grado l’invito dell’amico Benito,che ci esorta a scrivere una storia di Natale. Ebbene, questa e’ la mia storia. E’una storia vera. Vissuta in prima persona,e ve la voglio raccontare. Così come mi e’ capitata. Era l’otto di Dicembre 1990, ma occorre fare qualche passo indietro. Da pochi mesi era mancato mio padre. Potete immaginare l’animo di un ragazzo di vent’anni che perde un padre proprio nel momento in cui si affaccia alla vita. Si era spento al primo di giugno dello stesso anno, dopo una lunga malattia. Per ironia della sorte, pochi giorni dopo questo triste evento, mi venne recapitata la lettera che mi richiamava al servizio militare di leva. Sarei dovuto partire all’undici di luglio, con destinazione Casale Monferrato. Poco prima di questa data, mi recai al Comando di Zona a Genova e presentai la domanda di licenza illimitata senza assegni ( L.I.S.A.A.C. ), nel tentativo di rinviare il servizio militare di almeno sei mesi. Ma il Tenente Colonnello mi sconsigliò di partire perché, sicuramente, non avrebbero accolto questa domanda e dunque avrei perso sei mesi per niente. Partii, quindi, col pianto nel cuore e col magone strozzato in gola . Ma soprattutto col pensiero di lasciare mia madre a casa da sola e col rammarico di non poterle stare vicino per consolarla. Trascorsi l’estate a Casale Monferrato e poi, dopo un breve periodo ad Alessandria presso la caserma Valfre’, andai a prestare servizio al Col di Nava, nei pressi di Imperia. Sui monti. In pieno inverno a fare esercitazioni di tiro con il mortaio. In tutto questo periodo, che tutto sommato servì a distrarmi da quell’orribile lutto, spesso mi rivolgevo a Gesù, alla Madonna e a Dio. Nelle mie preghiere affidavo a loro l’anima di mio padre che desideravo pensare felice e libera, finalmente, dalla sofferenza della malattia. Mi giovava questo pensiero. Mi rassicurava e in qualche modo alleviava il mio dolore. Pensare che mio padre fosse giunto in un luogo soave e pieno di luce mi dava, e mi dà tutt’ora, un senso di pace e di tranquillità. Ma ritorniamo a quel Dicembre 1990. Perché, anche se spesso mi raccoglievo in preghiera, e pregavo nel modo giusto, a volte capitava che fossi molto innervosito col Signore. A lui confidavo tutte le mie preoccupazioni e tutti i timori. Soprattutto le mie ansie, nel vedere che le cose non volgevano in un senso giusto: a mio favore. Dunque spesso mi adiravo con Lui per tutte quelle difficoltà e ostacoli che erano giunti così prematuri nella mia vita. Era la notte dell’8 dicembre 1990. Ero alla cittadella di Alessandria e stavo montando di guardia. Quella notte nevicava. Come non succedeva da anni. Ed io ero li’. Al freddo. Sotto la neve che cadeva. Ma il mio cuore era a casa. Pensavo a mia madre. Mi prese nuovamente un senso di irrequietezza, di sconforto e incominciai a parlare da solo. Prima piano piano. Poi col tono della voce un po’ più forte, come se parlassi con qualcuno. Quel qualcuno era mio padre. Ricordo che gli gridai dietro qualsiasi ingiuria ed improperio. Gli gridai : “ Ma tu, che sicuramente sei lassù e vedi tutte queste mie tribolazioni, possibile che non puoi fare nulla per tirarmi fuori da qui? Possibile che non vedi? Che non riesci a vedere come mi sento nell’anima? Non capisci che non voglio stare qui sotto la neve? Tu lo sai che cosa voglio. Lo puoi vedere nel mio cuore. Ebbene se non hai occhi per vedere, almeno provo a dirtelo a voce, così che tu possa ascoltare, se hai orecchie per sentire. Io voglio ritornare a casa! Vicino alla mamma . So che e’ triste e che non passerà un felice Natale quest’anno. Almeno, se ci fossi io accanto, potrebbe stare un po’ più tranquilla e serena e, in qualche modo, le allevierei la sofferenza. Se mi ascolti. Se mi senti, cerca di darmi una mano. Ti prego Papà ! aiutami!” Dopo questo sfogo scoppiai in lacrime, sotto quella neve che mi accarezzava il viso, soffiata da quella brezza fastidiosa, tipica di quando nevica. Mi ritirai poco più tardi, quando un mio commilitone venne a darmi il cambio e appena mi sdraiai nella branda, mi raccolsi nuovamente in preghiera, chiedendo scusa a mio padre per tutte le cose negative che gli avevo detto e incominciai a pregare nuovamente la Madonna perchè cercasse di perdonarmi, di comprendermi e di aiutarmi. Qualche giorno dopo, in caserma ad Alessandria, si discuteva per le assegnazioni dei permessi per le festività natalizie imminenti. Ricordo che ci si divideva in tre scaglioni. C’era chi faceva il Natale, chi l’ultimo dell’anno. Chi la Befana. Indovinate un po’ cosa toccò a me? La Befana. Ovviamente. Ed ecco nuovamente quel senso di nervosismo che ritornava a perseguitarmi. Figurati se a me toccava il Natale! Quando mai? Proprio la coda delle festività Natalizie mi dovevano appioppare! Chiesi a qualche mio compagno se potesse darmi il cambio, ma nessuno mi diede disponibilità. Andai anche dal tenente della nostra compagnia e gli chiesi di darmi una mano. Gli domandai di poter trascorrere il Natale a casa con i miei famigliari e gli spiegai le motivazioni…ma a nulla valse la mia richiesta. Del resto compresi che non e’ facile chiedere a qualcuno di rinunciare a stare coi propri cari durante le festività natalizie. Incominciai a pensare di essere io in difetto. Forse di essere troppo egoista nel pretendere che qualcuno mi desse una mano. Così mi rassegnai e incominciai a prepararmi psicologicamente ad accettare quel che il destino mi aveva assegnato. Telefonai a mia madre e l’avvisai che non sarei stato con lei a Natale. Dapprima scoppiò a piangere. Poi comprese e cercò di non farmela pesare più di tanto. La salutai e le dissi di pregare perché con la preghiera è più facile trovare conforto alle tribolazioni della vita. Dovete sapere che il diciassette di Dicembre cadeva il compleanno di mio padre. Ebbene proprio in tale data, al mattino, mi venne comunicato che era stata accolta la mia domanda di licenza illimitata. Uscii dalla caserma al pomeriggio stesso con la licenza in mano che, non solo mi consentiva di trascorrere le festività natalizie con mia madre, ma avrei trascorso il restante periodo del servizio militare a casa. Non potete immaginare la gioia! Mia e di tutti i miei cari. Restammo tutti insieme e ci sembrò un bel Natale, nonostante tutto. Nonostante l’assenza di Papà. Quello fu il Natale più bello della mia vita. Sapete perche’? Perché ebbi la certezza che mio padre salì sicuramente in paradiso e che mi ascoltò. Secondo voi, perche’ questa licenza arrivo’ proprio al compleanno di mio padre? Per me non fu’ un un caso. Non poteva essere una circostanza fortuita. Io credo ancora oggi che sia stato un segno voluto da mio padre per farmi comprendere che mi vuole bene e che dove sta, è sereno e mi può aiutare. Da quel momento in poi non ho mai smesso di pregare per lui. Tutte le sere, prima di addormentarmi, lo saluto, gli racconto la mia giornata, proprio come se fosse ancora qui con me. Io credo fermamente nell’Aldilà. Credo che i nostri cari vivono in un’altra dimensione dopo la morte. La preghiera diventa l’elemento che consente di comunicare con loro. Se noi preghiamo i nostri cari, prima o poi ci giungerà un loro segno. Un qualche cosa di stranamente incomprensibile ma che ci fa capire che loro hanno ascoltato le nostre preghiere. Questo e’ per me il Natale. Un dono magnifico. La nascita di Gesù che nasce per noi ogni anno. Per poi morire e risorgere a Pasqua perpetuando il segreto della cristianità : la fede ! Auguro a tutti voi di trascorrere un Buon Natale. Mi rivolgo in particolare a chi ha perso di recente un proprio caro. Pensate che e’ andato in un luogo bellissimo dove e’ accolto con amore e continua a vivere in eterno. Lui ci e’ accanto comunque. Anche se noi non possiamo vederlo. Pregate per lui. La potenza della preghiera e’ una forza illimitata che dona conforto a chi la esercita e dona pace e serenità al destinatario. Luca Bucchioni
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Benvenuto su "Scrivere al Tempo di Internet". Grazie per aver inviato questo bel racconto.
La vita ci mette alla prova in continuazione e, specialmente da giovani, la relativa inesperienza gioca scherzi poco simpatici, per cui possiamo cadere preda della depressione. La Fede spesso ci aiuta a superare le difficoltà, altre volte la sentiamo vacillare oberata dai fatti negativi che pare i perseguitino. La fede, quando è tale, però, ha sempre l'ultima parola e ci tira fuori dal baratro nel quale ci stavamo quasi inconsapevolmente cacciando.
Grazie per aver condiviso con noi questa tua molto significativa esperienza di vita e di... Fede, appunto.
Buon Natale anche a te e alla tua splendida famiglia. Un bacione alla bimba.
Nonno Ben