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Dal "Bacco in Toscana"

pubblicato 08/nov/2009 12:42 da Benito Ciarlo   [ aggiornato in data 08/nov/2009 12:48 ]
Dal Bacco In Toscana (vv 732-859)

Chi l'acqua beve
[...]

Chi l'acqua beve,
Mai non riceve
Grazie da me:

Sia pur l'acqua o bianca o fresca,
O ne' tonfani sia bruna,
Nel suo amor me non invesca
Questa sciocca ed importuna,
Questa sciocca, che sovente
Fatta altiera e capricciosa,
Rïottosa ed insolente,
Con furor perfido e ladro
Terra e ciel mette a soqquadro.
Ella rompe i ponti e gli argini,
con sue nembose aspergini,
Su i fioriti e verdi margini
Porta oltraggio ai fior più vergini;
E l'ondose scaturigini
Alle moli stabilissime,
Che sarian perpetuissime,
Di rovina sono origini.
Lodi pur l'acque del Nilo
Il soldan de' Mammalucchi,
Né l'Ispano mai si stucchi
D'innalzar quelle del Tago,
Ch'io per me non ne son vago:
E se a sorte alcun de' miei
Fosse mai cotanto ardito,
Che bevessene un sol dito,
Di mia man lo strozzerei.
Vadan pur, vadano a svellere
La cicoria e i raperonzoli
Certi magri mediconzoli,
Che coll'acqua ogni mal pensan di espellere:
Io di lor non mi fido,
Né con essi mi affanno,
Anzi di lor mi rido;
Ché, con tanta lor acqua, io so ch'egli hanno
Un cervel così duro e così tondo,
Che quadrar nol potria né meno in pratica,
Del Vivïani il gran saper profondo
Con tutta quanta la sua matematica.
Da mia masnada
Lungi sen vada
Ogni bigoncia,
Che d'acqua acconcia
Colma si sta:
L'acqua cedrata
Di Limoncello,
Sia sbandeggiata
Dal nostro ostello:
De' gelsomini
Non faccio bevande,
Ma tesso ghirlande
Su questi miei crini:
Dell'Aloscia e del Candiero
Non ne bramo e non ne chero:
I sorbetti, ancor che ambrati,
E mille altre acque odorose
Son bevande da svogliati,
E da femmine leziose:
Vino, vino a ciascun bever bisogna,
Se fuggir vuole ogni danno;
E non par mica vergogna
Tra i bicchier impazzir sei volte l'anno.
Io per me sol nel caso,
E sol per gentilezza
Avallo questo e poi quest'altro vaso;
E sì facendo, del nevoso cielo
Non temo il gielo,
Né mai nel più gran ghiado io
m'imbacucco
Nel zamberlucco,
Come ognor vi s'imbacucca
Dalla linda sua parrucca
Per infino a tutti i piedi
Il segaligno e freddoloso Redi.
Quali strani capogiri
D'improvviso mi fan guerra?
Parmi proprio, che la terra
Sotto i piè mi si raggiri;
Ma se la terra comincia a tremare
E traballando minaccia disastri,
Lascio la terra, mi salvo nel mare.
Vara, vara quella gondola
Più capace e ben fornita,
Ch'è la nostra favorita.
Su questa nave,
Che tempre ha di cristallo,
E pur non pave
Di mar cruccioso il ballo,
Io gir men voglio
Per mio gentil diporto,
Conforme io soglio,
Di Brindisi nel porto,
Purché sia carca
Di brindisevol merce
Questa mia barca.
Su voghiamo,
Navighiamo,
Navighiamo infino a Brindisi:
Arïanna, brindis, brindisi.
Oh bell'andare,
Per barca in mare
Verso la sera
Di primavera!
Venticelli e fresche aurette,
Dispiegando ali d'argento,
Sull'azzurro pavimento
Tesson danze amorosette,
E al mormorio de' tremuli cristalli
Sfidano ognora i naviganti ai balli.
Su voghiamo,
Navighiamo,
Navighiamo infino a Brindisi:
Arïanna, brindis, brindisi.
Passavoga arranca, arranca;
Ché la ciurma non si stanca,
Anzi lieta si rinfranca,
Quando arranca verso Brindisi:
Arïanna, brindis, brindisi.
E se a te brindisi io fo,
Perché a me faccia il buon pro,
Arïannuccia, vaguccia, belluccia,
Cantami un poco e ricantami tu
Sulla mandòla la cuccurucù,
La cuccurucù,
La cuccurucù,
Sulla mandòla la cuccurucù!
[...]