Roma, 30 giugno 2009 Al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano Signor Presidente, Mi permetto di scriverLe in risposta ad alcune Sue dichiarazioni fatte a Capri il 29 giugno e riportate dalla stampa il giorno successivo. Mi riferisco in particolare all’invito da Lei fatto ad “avere una tregua nelle polemiche” verso il Presidente del Consiglio, Signor Silvio Berlusconi, e i suoi recenti comportamenti “data la delicatezza di questo grosso appuntamento internazionale”. Ebbene, Signor Presidente, comprendo che il Suo ruolo istituzionale è di evitare all’Italia e agli italiani ogni situazione che possa danneggiarli, ma in questa situazione ho difficoltà a comprenderne la ragione. Capirei la Sua posizione se il problema fosse di intervenire in una riunione internazionale con una massa di notizie, tutte da verificare, che potrebbero creare imbarazzo sia ai rappresentanti italiani che ai rappresentanti degli altri paesi. Ma la situazione non è questa. Come Lei avrà avuto modo di vedere, i problemi che riguardano il Presidente del Consiglio, vengono discussi, dalla stampa italiana, e stendo un pietoso velo sulle televisioni italiane, e da tutta la stampa estera, da circa due mesi. Oramai non si tratta più di indiscrezioni malevole, ma di fatti, fondati su documenti che ancora possono circolare liberamente in Italia e all’estero. E la cosa più imbarazzante, per me, cittadino italiano, non sono tanto i commenti della stampa estera, di qualsivoglia parte politica, sui fatti, ma il rinnovarsi su tutta la stampa estera della domanda: - Ma come mai in Italia non succede nulla di fronte a questi fatti? Come mai il Parlamento fa come se non fosse successo nulla? Come mai i cittadini non si indignano?- Vede Presidente, questa è la ragione per cui ritengo che non bisogna dare tregua ai fatti. Ripetere frasi dette da altri sa sempre di artificiale, ma in questo caso vorrei fare un’eccezione: “Un popolo che smette di indignarsi è un popolo che ha smesso di avere dignità”. E’ per questo che, invece di dare tregua, domani mi permetterò di fare il contrario di ciò che Lei si auspica: intendo mettere in rete (lo può leggere sul mio sito) e rendere pubblico un documento in cui pongo al Presidente del Consiglio Signor Silvio Berlusconi, altre sette domande in aggiunta alle dieci che un quotidiano nazionale gli sta ponendo da più di un mese. E questo documento lo farò tradurre in francese, inglese, tedesco, spagnolo, giapponese e arabo. Vorrei mostrare ai cittadini degli altri paesi che noi italiani sappiamo ancora indignarci. Caro Presidente, La ringrazio di quello che prova a fare per il bene di questo nostro problematico paese, ma per favore non chieda agli italiani di seguire quel comportamento che, comprensibile per un Presidente della Repubblica, farebbe sentire noi cittadini dei vigliacchi se facessimo finta di nulla. Un caro saluto, Carlo Cosmelli |