[da L'ALLEGRIA] La vita di guerra, con lo scatenarsi della violenza e la sempre incombente presenza della morte, fa sorgere nell'uomo la coscienza della sua precarietà, lo fa presente nella sua fragilità e da questacoscienza nasce - come rivolta primordialee i9stintiva, involontaria, al di là di ogni ragionata consapevolezza - il senso del legame con gli altri, la scoperta di una dolorosa fraternità. La parola che definisce e testimonia questa condizione (Fratelli) ha la fragile trepida bellezza di una foglia appena nata. Di questa poesia esistono diverse redazioni. Io qui riporto quella definitiva (1943) e la prima (1916).
Riporto le considerazioni di G. Devoto e M.L. Altieri, a proposito delle numerose redazioni di questa lirica da parte di Ungaretti. " I passaggi (graduali, attraverso più redazioni intermedie) della prima e dell'ultima redazione sono determinati dall'esigenza di "essenzialità" e di un sempre maggiore potenziamento del nucleo semantico della lirica, la parola "fratelli". L'unica immagine saldata dal "come", dei versi 3-7 si è scissa e condensata in due analogie isolate che, tipograficamente (spaziatura strofica e maiuscola di Foglia). Fogliolina, diminuitivo patetico, è sostituita da Foglia. E' eliminato Fratello che, variando al singolare la parola tematica, ne stemperava, declinandola, la forza. Tremante | parola nella notte diventa Parola tremante | nella notte; non tanto interessa qui la scostruzione più normale, quanto la liberazione di Parola dall'aggettivo a cui era preposta e che, nella niuova posizione, riprende intera la sua funzione partecipale e si stringe grammaticalmente a nella notte; nello slittamento da aggettivo a participio, tremante acquista duratività semantica (non insidiata dalla precisazione locale, perchè questa, dislocata nel versicolo seguente, permette al verbo di "durare"). Fratelli della seconda strofa è stato respinto in fine della lirica, a concluderla simmetricamente rispetto al titolo; in questa posizione la parola, prima aggravata da due apposizioni, acquista rilievo, anche per la maiuscola e per la sua autosufficienza strifica assicurata tipograficamente dallo spazio bianco che la isola. La duplice apposizione: , troppo diluita negli aggettivi ( accorato, spasimante, sussurrate ) si cindensa in un'immagine unica più risentita ( è rivolta, non più implorazione). Tutta la lirica ha acquistato, nel passaggio dalla prima all'ultima stesura, un ritmo più concluso, circolare." |



