2 marzo 2012 ![]() Qualche anno fa, precisamente nel 2007, con l'intento di salvare almeno la memoria della chiesa del Crocifisso del Sasso o di mastro Paolo, ancora oggi lasciata marcire in uno stato deplorevole, pubblicai tra gli altri, un bel dipinto raffigurante Gesù che indica il Sacro Cuore a Santa Margherita Maria Alacoque. Con l'ausilio di documenti inediti, mi fu possibile riferire il dipinto al pittore siciliano Gaetano Sortini, datando l'opera precisamente al 1781. Nel novembre 2011 mi è giunta la bruttissima notizia del furto del quadro per il quale, sinceramente, ho avvertito quasi un senso di colpa. Volendo valorizzare il patrimonio, pubblicizzando il dipinto di Sortini per assurdo ne avevo forse favorito l'individuazione da parte di ladri sacrileghi, guidati da una mente luciferina che, grazie a Dio, è oggi assicurata alla giustizia. Ho imparato che l'opera d'arte è qualcosa di vivo, ha una vita propria che tuttavia ha bisogno di intercettare uomini di buona fede e volontà prima di finire vittima delle cattive intenzioni. Il Sacro cuore di Gesù, che per la sua intensità avevo scelto come quarta di copertina del volume Borgo Pace, Sant'Angelo in Vado, Urbania, al tempo di Clemente XIV (Urbino, Quattroventi, 2007), ha vinto sul male affare. Gli agenti del Commissariato di Urbino hanno ritrovato qualche giorno fa il quadro a Isola del Piano (PU) una località che ha visto transitare, probabilmente, altre opere d'arte trafugate negli anni scorsi nel territorio di Urbania. Ricordo per tutte, gli angioletti lignei che affiancavano la statua di SanCristoforo e due stazioni del Ferri di Pergola, tutti oggetti sottratti alla Cattedrale durantina. Confidiamo ora nella sensibilità dell' Ordinario diocesano di Urbino, affinché si provveda in breve tempo al recupero del dipinto e a una sua adeguata conservazione, magari nella chiesa gesuitica per la quale fu realizzato, accanto alle preziose statue in gesso di Sant'Ignazio di Loyola e San Francesco Saverio. La sacra bellezza dell'arte, come l'innocenza violata, chiede un suo simbolico riscatto. Gli urbaniesi attendono ora di rivedere il loro quadro, anzi, di scoprirlo per la prima volta. M. M. 11 dicembre 2010 IL RECUPERO DELLA CHIESA DI S. CHIARA? COMPETE ALLO STATO (In ricordo di Corrado Leonardi) di M. M. Senza proprietà certa, i beni culturali sono impossibili da difendere. Le istituzioni, pressate dalle priorità di bilancio, tendono a trascurare ciò che non può direttamente ricondursi alla loro diretta competenza. Le soppressioni degli ordini religiosi e degli enti ecclesiastici, prima con i governi napoleonici e poi con le cosiddette “leggi eversive” del 1866, hanno determinato, come noto, il passaggio dei conventi e dei loro beni allo Stato che, consentendo generalmente la continuità del culto, mise mano ai numerosi capitali che da secoli garantivano il mantenimento degli edifici, in particolare delle chiese ricche di opere d’arte. Per evitare la dispersione e la rovina dei beni mobili e immobili storicamente e artisticamente più significativi, lo Stato ne ha in certi casi mantenuto la proprietà, a volte smembrando e vendendo ai comuni i beni annessi giudicati meno significativi. Invece di utilizzare i patrimoni a fini sociali, come inizialmente previsto, non di rado, per fare cassa e qualche favore, i patrimoni sono stati ceduti dai comuni a privati cittadini. Riservandosi la proprietà delle chiese, il Fondo per il culto, oggi FEC (Fondo Edifici per il culto) dipendente dal Ministero dell’Interno, intese assicurarne la conservazione. Tuttavia, mentre l’organismo ministeriale si è sempre preso cura degli edifici che all’interesse storico e artistico aggiungevano il forte valore simbolico legato all’importanza delle città che li ospitano (ad esempio S. Croce e S. Maria Novella a Firenze, S. Chiara a Napoli, o S. Maria del Popolo a Roma), si registrano casi di grave dimenticanza, nei quali il proprietario è divenuto con il tempo latitante, facendo perdere le proprie tracce e lasciando i beni nel completo abbandono. È il caso dell’antica chiesa di S. Chiara ad Urbania, rimasta sempre di proprietà del Fondo per il culto, a differenza del monastero che, a seguito di vari passaggi, è stato ceduto a metà degli anni ’70 alla Fondazione Boscarini (Orfanotrofio di S. Giuseppe). Monsignor Corrado Leonardi, dopo il trasferimento delle clarisse presso l’antico convento dei frati Cappuccini, si è fatto promotore di importanti campagne di restauro della chiesa che hanno permesso di recuperare gli altari e di scoprire un palinsesto pittorico unico per Urbania (dal XIV al XVIII secolo). Oggi l’edificio ha bisogno di restauri conservativi seri, e le autorità locali, interpellando la prefettura di Pesaro, hanno il dovere di riprendere i contatti con il FEC, richiamando l’ente alla risoluzione dei problemi di sua competenza. Una recente ricerca negli archivi pubblici e privati ha permesso di risolvere in maniera incontrovertibile la questione della proprietà della chiesa di S. Chiara che non appartiene all’Orfanotrofio, né al comune, né alla parrocchia, né alle Clarisse di Urbania. Per servizio della verità, e sperando di sollecitare la Comunità di Urbania a farsi promotrice del recupero dell’edificio, un regesto dettagliato dei passaggi di proprietà riguardanti il monastero e la chiesa è ora pubblicato nel sito www.casteldurante.it (edifici storici, conventi e monasteri, monastero di S. Chiara). Ho riepilogato questi atti, ricavabili presso l’Archivio comunale di Urbania, l’Archivio della Prefettura di Pesaro e l’Archivio Diocesano di Urbania, in memoria di don Corrado Leonardi, del quale il 29 novembre scorso è stato ricordato il quinto anno della morte. La mia speranza è che possa trovare soddisfazione nel vedere un giorno che ci auguriamo prossimo, la splendida chiesa, già prediletta dai conti Ubaldini e dai duchi Della Rovere, nuovamente aperta ai fedeli e ai visitatori. L’edificio è dello Stato e allo Stato compete un pronto recupero. 2 settembre 2010 1855: UN PROVVEDIMENTO DEL COMUNE DI URBANIA CONTRO L'URBANIZZAZIONE DEI COLONI "PRIVI D'INDUSTRIA O DI ALTRO MEZZO DI SUSSISTENZA" di Gigliola Mancini In questo mese di agosto 2010
tutti i giornali del mondo hanno dato ampio spazio, con commenti diversi,
alla innovativa politica del
presidente francese Nicolas Sarkosy
che ha deciso di rimandare indietro nel proprio paese d’origine tutti gli
stranieri che non abbiano fissa dimora e un lavoro che dia loro i mezzi di
sussistenza, incominciando dai Rom di origine rumena. In data 24 aprile 1855 il Consiglio Comunale di Urbania mette agli atti quanto segue: “Da gran tempo l’affollarsi
sempre più di contadini fuori di colonìa ad abitare in città, vien seguitato da
noi come uno dei più gravi inconvenienti e se ne chiedono al Municipio
opportune misure di riparo. E di fatto trattasi di famiglie numerose e prive al
tutto di ogni mezzo di sussistenza, senza mestiere e senza industria di sorta e
perciò quasi costretti al furto e alla mendicità.
Il progetto fu approvato con la
raccomandazione al Sig.Governatore "per la sua pronta esecuzione essendo equo
che l’intimazione di partenza diasi non più tardi del mese di giugno". "Interrogati ad uno ad uno
i signori adunati (in numero di dodici) ,i medesimi esaminato attentamente il
regolamento in discorso,non solo non trovarono nulla ad operarvi,ma si unirono
perfettamente all’arringatore nell’encomiare il pensiero dell’Illmo.Sig.
Gonfaloniere,e i capitoli tutti del proposto decreto,ma anche nel supplicare
l’apostolica Delegazione onde si degni approvare il presente atto e ordinare al
Sig. Governatore l’esecuzione. Sono trascorsi esattamente 155 anni ma basterebbe aggiornare la data e qualche termine per rendere attuale l’intero testo e il clima che lo ha ispirato!
Documenti: Biblioteca Comunale di Urbania, Archivio Storico del Comune, Atti Consiliari di Urbania, 1855-1860, cc.50-53 Bibliografia: G. Paccasassi, Annali di Castel Durante- Urbania 1300-1860, Foligno 1912 30 luglio 2010 IL PRETE E IL RABBINO: ANCORA SULLA VITA DEGLI EBREI A SANT'ANGELO IN VADO di M. M. Si è già accennato, in una precedente nota pubblicata su questo sito, ad alcuni provvedimenti che la Chiesa, attraverso il visitatore apostolico Ragazzoni, aveva intrapreso contro certi "abusi" degli ebrei residenti a Sant'Angelo in Vado. Era il 1574. Alcuni decenni dopo, la comunità ebraica era ancora viva, tanto da richiamare l'interesse del cardinale Giovanni Garzia Millini, conosciuto per un provvedimento del 1625 che, in qualità di vicario di Roma, puniva con "un'ammenda di scudi venti" il giudeo che permettesse l'entrata dei cristiani nelle sinagoghe (continua)
21 luglio 2010
URBINO 1587: CONTRO DONNA LAURA STREGA DI FARNETA di Gigliola Mancini Il primo agosto 1587 fu condotta un’inchiesta dalla Curia Arcivescovile di Urbino per accertare se fossero fondate le voci circolanti su donna Laura, moglie di Marco di Luchino della villa di Santa Croce del castello di Farneta, nata a Cagli intorno al 1520. Furono interrogati 26 testimoni che, minacciati di scomunica, affermarono che effettivamente a Farneta esisteva una donna sospettata di essere strega e malefica: il 10 agosto 1587 (si noti la velocità della procedura giudiziaria di quei tempi) la presunta strega fu arrestata e condotta in prigione in Urbino. Nel corso del processo donna Laura cercò di difendersi ammettendo di aver usato le arti della tradizione erboristica ma con il permesso dei frati cappuccini che l’avevano rassicurata sulla liceità dei suoi rimedi purchè fossero di giovamento per i bambini malati. Lei stessa si vantò davanti al giudice, per orgoglio professionale, di aver spesso guarito bambini tolti alle streghe. Un procedimento particolarmente efficace consisteva nel lavare tre volte il bambino ammalato in un “pignatto d’acqua” in cui erano sciolte le ceneri delle palme, dell’incenso e delle candele benedetti insieme a molte erbe di S.Giovanni raccolte tra il 23 e il 24 giugno, la notte, appunto, delle streghe (continua). 20 luglio 2010 NOTIZIE STORICHE SUL PALAZZO VESCOVILE, GIA' PALAZZO ABBAZIALE DI SAN CRISTOFORO DEL PONTE di Marta Albertucci Il palazzo che oggi è sede dell'Istituto Culturale Diocesano e che gli Urbaniesi chiamano familiarmente "vescovado" ha storia illustre. Esso non è stato solo residenza vescovile ma prima ancora, e soprattutto, palazzo abbaziale, cioè monastero dell'antica Abbazia benedettina di San Cristoforo del Ponte. All'inizio, quindi, la sua storia è legata a quella dell'Abbazia stessa e da essa perciò bisogna partire. (continua) 22 giugno 2010 FILIPPO UGOLINI E L'UNITA' D'ITALIA Urbania – Tommaso di Carpegna Falconieri e Riccardo Paolo Uguccioni, il 22 giugno presso il Museo Diocesano, hanno parlato di Filippo Ugolini, storico e patriota urbaniese dell’800, e hanno fatto comprendere come l’Ugolini sia stato uno storico sui generis, perché partecipe e attore del suo momento storico. Ugolini, delineando la storia dei Conti e Duchi di Urbino, aveva capito che Federico da Montefeltro si potesse paragonare a Vittorio Emanuele re d’Italia e l’ultimo duca Francesco Maria II eguagliare a Carlo Alberto, ambedue perdenti.L’incontro promosso dalla Fondazione “Corrado Leonardi” di Urbania, inizia così le celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia. La pianista Tatiana Suhstacova ha aperto con l’esecuzione al pianoforte di uno studio di Racmaninov. Raimondo Rossi
19 marzo 2010 Nella
diocesi urbinate, con l’apertura del moderno museo diocesano, sta nascendo il
grande progetto di coordinare in un percorso comune i musei diocesani nelle
città della diocesi: Urbino, Urbania, Sant’Angelo in Vado, Mercatello sul
Metauro e Sassocorvaro. Musei che sorgono ciascuno con la propria
caratteristica: si impone la città di Urbino capofila con l’alta tradizione
medievale e rinascimentale capitalizzata dal suo papa Albani Clemente XI ed
evidente con la serie di grandi opere sacre ed artistiche esposte con grande
dignità e sapienza nei nuovi locali adiacenti alla Cattedrale. A pochi
chilometri Urbania si caratterizza con la raccolta di ceramiche sacre della
tradizione di Casteldurante; Sant’Angelo in Vado con la raccolta dei reperti
rari e preziosi anche di alto profilo derivati dalla sapienza dell’artigianato
locale, tutto ordinato nell’antico convento di Santa Maria dei Servi;
Mercatello espone in uno spazio modernizzato dentro il convento e chiesa di San
Francesco distinguendosi per aver conservato e valorizzato importanti affreschi medievali della valle
superiore del Metauro; anche la città di Sassocorvaro potrebbe usufruire di un
contenitore straordinario come la Rocca Ubaldinesca, tipica espressione
dell’estro inventivo di Francesco di Giorgio Martini, a singolare forma di
vascello. 10 novembre 2009 IN OCCASIONE DELLA FESTA DI TUTTI I SANTI: LA COLLEZIONE DI RELIQUIE DI ALESSANDRO MATTEROZZI Il prof. Bernard Dompnier (Univesité de Clermont Ferrand 2) è direttore di un gruppo di ricerca internazionale sul tema “Le culte des saints des premiers siècles. Dévotions et identités du XVIe au XIXe siècle”. Il progetto quadriennale è promosso e finanziato dall’ École Française de Rome in collaborazione con l’Université de Clermont-Ferrand 2, l’Institut Universitaire de France e La Sapienza – Università di Roma. Il 6 e 7 novembre scorso si è svolto a Parigi presso il Centre d’Anthropologie Religieuse Européenne (EHESS) il secondo simposio internazionale del gruppo di studiosi (il primo si è tenuto presso l'Istituto di Studi Romani nel nell'ottobre 2008), incentrato sul tema delle reliquie (“Autour de reliques des vieux saints: lieux, usages, échanges"). Come componente dell'Unità della Sapienza, coordinata dalla prof. Stefania Nanni, ho avuto il piacere di partecipare con un intervento dal titolo "L’offrande de reliques dans les guides de Rome (XVIe-XVIIIe siècles)". E' stata un'occasione per nominare, tra le altre cose, la collezione di reliquie raccolta nella prima metà del Settecento dal conte Alessandro Matterozzi di Urbania, un caso di studio interessante attualmente in corso di approfondimento. Come noto dalle pagine di Enrico Rossi (Memorie Ecclesiasitiche di Urbania, 1936, pp. 312-313), il nobile, erede della più celebre famiglia dei Brancaleoni di Piobbico, nel 1738 aveva eretto, presso il suo Palazzo di famiglia, un oratorio domestico dedicato alla Ss. Trinità, costituito da un a cappella, una sacrestia e un vestibolo, in cui erano disposte diciotto lapidi provenienti dalle catacombe di Calepodio di Roma, tavole attribuite a Giotto e altre quattrocentesche tra le quali si ricorda la Sacra Conversazione di Giovanni Santi finita nelle collezioni del Kaiser Friedrich Mseum di Berlino e distrutta durante l'ultimo conflitto mondiale (R. Varese, Giovanni Santi, Firenze, Nardini, 1994, p. 240). I resti santi erano custoditi in apposite teche parte sotto la mensa dell'altare, parte dietro il quadro e parte dentro le otto nicchie con sportelli decorati con le Otto Beatitudini del pittore di Pergola Giovanfrancesco Ferri. Nei basamenti delle colonne dell'altare furono collocati alcuni vasi con il sangue dei martiri. Il "museo sacro" continuava nella Sagrestia, ricca di paramenti, vetri cimiteriali e varie lettere di santi. Tra le opere d'arte spiccava una icona del Cristo portacroce verso il Calvario firmata del pittore cretese Nicola Zafuri (XV secolo). Giuseppe Raffaelli nella sua Guida di Urbania descrive con meraviglia l'oratorio matterrozziano: "Ne adornano il vestibolo e la brevissima scala dciotto lapidi in cornici dorate, tolte in gran parte dalle catacombe e cripte di Roma, con religiosi emblemi e pietose epigrafi che ricordano il nome e la morte de martiri e dei fedeli cui racchiudevano nelle nicchie dei colombari. L'interno della limitata sala ed elegnate volta è tutto coperto di stucchi, dipinti, dorature e addobbi. Il di fronte esornato altare le otto nicchie e i quattro angoli ben vaste e adorne, le varie mense, le cimase delle Stazioni della via Crucis, e perfino il cornincione è piena zeppa ogni cosa di reliquiari". I conti monsignor Emiliano e capitano Apollinare Matterozzi stabilirino con atto notarile l'inallienabilità della collezione, lasciandone ultimo erede il capitolo della cattedrale. Tuttavia, solo una parte dei materiali è confluita nel duomo di Urbania: l'altare (il terzo entrando sulla sinistra) con il corpo di S. Placido e le reliquie, la via crucis dipinta dal Ferri, le lapidi catacombali incorniciate in legno dorato, oggi depositate assieme alle otto beatitudini nel Museo Diocesano di Urbania. Il canonico Enrico Rossi, che fu testimone della dismissione dell'oratorio, parla di "pochi avanzi" giunti in cattedrale, lasciando intuire che vi furono dissennate e dolorose dispersioni. Lo studio dei documenti e degli inventari, attualmente in corso, consentirà di ricostruire l'entità precisa della collezione. M. M. 14 agosto 2009 UN' ANNUNCIAZIONE SCOMPARSAPresentiamo una rarissima documentazione fotografica dell’affresco rappresentante l’Annunciazione già conservato presso l’antico convento di Santa Chiara di Urbania.La pittura fu impropriamente rimossa in una data imprecisata, ma antecedente all’ottobre 1995 quando Corrado Leonardi denunciò la sottrazione presso l’allora Soprintendente Paolo Dal Poggetto, nonché al Comandante della Stazione dei Carabinieri di Urbania. La porzione dell’ex convento che ospitava il prezioso affresco è oggi di proprietà della provincia di Pesaro e Urbino, ceduto a metà degli anni Novanta dalla famiglia Rasi che ne divenne proprietaria in seguito alle vendite conseguenza delle leggi eversive del 1866 e 1867. (continua) 21 luglio 2009 UN REGALO ALLA CITTA' TORNA AD URBANIA UN PEZZO DI STORIA DELLA CERAMICA DI CASTELDURANTE Un antico albarello da farmacia del noto servizio Boerio è tornato nella “Terra di Durante” dove è stato prodotto più di Quattrocento anni fa. La maiolica, recuperata nel mercato antiquario dal Prof. Bojani e acquisita su delibera dell'Istituzione per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo del Comune, va ad implementare la lista degli esemplari superstiti (44 pezzi già segnalati da Timothy Wilson, 2002). Trovare l'albarello tra le collezioni del Museo Civico è un'importante novità, essendo l’unico istoriato cinquecentesco prodotto con certezza a Casteldurante ad oggi presente nei musei di Urbania. Il valore degli esemplari Boerio è testimoniato dalla loro presenza in prestigiose collezioni pubbliche e private del mondo (Museo Civico di Pesaro, Raccolta Bayer Milano, Louvre di Parigi, Raccolta Debat Musée du service de santé des Armées, Duke-Semans Fine Art Foundation di Durham North Caroline, Raccolta Koelliker di Milano). 11 luglio 2009
GLI EBREI DI SANT'ANGELO IN VADO DALLA VISITA DI MONSIGNOR GIROLAMO RAGAZZONI Nel 1574 Girolamo Ragazzoni, Vescovo esule di Famagosta che nell'agosto del 1571 era caduta sotto il dominio Turco, visita per la Santa Sede lo Stato d'Urbino, fotografando la realtà di monasteri e chiese, molti dei quali oggi scomparsi. A Sant'Angelo in Vado, in seguito alla politica restrittiva che dal pontificato di Paolo IV (1555-1559) aveva investito gli ebrei nei territori dello Stato Pontificio, si occupò della Comunità giudaica locale, colpevole di non osservare le prescrizioni già enunciate nella Cum nimis absurdum del 14 luglio 1555, e confermate da un decreto di Guidobaldo II Della Rovere. I fratelli ebrei Samuele e Guglielmo, non potendo possedere beni stabili, con un decreto di Ragazzoni in data 11 ottobre 1574 vengono intimati a vendere la loro abitazione che funge anche da Sinagoga. Va ricordato, inoltre, che il 12 maggio dello stesso anno Francesco Maria II aveva ribadito l'obbligo per gli ebrei abitanti nel ducato di Urbino di indossare la berretta gialla, segno distintivo e di infamia imposta anch'essa da papa Carafa. Questo il tenore della prescrizione che leggo dal manoscritto originale della visita conservato all'Archivio Segreto Vaticano: “Commettemo a voi Samuello e Guglielmo fratelli hebrei, habitanti in questa terra di S. to Agnolo, che in termine di due mesi prosimi comenzando dal di d’oggi, habbiate realmente et veramente venduta la casa, che possedete in detta terra sotto pena di perder tutte le raggioni, che havete in essa secondo la fama de la Bolla della fe[lice] me[moria] di Pauolo IIII confirmata dalla S[an]ta me[moria] di Pio V la qual casa passato detto termino imme[diatamen]te noi la dichiariamo applicata, et l’applichiamo al Monte della pietà di questa med[esim]a terra di S[an]to Angiolo dichiarando che il tenersi la sinagoga in detta casa v[ost]ra non vi appaorti raggione alc[un]a di poter possederla, potendo, et dovendo star la sinagoga da se stessa senz’altra habitatione. In fede et dato in S. Angelo in Vado li XI d’ottobre MCLXXIIII". (Archivio Segreto Vaticano, Congregazione Vescovi e regolari, Visita apostolica, n. 43, cc. 17 v-18 r). Per chi volesse approfondire l'argomento della condizione degli ebrei nel ducato di Urbino si consiglia il libro di Claudia Colletta, La comunita tollerata. Aspetti di vita materiale del ghetto di Pesaro dal 1631 al 1860, Pesaro, Societa pesarese di studi storici, 2006. M. M. 30 giugno 2009
LA CASA GANGANELLI DI BORGO PACE
Pochi sanno che a Borgo Pace si conservano le reliquie
dell’antico palazzo nel quale è nato il padre del pontefice Clemente XIV
(1769-1774), il medico Lorenzo Ganganelli. Nonostante le gravi perdite dovute
alle mine tedesche brillate nell’agosto del 1944, si conservano intatte la
cantinetta e alcuni ambienti che si affacciano verso il Metauro. Bibliografia: Borgo Pace, Sant’Angelo in Vado, Urbania al tempo di Clemente XIV, a cura di Massimo Moretti, Urbino, Quattroventi, 2007. M. M. 29 giugno 2009
MIGRATORI D’IMMAGINI All’Istituto di Cultura di Amburgo Il
15 maggio, Angela Mrositzki, l’artista che da tanti anni vive e lavora in
Urbania, ha tenuto una mostra dal titolo Migratori d’immagini presso
l’Istituto di Cultura di Amburgo.
E’ interveuto con lettura di sue poesie Gian Ruggero originario della provincia
di Ravenna Manzoni, poeta, narratore, docente dell’Accademia di Belle Arti di
Urbino. Cugino di Piero Manzoni, famoso artista contemporaneo italiano
scomparso negli anni ’60. Raimondo Rossi 12 giugno 2009
RICOSTRUZIONE : IL "MEA CULPA" DI LUCARINI*
*Le elezioni amministrative hanno confermato Giuseppe Lucarini sindaco di Urbania per il suo quarto mandato. Ripubblichiamo un articolo comparso nel Resto del Carlino del 22 maggio 2005 nel quale il sindaco ammetteva (solo in parte) i suoi "errori e sviste" che hanno manomesso il paesaggio urbano e suburbano negli ultimi venti anni. Speriamo, nel prossimo quinquennio, si smetta con la politica del "Non è andata poi così male" e si comincino a prendere seri provvedimenti per la difesa e la valorizzazione del centro storico, delle vedute e del paesaggio, a costo di riscuotere qualche voto in meno. Una proposta al "nuovo" sindaco: pubblichi il piano particolareggiato del centro storico, non sempre adeguatamente rispettato, lo distribuisca agli abitanti. Sarà così possibile per tutti controllare e conoscere quali sono i limiti di intervento stabiliti. Buon lavoro!
M. M.
Urbania. Giuseppe Lucarini, ex sindaco di Urbania, si sente al centro delle polemiche e risponde alla lettera di Massimo Moretti, apparsa qualche giorno fa sul nostro giornale, che denunciava interventi urbanistici sconsiderati.
"Sì, effettivamente lo sviluppo urbanistico di Urbania del dopoguerra è a luci e ombre - è l'incipit dell'ex sindaco che suona come un solenne "mea culpa", senza imbarazzi -. Per quanto mi riguarda, non ho nessuna difficoltà ad ammettere i miei errori o le sviste, ma gli errori non si fanno mai da soli. Se avessi notato l'effetto della previsione urbanistica sulla villa Liberty, o se qualcun altro me lo avesse segnalato in tempo, penso che in qualche modo sarei intervenuto. Non per questo sono meno colpevole. La ricostruzione post terremoto non è stata felice, ma risentiva delle idee dell'epoca. Allora c'era anche chi pensava di fare peggio. Un libretto della Pro Loco della fine degli anni'60 auspica l'abbattimento del palazzo di fronte al Comune. C'era anche chi pensava che la città storica fosse un impaccio e ci fosse bisogno solo di strade e piazze più grandi. Consideriamo anche i meriti di chi ha resistito a quelle idee. Non è andata poi così male in Urbania. Il fiume, di fatto ha conservato gran parte delle mura. Infatti, proprio sull'unico lato scoperto, in via Raffaello Sanzio, si è verificata la prima espansione moderna e senz'altro la più discutibile, creando uno schermo che ha nascosto definitivamente le mura storiche, del quale Moretti si è dimenticato nel suo articolo. I meriti della politica urbaniese? Senza dubbio l'adozione di strumenti urbanistici, a volte discutibili, ma con regole precisa di tutela, il recupero del Barco, del Teatro, del Palazzo Ducale. Come si fa oggi a evitare che si commettano altri errori? Mi chiedo innanzi tutto se gli strumenti di controllo esistenti siano adeguati, o non siano purtroppo ancora inevitabilmente legati a un concetto di quantità piuttosto che di qualità".
4 giugno 2009
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I processi di perdita della memoria sono tra le cause principali del degrado (e di certe scriteriate riqualificazioni) di un centro storico. Siti considerati poco pregevoli o di scarso interesse (e quindi non "sensibili") possono nascondere una stratificazione di testimonianze irrinunciabili per una Comunità che voglia valorizzare il proprio patrimonio. La chiesa di S. Giovanni Evangelista è emblematica sotto questo punto di vista. Essendo stata costruita in un suolo di proprietà dei Canonici di S. Giovanni in Laterano (come altre chiese del territorio), fino al primo ventennio del '900 (anche dopo la sua distruzione) è stata oggetto di un forte interesse religioso, artistico e sociale anche in quanto sede di confraternite molto attive nel tessuto cittadino. Dopo un rispettoso recupero di ciò che ne rimaneva, messo in atto nel 1971 con il concorso dall'amministrazione comunale e l'apporto della mistica urbaniese Maria Teresa Carloni, il sito è stato oggetto di interventi che ne hanno compromesso in buona parte la leggibilità storica.
"Un regesto per la memoria della chiesa di S. Giovanni" vuole rendere conto di questa storia pubblicando mano a mano le numerosissime fonti rintracciate nell'Archivio Diocesano di Urbania e soprattutto nell'Archivio dei Canonici lateranensi di Roma, oggi conservato nel Tabularium Vicariatus Urbis, vicino a S. Giovanni in Laterano.
Speriamo, così, di risarcirne in parte la memoria e di restituire alla Comunità un pezzo di se stessa, nella speranza che certi abusi non accadano più.
M. M.
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URBANIA A MAGGIO: un pezzo di colore
di Raimondo Rossi
La scrittrice urbaniese Giulia Incisa, residente a Roma, non dimentica mai il suo loco di adozione, dedicandogli alcuni pensieri come il seguente: Parafrasando il celebre romanzo “Com’era verde la mia vallata” potrei dire, invece “ Com’è verde la mia vallata”, adoperando il presente.
Sto parlando della vallata del Metauro lungo la quale si adagia Urbania con altri pittoreschi paesi, che corre giù verso l’Adriatico in mezzo a dolci colline. Il colpo d’occhio è fantastico soprattutto in quasto periodo dell’anno, e quando si arriva da una polverosa città, seppur bella, come Roma.
Amo la natura e il suo verde, anzi i tanti suoi verdi, sin da quando ero bambina un po’ urbaniese di adozione… Ma quante sfumature avranno mai le foglie degli alberi e arbusti diversi che “esplodono” nel mese di maggio? Tante, tantissime… E poi ci sono i profumi che si mischiano nell’aria: di acacia, di tiglio di “petto d’angelo”, di aspira, di mughetto, tutti appena sbocciati ai primi soli della sospirata primavera.
Dunque il verde circostante si “pennella” di bianco, e diventa ancor più tenero e vivo. Quando poi una pioggerellina scende giù silenziosa, tutto si ravviva, anche i profumi che si respirano a pieni polmoni con sentimeni di vera beatitudine! Qua e là pennellate di rosso: sono i papaveri tra l’erba dei campi e i ciuffi di rose aggrappati alle case, rose che poi saranno doni umili e sinceri alle immagini delle Madonnine quando queste arriveranno nei rioni per le preghiere serali durante il mese di Maria.
Ecco, il maggio di Urbania è così, davvero speciale. Mi rendo conto che nessuna descrizione può essrer all’altezza di tanta bellezza della natura, né a parole né con i pennelli… solo gli occhi possono goderne e in particolare di quelli di chi sa guardare anche con … il cuore. Infatti gli “occhi del cuore” esistono eccome e non invecchiano ma, a volte, rimangono tristemente chiusi e allora si perde l’essenza di qual crerato, dono ineguagliato del Cielo, ed è un vero peccato!
Giulia Incisa.
di Massimo Moretti
OMAGGIO A URBANIA
Mostra di acquerelli di Klaus Henning
di Raimondo Rossi
Klaus Henning (Berlino, 1936) si presenta al pubblico urbaniese con una corposa serie di acquerelli prodotti en plein air, per le strade di Urbania, come i pittori del primo Novecento.Per questo Klaus è diventato popolare in paese e tutti lo conoscono perché egli, con tutta la sua calma, qualche anno fa, venuto per studiare la nostra lingua, si è fatto ammaliare dalla nostra cittadina e amava sedersi tranquillo all’aperto in qualche punto della strada o in qualche vicolo la cui prospettiva lo aveva interessato.
Non lo attiravano le solite stereotipate visuali come il bastione del palazzo ducale, o la piazza san Cristoforo, ma erano gli angoli meno noti e più intimi che lo interessavano e che potete riconoscere dai suoi fogli realizzati nelle varie tecniche dell’acquerello perché Klaus ha confessato di essere andato a scuola di acquerello e di aver studiato gli artisti più bravi di quella tecnica, insomma di non essere un improvvisatore.
Ho saputo che questo personaggio ha dimostrato il suo affetto per Urbania, e ovviamente per quelli che la abitano, nel suo discorso di prolusione alla mostra, definito “commovente” da un mio amico presente.
Se andrete a visitare la mostra, troverete anche il tipico pane che in tedesco si chiama “brezel” appeso in una forca naturale come una volta usavano fare i nostri osti per meglio assaggiare il vino. Klaus li accompagna alla birra bavarese.
Grano, vino, orci e vasellami: lavori rurali e artigianato nelle campagne del Montefeltro
Terre, terrecotte e terraglie sono i segmenti di un ideale filo rosso che riunisce gli elementi attorno ai quali è stato riorganizzato il Museo di Storia dell’Agricoltura e dell’Artigianato posto nel Palazzo Ducale di Urbania. In occasione del nuovo allestimento gli spazi si sono allargati dalla Cantina Ducale alla rampa elicoidale per ospitare una sezione appositamente dedicata all’industria delle terraglie che si sviluppò a Urbania nel corso dell’Ottocento.
Inoltre, usando una piccola parte delle terrecotte della raccolta Maurri Poggi di proprietà del Civico Museo di Urbania, sono stati illustrati alcuni momenti della quotidianità contadina dove l’impiego delle terrecotte era particolarmente frequente.
Hanno curato il nuovo allestimento Giorgio Pedrocco, Gianni Lucerna e Massimiliano Cecconi.
Un Barco da ricreare
di Massimo Moretti
Un mezzo miglio a capo questa strada il fiume Metauro a tramontana, il torrente Botrena a levante, e quello delle Lame a ponente, descrivono una spaziosa e piana penisola abbondantissima d’acque e coperta ab antiquo di cerri con in mezzo un Monastero di Frati Bechignani, oggi detti minori Osservanti. Federico I nel 1465 v’ideo un bel Parco, e a dire ancor meglio Barco col chiuder verso l’austro d’un muro l’aperto fianco della penisola e riempirla di daini, cignali, caprioli, cervi, lepri, starne, fagiani, ed altri animali. Quel primitivo convento, che al piegare del secolo XVIII dovettero abbandonare, perché minacciava di capitombolare sul fiume d’incontro al vallato dell’Arcavata, racconta il Terzi che fu eretto dai Brancaleoni, ma non ne indica l’epoca. Il Padre Gonzaga lo chiama antico, e non può dirsi diversamente essendo stato visitato dallo stesso S. Bernardino. Francesco Maria II vi aprì del 1602 un nuovo ingresso per mezzo di un ponte adorno di pini sopra il fossato Botrena, e vi passava in un con que’ Padri più giorni, che anzi lassù fece l’ultimo suo testamento. La Chiesa a croce greca dell’odierno convento è la più bella della Provincia. I tre quadri sono del Conca, ed il corpo di S. Placido sotto l’ara dell’altar maggiore è dono di Mg.r Emiliano Materozzi. Vi va ogni anno la Magistratura alla Benedizione il giorno di S. Giovanni Battista, per l’uso forse che aveva di andare a corteggiare in tale solennità il Duca allorché vi faceva dimora.
Bastano poche righe a Giuseppe Raffaelli per evocare al cugino Carlo – e a noi - la storia del Barco ducale nel corso di una “passeggiata” composta attorno al 1860 e rimasta a lungo inedita nell’archivio privato di casa Leonardi [1]. Nel breve paragrafo ritroviamo tutti gli ingredienti che, a partire dal XIII secolo, hanno trasformato una pianura incolta segnata dal Metauro e dal torrente Botrena, nella “bella prateria” che nell’estendersi faceva spazio alla “grande alta e densa selva di cerri e cerque”, prediletta e custodita gelosamente da Federico da Montefeltro sin dal 1465.
La bellezza prima ancora di essere goduta va scoperta. (continua)
29 marzo 2009
L'edicola lauretana nella rotaroria: necessità di un ripristino
di Raimondo Rossi
Per l’incrocio delle vie Molino del Signore, Madonna del Latte, 23 Gennaio, si sta terminando la rotatoria che permetterà un più agevole traffico. Al centro del vecchio spartitraffico era stata elevata una mastadina la cui storia si può leggere a p. 28 del libretto edito dagli Scout di Urbania sulle mastadine, a firma di d. Corrado Leonardi. L’erezione della maestade dedicata alla Madonna di Loreto, è dovuta alla concomitanza di due grandi aspirazioni. Il borghetto del Riscatto sentiva il bisogno di riaccendere la speranza di veder ripristinare il tempietto ottagonale, opera giovanile del Durantino Donato Bramante, rovinato dalle truppe tedesche il 23 agosto 1944, quando fecero brillare le mine sotto il ponte del Riscatto e sotto l’arco che reggeva il tempietto dedicato alla Madonna della Redenzione o riscatto degli schiavi. (continua)
6 marzo 2009
Per la storia della pietà domestica: l’Oratorio della Rocca di Scavolino dei Conti di Carpegna
Da un documento dell'Archivio Segreto Vaticano
di Massimo Moretti
Molti palazzi nobiliari e casali di campagna conservavano, fino a qualche decennio fa, gli oratori domestici. Si trattava di piccoli spazi riservati al culto degli abitanti della casa istituiti, dopo l’irrigidimento seguito al Concilio di Trento, mediante privilegi particolari concessi direttamente dal pontefice. Già dal secolo scorso è cominciato lo smantellamento di questi scrigni della fede domestica, versione privata e moderna delle antiche Domus Ecclesiae. (continua)
2 marzo 2009
Nuova piattaforma
di Filippo Leonardi
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La Natività di Giorgio Picchi nella chiesa di S. Francesco di Urbania
di Massimo Moretti
L’ultimo giorno di febbraio del 1567, il notaio durantino Francesco Filareti ottiene dai Minori Conventuali di Casteldurante la concessione dell’altare “sive capella S. Josephi in Ecc[lesia] S. Francisci”, collocato accanto a quello di S. Giovanni detto “della seconda mensa”. I frati, alla presenza del provinciale Petrucci, si impegnano a celebrarvi due messe la settimana, una da morto il lunedì e una seconda il sabato; si obbligano, inoltre, a officiarvi la festa di S. Giuseppe. Il Filareti, per suo conto, promette di provvedere entro sei mesi al quadro della natività del Signore con il suo ornato... (continua)
Contro il depauperamento del centro storico
di Massimo Moretti
Nel 1814 la confraternita del Buon Consiglio di Urbania prendeva possesso della chiesa di S. Giovanni Evangelista, edificata nel sec. XIV “in solo lateranensi”, proprietà ab antiquo del capitolo dei Canonici di S. Giovanni in Laterano di Roma. Recenti lavori, contravvenendo a quanto previsto dal piano particolareggiato del centro storico, hanno peggiorato notevolmente la leggibilità del sito. (continua)
Salviamo la memoria della chiesa di S.Giovanni Evangelista "in solo lateranensi"
di Massimo Moretti
Mentre l’inciviltà odierna si indaffarava a cancellare la memoria dell’antica chiesa di S. Giovanni Evangelista ad Urbania, Corrado Leonardi si preoccupava di denunciare nella sua Guida delle Chiese di Urbania lo scempio barbarico del “giardino chiuso (hortus conclusus)” di via Filippo Ugolini pubblicandone l’aspetto antecedente ai recentissimi e dissennati interventi. (continua)
Nasce Casteldurante.it
di Filippo Leonardi
Con un certo stupore potei constatare che il dominio era libero e mi affrettai a registrarlo... Possibile che nessuno prima di me avesse avuto l'idea di farlo? Nessuno che avesse rivendicato l'antico e glorioso nome di Urbania? Dopo aver completato la registrazione pensai che quel nome non poteva essere chiuso in cassaforte. Così chiamai Massimo e gli sottoposi l'idea: perché non farne un sito dedicato alla storia e all'arte di Casteldurante?


