Per navigare

637giorni trascorsi da
Primo compleanno di Scrivere al tempo di Internet

L'infinito

pubblicato 01/dic/2009 05:51 da Benito Ciarlo   [ aggiornato in data 01/dic/2009 06:57 ]
Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s'annega il pensier mio:
E il naufragar m'è dolce in questo mare.
Traduccion en ESPANOL
 
Siempre grata me fue esta yerma loma,
y este seto,  que tanta parte oculta
del último horizonte a la mirada.
Sentado aquí, contemplo interminables
espacios más allá, y sobrehumanos
silencios, y una calma profundìsima
mi pensamiento invade; tanta, al fin,
que el corazón se asusta. Y como el viento
susurra entre el ramaje, aquel silencio
infinito con esta voz comparo.
Y vuelve a mí Lo eterno, y las ya muertas
estaciones del aňo, y la presente,
aún viva, y su sonido. Asì entre esta
inmensidad se anega el pensar mio.


(Traducido por Alejandro Duque Amusco)

Commenti

Benito Ciarlo - 05/dic/2009 07:47

Composto probabilmente nella primavera-estate del 1819 a Recanati, L’infinito fu pubblicato come primo dei sei Idilli (tutti composti tra il ’19 e il ’21) nel “Nuovo Ricoglitore” di Milano (numeri del dicembre ’25 e gennaio ’26), e poi nell’edizione dei Versi (Bologna 1826).

La definizione leopardiana di “idilli” (distante dal peraltro certo “precedente” degli Idilli di Mosco, che Leopardi tradusse nel 1815) viene fornita in un più tardo Disegno letterario (1828): “Idilli esprimenti situazioni, affezioni, avventure storiche del mio animo”: dunque poesie di carattere intimo, contrapposte alle “militanti” Canzoni (e molto dice sull’immagine “pubblica” che nella prima parte della sua vita Leopardi volle dare di sé il fatto che gli Idilli restarono per anni inediti); e dalle Canzoni distanti anche per lo stile disteso, il lessico “semplice”, e la metrica (tutti i testi sono in endecasillabi sciolti).

Il testo gode di una fama enorme (ad esso appartengono alcuni tra i versi più famosi di Leopardi, come gli ultimi tre: “Così tra questa / immensità s’annega il pensieri mio: / e il naufragar m’è dolce in questo mare”), e ha fornito lo spunto per moltissime, anche discordanti, interpretazioni. Sul concetto di “infinito” Leopardi tornerà a riflettere anche nello Zibaldone, ad esempio in una pagina di poco successiva alla lirica (Zib., 171, 12-13 luglio ’20):

... alle volte l’anima desidererà ed effettivamente desidera una veduta ristretta e confinata in certi modi, come nelle situazioni romantiche. La cagione è la stessa, cioè il desiderio dell’infinito, perché allora in luogo della vista lavora l’immaginaz., e il fantastico sottentra al reale. L’anima s’immagina quello che non vede, che quell’albero, quella siepe, quella torre gli nasconde, e va errando in uno spazio immaginario, e si figura cose che non potrebbe se la sua vista si estendesse da per tutto, perché il reale escluderebbe l’immaginario.

Fra i “precedenti” del Canto, sono stati indicati le Notti di Young, la Vita di Alfieri e i Pensieri di Rousseau.

Fonte: http://www.internetculturale.it/directories/ViaggiNelTesto/leopardi/b13.html