- Mi domando che madri avete
avuto.
- Se ora vi vedessero al lavoro
- in un mondo a loro sconosciuto,
- presi in un giro mai compiuto
- d'esperienze così diverse dalle
loro,
- che sguardo avrebbero negli
occhi?
- Se fossero lì, mentre voi
scrivete
- il vostro pezzo, conformisti e
barocchi,
- o lo passate, a redattori rotti
- a ogni compromesso, capirebbero chi
siete?
-
- Madri vili, con nel viso il
timore
- antico, quello che come un male
- deforma i lineamenti in un
biancore
- che li annebbia, li allontana dal
cuore,
- li chiude nel vecchio rifiuto
morale.
- Madri vili, poverine,
preoccupate
- che i figli conoscano la
viltà
- per chiedere un posto, per essere
pratici,
- per non offendere anime
privilegiate,
- per difendersi da ogni
pietà.
-
- Madri mediocri, che hanno
imparato
- con umiltà di bambine, di
noi,
- un unico, nudo significato,
- con anime in cui il mondo è
dannato
- a non dare né dolore né
gioia.
- Madri mediocri, che non hanno
avuto
- per voi mai una parola d'amore,
- se non d'un amore sordidamente
muto
- di bestia, e in esso v'hanno
cresciuto,
- impotenti ai reali richiami del
cuore.
-
- Madri servili, abituate da
secoli
- a chinare senza amore la testa,
- a trasmettere al loro feto
- l'antico, vergognoso segreto
- d'accontentarsi dei resti della
festa.
- Madri servili, che vi hanno
insegnato
- come il servo può essere
felice
- odiando chi è, come lui,
legato,
- come può essere, tradendo,
beato,
- e sicuro, facendo ciò che non
dice.
-
- Madri feroci, intente a
difendere
- quel poco che, borghesi,
possiedono,
- la normalità e lo
stipendio,
- quasi con rabbia di chi si
vendichi
- o sia stretto da un assurdo
assedio.
- Madri feroci, che vi hanno
detto:
- Sopravvivete! Pensate a voi!
- Non provate mai pietà o
rispetto
- per nessuno, covate nel petto
- la vostra integrità di
avvoltoi!
-
- Ecco, vili, mediocri, servi,
- feroci, le vostre povere madri!
- Che non hanno vergogna a sapervi
- - nel vostro odio - addirittura
superbi,
- se non è questa che una valle di
lacrime.
- E' così che vi appartiene questo
mondo:
- fatti fratelli nelle opposte
passioni,
- o le patrie nemiche, dal rifiuto
profondo
- a essere diversi: a rispondere
- del selvaggio dolore di esser
uomini.
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pubblicato 20/nov/2009 05:52 da Benito Ciarlo
[
aggiornato in data 20/nov/2009 05:54
]
di Pier Paolo Pasolini
C'era nel mondo – nessuno lo
sapeva –
qualcosa che non aveva prezzo,
ed era unico; non c'era codice né Chiesa
che lo classificasse. Era nel mezzo
della vita e, per confrontarsi, non
aveva
che se stesso. Non ebbe, per un pezzo
nemmeno senso; poi riempì l'intera
mia realtà. Era la tua gaiezza.
Quel bene hai voluto distruggerlo;
piano piano, con le tue stesse mani;
gaiamente: te n'è rimasto
un fondo, inalienabile: mi sfugge
il perché di tanta furia nel tuo animo
contro quel nostro amore così casto.
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