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IN pARTE MORGAN

pubblicato 18/gen/2010 07:17 da simone manzi   [ aggiornato in data 18/gen/2010 07:31 ]

 
 
 
 
 
 
 
Marco Morgan Castoldi
Mauro Garofalo
 

Un libro intervista a tre, c’è un intervistatore e c’è l’artista Morgan poi l’uomo, Marco.

Il giovane reporter insegue i “due” intervistati passando dalla città alla riviera , con intervalli in studi televisivi sconosciuti al lettore.

Sono parole che si riversano sul nastro magnetico alla rinfusa, tra il fumo azzurrino delle sigarette, complici non sospette.

Marco “Morgan” Castoldi  si descrive ; parla di sé del suo passato , dagli inizi ai progetti futuri.

Morgan è all’apice del successo , della visibilità e riconoscibilità questo grazie ad un talent show molto seguito che è riuscito ad aprire nuove porte al cantante e showman; a dargli nuovo pubblico.

Tra l’uomo e l’artista ci sono infinite similitudini ed è come un gioco di specchi…di immagini che si rincorrono senza fine e senza inizio.

Marco è consapevole della ridondanza del suo alter ego ed è però sempre cosciente di ciò che fa, ciò che propone nei vari e svariati contesti in cui opera.

Non tradisce mai sé stesso, casomai amplifica un po’…gioca con l’esteriorità…giochetti da mago del palcoscenico mai fini a sé stessi…giochetti che hanno come scopo quello di portare , trasmettere messaggi a chi è in grado di coglierli…per chi sa trascendere l’immediato per giungere al recondito.

E allora è interessante leggere dove , da cosa ha tratto ispirazione Morgan…

La sua idea di poesia dunque i poeti amati, i musicisti che lo hanno appassionato come De André,

Tenco.

La sua idea di comunicazione televisiva e non…di tutto ciò si parla in questo libro che, si lascia leggere freneticamente quasi come fossimo presi anche noi dal vortice che è , e che porta con sé Morgan.

Poi la sua idea di anarchia e il suo pensiero sui media , sul potere mediatico del tubo catodico che “istruisce” il telespettatore…in realtà lo fuorvia…lo inebetisce…mai realmente lo fa crescere!

Insomma un libro interessante del quale consiglio la lettura…magari non prima di dormire perché dopo aver letto anche solo poche pagine il cervello sarà spinto a ragionare a pensare e la notte quindi si dilaterà , tralascerà il dormire…ma infondo “la notte serve a scrivere i romanzi”.

 

ANDREA PUCCI

Corto, come un romanzo nuovo

pubblicato 14/set/2009 09:18 da simone manzi

 
 
 
 
ILLAZIONI SU CORTO MALTESE, ULTIMO EROE ROMANTICO.
Gianni Brunoro
 

Gianni Brunoro, classe 1936, è giornalista pubblicista dal 1975 e dal 1968 si occupa di fumetti.

Nel 2008 pubblica per la Lizard edizioni il sopracitato volume dandoci una mano nel comprendere il fenomeno Corto Maltese; fenomeno che sta attraversando il tempo dato che dalla sua comparsa son passati ormai più di quaranta anni e sempre più riceve attenzioni da parte di pubblico e critica.

Bene, questo ampio e dettagliatissimo libro ci fornisce la chiave per un analisi completa del personaggio, analizza la sua psiche, quella dei suoi compagni di viaggio o per meglio dire di avventure.

Potrebbe essere una biografia non autorizzata del “bel marinaio” ma non è soltanto questo.

Brunoro la sa lunga perché da anni ne è un estimatore, è stato amico dell’autore, l’ha intervistato più volte seguendolo nella  sua evoluzione.

Il volume è zeppo infatti di vecchie interviste sue e non sue, riportate qua per render meglio comprensibile al lettore (sia questo solo un curioso od un vero e proprio cultore) quel che la saga realmente è, quel che rappresenta, dove trae spunto ed ispirazione; quanto ci sia di Hugo Pratt in tutto questo fluire.

Corto qua non è solo il personaggio di un fumetto ma, è giustamente una personalità a tutto tondo, un uomo coi suoi principi, idee, passioni; un uomo che dalla sua prima avventura (Una ballata del mare salato) fino all’ultima, è cresciuto magari anche invecchiando.

Ogni avventura è analizzata, ogni incontro importante è menzionato….si comprende il rapporto che quest’ultimo “gentiluomo di fortuna” ha con la madre, con le donne, quelle amate o quelle solo incontrate lungo il cammino.

Ancora il rapporto con gli amici, coi nemici, con la vita; l’idea che questi ne ha.

È poi Pratt sempre presente attraverso le sue parole, la curiosa evoluzione da “fumettaro” artigiano come si definiva fino ad arrivare a definire il suo lavora come “letteratura disegnata”.

Hugo Pratt stava evolvendosi piano piano (due delle sue tavole difatti prima della prematura scomparsa eran già diventate romanzi), il disegno si era fatto più scarno ma non perché lo tralasciasse, solo perché sempre di più era la trama , la parola, che diveniva impellente.

Comunque questo che ci offre Brunoro è qualcosa che ci mancava, magari un libro non per “principianti”, forse è qualcosa più per iniziati, per adepti…per chi avendo già da un po’ incontrato il Corto ne volesse qui carpire i segreti, l’essenza, i retroscena..

Ma, forse è anche un bel modo per stabilire da subito un rapporto di complicità.. tanto, allo stesso modo mai tutto sarà chiaro e scorrendo le strisce delle sue scorribande qualcosa di nuovo o al principio incomprensibile lo troveremo sempre……

Sarà come incontrare un vecchio amico, di cui si , sappiamo, ma che ogni volta è pronto a stupirci con qualche sua stramberia.

Andrea Pucci

Giovanni Lindo Ferretti - REDUCE

pubblicato 09/giu/2009 08:05 da simone manzi

 
 
 
 
 
[A me m’ha rovinato il ’68!

 

avevo 15 anni, convalescente

terapia intensiva ed erezioni

scomode d’adolescente

 

make love not war

Paris, le mai

cen’est qu’un debout

viva rivoluzione

 

veemenza tra mancina e manca

pestilenza self made man single

20 anni d’escrescenza, stordimento

 

a me m’ha rovinato il ’68?

m’ha disarticolato, messo in serbo

meglio si poteva peggio certo:

largo di spalle inalberare meriti

curvo strascicare tronfi crediti

cecati gli occhi sbattere la testa

in reverenza stolta ad idola

infanzia, incolta semina

continuò il suo combat

germinandomi

 

infanzia, colta semina

germoglia disvelandosi…]

 

Così termina il primo “romanzo-diario” del ex leader dei CCCP, ex pure dei CSI, e giunto si dice al termine del capitolo PGR.

Mi son trovato a leggere questo breve volume adesso per la seconda volta, trascinato dall’entusiasmo dato dall’ascolto dell’ultimo LP dei PGR: Ultime notizie di cronaca..

Ho sfogliato di nuovo queste sue pagine cercando di capire ogni parola, nella notte quando un buon libro è complice.

Giovanni si racconta e racconta storie, intreccia e tesse come ormai ci ha abituati con le sue canzoni, preghiere..

Il percorso non è affatto lineare, non segue lo spazio, il tempo…segue casomai il fluire delle emozioni, delle sensazioni..accumulate negli anni..

Le parole sono poche, meritano attenzione crescente..non una parola in più, non una parola in meno.

Parole però empie di significato, povere, scarnificato il lessico….quasi canzoni…la metrica è simile, simile al suo parlare, lento; si lascia ascoltare da chi ha orecchie fini.

Giovanni ha chiuso il cerchio con un percorso, che prima lo ha allontanato dalla sua terra, dalle origini…poi l’ha fatto ritornare, tornare a “casa” in senso fisico e simbolico..

Le origini povere ma fiere della sua famiglia, famiglia di allevatori, terra di pastorizia sull’appennino tosco-emiliano.

Fuga e poi ritorno..riscoprirsi montano, cattolico, antifascista e anticomunista…

Probabilmente queste riscoperte gli avranno dato pure dolori, discrepanze interne ma, tanta gioia alla fine…gioia di rivivere…riscoperta.

È un libro per capire l’Uomo Giovanni Lindo Ferretti, non è l’autobiografia di una rockstar…cosa che lui non è mai certamente voluto essere!

Cantava  “…non fare di me un idolo…lo brucerò….trasformami in megafono ..mi incepperò..”

Lo canterà ancora ma forse, con maggiore serenità e ritrovata fiducia.

 

Andrea Pucci

 

Tiziano terzani - La fine è il mio inizio - Longanesi

pubblicato 19/mag/2009 07:11 da simone manzi   [ aggiornato in data 19/mag/2009 07:47 ]

 
 
 
 

 

 

Un padre racconta al figlio tutto il percorso della sua vita, della sua esistenza; attraverso esaltazioni, percorsi esistenziali…esperienze ed insegnamenti.

Tiziano Terzani, o meglio l’Anam il senza nome, negli ultimi mesi della sua malattia sceglie l’Orsigna; paese montano nella sua Toscana ricco di ricordi, per ripercorrere tutta una vita.

Quest’ultimo Terzani è un uomo dall’umore meraviglioso, sereno.

Un uomo che ha accettato e capito la malattia, che è riuscito a distaccarsi da un corpo che non considera più il suo ma, un ‘entità a sé stante rispetto all’equilibrio mentale raggiunto.

Vivendo in questa dimensione, nella sua gompa (le piccole case in stile tibetano), seduto su di una poltrona, si concede al figlio Folco come in un’ultima intervista.

Dalle origini modeste, vissuto alla periferia di Firenze; agli studi presso scuole locali, passando dalla Normale e, poi in America studiando la Cina.

Quest’uomo che durante la sua vita facendo il giornalista e lo scrittore, ha sempre inseguito la diversità essendone attratto.Ha capito che questa è l’unica vera ricchezza del mondo.

E allora dunque in questo bellissimo libro troviamo tutte le sue passioni, quelle di un giovane come oggi ve ne son pochi, pochi; uno che ha inseguito quello che ha inseguito lungo il Percorso, non per denaro ma quasi per missione.

Una missione che però gli ha sempre regalato gioia, esperienza, insegnamenti e crescita interiore.

Ci son dei capitoli bellissimi e toccanti: quello in cui parla della moglie e del modo in cui l’ha incontrata, scelta, quello in cui veramente si cerca di lasciare un’eredità ai giovani cercando di tracciare una via percorribile in questo mondo caotico.

Bello e intenso è pure seguire il percorso personale, quello più mistico….quel percorso che l’ha portato in India, in Himalaya, in Tibet….ma che soprattutto gli ha donato una serenità ed un distacco dalla vita materiale, dalla materia; incredibile.

È un volume che consiglio a chiunque, chiunque abbia un minimo di sensibilità e abbia voglia di cambiare qualcosa; sia dentro di sé che fuori.

Fuori appunto, in un mondo in cui tanto si può e si deve fare…c’è tanto bisogno di persone come lui.

 

 

P.S. esiste dal 1999 un sito internet che gli è stato dedicato: www.tizianoterzani.com

 

 

Andrea Pucci  

 
 
 
 
 
 
 
 
 

Gabriele D'Annunzio - L'innocente -

pubblicato 11/mar/2009 11:07 da simone manzi   [ aggiornato in data 11/mar/2009 11:24 ]

 
 
 

L’innocente vede la pubblicazione nel 1892 ed è il secondo romanzo della trilogia detta: “Romanzi della Rosa”, ovvero della voluttà.

Il primo era stato Il piacere e il terzo sarà Il trionfo della morte, pubblicato nel 1894.

Il romanzo narra la storia di Tullio Hermil e di sua moglie Giuliana, colpevoli entrambi di tradimento.

Punto cruciale della vicenda è però un omicidio che lo stesso narratore, nei panni di Tullio, confessa all’inizio del romanzo anticipandone in qualche modo la fine. L’omicidio di un pargolo appunto “innocente”.

Partendo da questo presupposto, D’Annunzio inizia a raccontare la storia come dice di ricordarla…

Il lettore dunque sa già in parte come si evolverà la vicenda ma, è attraverso il rapporto tutt’ altro che semplice tra i due coniugi che si entra nel profondo cunicolo e intreccio narrativo dal quale veramente sarà difficile distogliersi.

In più D’Annunzio caratterizza il protagonista dandogli una psicologia estremamente complessa che per molti tratti ricorda l’ Andrea Sperelli de “Il piacere”. Un uomo all’inizio incapace di continuare ad amare la moglie, solo pochi anni dopo il matrimonio,  e colpevole di continui adulteri .

La donna profondamente devota al marito fino all’estremo, cederà poi anch’essa al tradimento e il crudele destino sarà tanto beffardo ed inevitabile per entrambi.

La storia è altresì talmente credibile, data l’intensità della narrazione, che il lettore quasi non prenderà respiro tra una pagina e l’altra; sarà catturato dalla psiche del protagonista e magari, dimentico del delitto ignobile  cui si è macchiato, si troverà a sperare insieme ai protagonisti per un finale dai toni tenui.

 

Andrea Pucci

 

Inutile dire che ne suggerisco la lettura, consigliando pure “Il piacere”.

 

La linea d'ombra - Joseph Conrad

pubblicato 15/feb/2009 07:34 da simone manzi

 

Joseph Conrad nacque in Ucraina nel 1857 e morì in Inghilterra nel 1924.
Alla giovane età di diciassette anni si imbarcò come mozzo a Marsiglia e fù marinaio prima su navi francesi, poi inglesi.
Nel 1884 conseguì il brevetto di capitano di lungo corso; poté attraversare così tutti i mari del mondo avendo poi pure modo di comandare una nave.
Nel 1894 abbandonò il mare dedicandosi alla letteratura, dopo il successo ottenuto dal suo primo romanzo:La follia di Almayer.
Il romanzo da me letto e di seguito recensito uscì nel 1917, va poi ricordato Cuore di tenebra dal quale è stato tratto il film di Francis Ford Coppola, Apocalypse now con Martin Sheen e Marlon Brando(consiglio la visione ad ogni appassionato di cinema; armato però di pazienza data la sua durata)
Adesso dopo questa breve introduzione sull'autore, è l'ora di parlare del romanzo….
La linea d'ombra….molti forse non sanno cosa sia…in effetti è un lasso di tempo, un insieme di esperienze non facilmente precisabili durante le quali si ha il passaggio dalla giovinezza all'età adulta.
Questa linea di confine non viene attraversata con facilità, poiché ricca di momenti eccezionali in quanto condensati in emozioni forti, crisi emotive e quant'altro può turbare l'animo dell'uomo!
Il protagonista del romanzo, ovvero l'alter ego dell'autore stesso, vivrà questo momento durante la sua prima traversata al comando di una nave.
Infatti tracciando la trama brevemente dirò che il protagonista licenziatosi dall'incarico di marinaio su nave orientale prima scende a terra, non sapendo bene cosa fare; poi capitatogli casualmente tra le mani il comando di una nave (il suo primo comando!) s'imbarca di nuovo; da qui poi l'intera trama…
All'inizio del lungo racconto il protagonista è un "ragazzo", alla fine benché siano passati solo una ventina di giorni sarà divenuto un uomo! Non però senza aver attraversato innumerevoli momenti di vera e propria disperazione, rammarico, pentimento, paura, estasi data da improvvisi entusiasmi.
È proprio nella descrizione di questi momenti che Conrad da tutto se stesso: esaltando i sentimenti e le sensazioni del Capitano e dell'intero equipaggio.
Descrivendo questi giorni quasi come un lungo peregrinare in preda a febbri isteriche!
Il narrare è si veloce e scorrevole ma dà la sensazione che lo spazio di tempo durante il quale si svolge la trama, sia dilatato enormemente.
Il lettore però è spinto veloce, sempre oltre il rigo successivo rendendo in pratica questo breve romanzo ancor più breve; non per questo meno bello.
Consiglio così infine a ognuno la lettura, scommettendo che vivrete come da protagonisti l'odissea psicologica del Capitano "Conrad".

 
Andrea Pucci

I vagabondi del Dharma - Jack Kerouac

pubblicato 15/feb/2009 07:27 da simone manzi   [ aggiornato in data 15/feb/2009 07:32 ]

 

Jack Kerouac…….., molti associano subito al suo nome il romanzo più famoso: Sulla strada, sicuramente a livello popolare il più conosciuto.
Io no, almeno in principio…..infatti non potevo associare proprio niente a nessuno poiché io Kerouac cinque anni fa non sapevo chi fosse!
Il "nostro incontro", è stato pura casualità: mi trovavo infatti ad uno di quei raduni motociclistici, e casualmente mi rirovai a leggere un volantino, reclamizzante proprio un raduno; infondo c'era scritto:
:-Dobbiamo andare e non fermarci mai finchè non arriviamo.
-Per andare dove, amico?
:-Non lo so, ma dobbiamo andare.
J. Kerouac
Fui folgorato da quelle frasi cosi inneggianti alla vita, al viaggio, alla ricerca di se stessi attraverso l'esperienza, alla vita on the road insomma.
Giorni dopo corsi in biblioteca e chiesi qualcosa dell'autore a me sconosciuto, non avevano Sulla strada cosi ebbi I vagabondi del Dharma, poi tutto il resto di quel magnifico mondo poiché mi gettai nella lettura dei romanzi di Kerouac, Neal Cassady, William Burroughs, Lawrence Ferlinghetti, nelle poesie di Allen Ginsberg insomma fui catapultato in quel "meraviglioso" mondo che è quello della Beat generation.
Adesso che ho spiegato quel che è stato l'inizio….direi sia l'ora di parlare de "I vagabondi del Dharma".
È un bel romanzo dove il protagonista, (alter ego dell'autore), insieme alle solite scorribande in mezzo a riti alcoolici si impegna nella ricerca di una nuova verità identificata col Dharma dei buddisti ispirandosi ai metodi della scuola giapponese Zen.
La ricerca portata avanti dai vari personaggi è veramente sincera anche se mischiata a volte con riti orgiastici, sbornie ecc.
Il romanzo ha punte vere di ascetismo e meditazione ed è bello seguire i due protagonisti Japhy Ryder e Ray Smith su per le montagne della California in cerca di illuminazione, leggere delle loro scalate, dei loro poeti preferiti, ascoltare i loro Haiku, immedesimandosi con loro e la loro ricerca di purezza e santità Zen.
Anche se non ci riusciranno, non importa, perché il loro impegno è stato vero impegno ed è valso sicuramente…….
Buon viaggio a tutti……………..

Andrea Pucci

Tropico del capricorno - Henry Miller

pubblicato 15/feb/2009 07:18 da simone manzi

                     

Per iniziare un po' di storia…..
Henry valentine Miller nasce a Yorkville, nello stato di New Yoek, nel dicembre del 1891. Un anno dopo la sua famiglia si trasferisce a Brooklyn dove ha un infanzia piuttosto normale. Si iscrive nel 1909 al College di New York ma presto viene espulso…fugge allora con quei pochi soldi, insieme ad una donna di 37 anni vagabondando per gli states; anni in cui lavora in modo saltuario accontentandosi di tutto. Nel 1914 stanco e deluso fa ritorno a New York aiutando il padre nella sartoria di famiglia; è in questo periodo che gli si attribuiscono i primi tentativi di scrittura. Miller ha già una moglie e una bambina, per questo si trova costretto a trovare un lavoro fisso; entra cosi come direttore del personale alla Western Union Telegraph Company ed è qui che comprende perfettamente il meccanismo, perfetto e crudele, della società americana. Nel '23 incontra la donna della sua vita, che sposerà l'anno dopo. Lei è June Edith Smith ed'è la prima a credere nel talento narrativo di Henry. Nei sei anni successivi sarà lei a mantenerlo, probabilmente prostituendosi, mentre lui scrive e dipinge, studia i classici come Dostoevskij, Rimbaud e Proust. Nel '27 si considera scrittore ma ben poco è sgorgato dalla sua penna ed il mondo lo ignora… Nel '28 però qualcosa si muove ed infatti due anni dopo Miller parte per un viaggio d'esplorazione in Europa, senza June. A Parigi l'inizio è difficile, vive di stenti come un clochard; la fortuna però lo aiuta: conosce artisti e personaggi che lo inseriscono in un circolo culturale molto stimolante…lì conosce Ana i s Nin. E' in questo periodo che inizia a scoprire il suo stile e comincia la stesura del suo romanzo più famoso, Tropico del Cancro. Vive così per un po' facendo il correttore di bozze per il Tribune e insegnando inglese a Digione. Nel '32 termina Tropico del Cancro che verrà pubblicato nel 1934 in Francia. Nel '38 esce Max e i fagociti bianchi e nel '39 Tropico del Capricorno. Nel Luglio del'39 lascia Parigi per la Grecia ma la seconda guerra mondiale lo costringe al rientro in patria. I primi anni negli Stati Uniti sono difficili a causa dei problemi legati ai suoi romanzi accusati di oscenità e proibiti nel mondo anglosassone. Vive così come può compilando oroscopi e scrivendo racconti pornografici a pagamento( raccolti poi postumi in Opus Pistorum). Nel 1940 parte per un viaggio itinerante negli States insieme ad un amico pittore; questo viaggio lo ispirerà per la stesura di Incubo ad aria condizionata, romanzo di denuncia ad una America senza valori e definitivamente perduta. Scriverà poi i romanzi: Il mondo del sesso, I giorni di Clichy, La saggezza del cuore, Domenica dopo la guerra e Ricordati di ricordare. Sempre in quegli anni termina La crocefissione rosea, trilogia che comprende Sexus, Plexus e Nexus (siamo intorno al 1947). Nel '44 si trasferisce a Big Sur sul Pacifico ed escludendo altri sporadici viaggi vi rimane fino alla morte. Nel 1961 finalmente viene autorizzata la vendita di Tropico del Cancro in tutti gli Stati Uniti, naturalmente il successo di pubblico è immenso e di li a poco escono pure Tropico del Capricorno e tutti gli altri. Dal '65 in poi scrive poco, la sua fama comunque è ormai internazionale e nel 1970 riceve il premio dell'American Academy of Literature . Nel '74 invece riceve la Légion d'Honneur, prima di morire poi nel 1980. L'ultima fra le tante mogli di Miller è stata una cantante giapponese di soli 32 anni. Adesso dopo aver dovutamente elencato i punti essenziali della vita di un così grande pensatore, passerò a parlare del romanzo in questione: Tropico del Capricorno del 1939. Il romanzo è diviso in tre parti: la prima intitolata “Sul trolley ovarico”, la seconda denominata “Interludio” e la terza chiamata “Coda”. Il romanzo non segue un vero e proprio filo logico e cronologico, infatti si parte dalla sua infanzia trascorsa nel quartiere, dalle sue più profonde sensazioni, dove nasce il male che sempre si è portato dentro….quella consapevolezza d'essere diverso…quasi un prescelto che è dov'è per raccontare ciò che sente, fino in fondo senza filtri, ci ha offerto quella sua visione così viva e pulsante da intimorire, sulla vita il mondo e sugli uomini! Punto cruciale d'esperienza è il periodo in cui lavora come direttore del personale in un grosso ufficio: lì viene a contatto diretto con la realtà americana, col suo subdolo meccanismo che schiaccia i più deboli e bisognosi. E di questi ce ne sono…una massa di uomini e donne fra i più poveri e degradati al mondo, d'ogni razza e origine, ognuno col suo problema e che vengono sballottati da un ufficio a l'altro come tabulati….. Qui Miller matura il suo spirito antiamericano, uno spirito che naturalmente già covava…. Miller poi attraverso continui flash-back torna all'adolescenza, ci racconta con pungente realismo i suoi primi incontri sessuali….gli amici veri anche se un poco pazzi della gioventù, con i quali ha condiviso pazzie con le ragazze più disparate, da quelle raccolte per strade, alle madri degli amici, …..Miller ama le donne, ama scoparle, prenderle nei posti più assurdi ed impensati ma attenzione: lui non è un maniaco col chiodo fisso o un maschilista prepotente…..Lui le donne le ama davvero, ama ciò che stà in mezzo alle loro gambe ed è capace di iniziare un discorso filosofico proprio da li… Sono le donne, quelle che ha sposato che ha incontrato che lo hanno segnato ed ispirato…attenzione quindi a valutarlo nel modo sbagliato….Miller è un amatore e sa quel che vuole! Sono poi spiazzanti le pagine che dedica ai momenti più difficili, agli anni poveri durante i quali è costretto a fare i lavori più deprimenti e contro la sua personalità…. Miller non concepisce il lavoro così come è: non concepisce l'arrivismo americano che genera solo squilibri e aridità nel tessuto sociale…. Lui è un artista forte, ha un pensiero illuminante sull'argomento ed in questo è un visionario alla ricerca di se stesso, di un modo d'emergere per vivere poi a suo modo! Fa sognare quando descrive i momenti più belli, quelli vissuti in una casa d'amici, a suonare il piano e bere birra, in un mondo distante dalla realtà del tessuto sociale; un mondo di sogno dove trionfa la musica( che lui ama), il bere e lo stare insieme con persone amiche e stimolanti…sognando….. Nella Coda, parla delle donne, della donna , di un tipo incredibile che, non si capisce bene se l'abbia avuta oppure no, una donna superlativa della quale l'uomo Miller è entusiasmato e turbato….. Insomma il romanzo chiude in bilico…come lo è per tutte le pagine; percorso da un frizzante andamento tra un rimando e l'altro, una storia e un'altra…..tutte incredibili a noi che leggiamo…. Tutto con quella forza narrante tipica di Miller selvaggia ed elegante che ha fatto la sua fortuna.

 

Andrea Pucci

 

Dell'autore ho letto e consiglio vivamente:
- Tropico del Cancro eccellente e Bohemienne
Incubo ad aria condizionata Illuminante e dirompente nella sua “arringa” antiamericana

 

 

 

 

 

E ti vengo a cercare - Franco Battiato - sulle tracce di Dio - di P. Jachia

pubblicato 15/feb/2009 07:09 da simone manzi

                     

Bene, questo è un volume che parla di tante cose tutte assieme e correlate: in primis di Franco Battiato poi di Dio, della religione ovvero e della canzone come forma d'arte.
Parto dicendo che l'ho trovato molto interessante e stimolante, in grado di fare un po' di chiarezza su chi sia il personaggio Battiato: come musicista-poeta e uomo.
Si parte dalla nascita e origini che si collocano nella Sicilia del dopoguerra, in una famiglia normale (sua madre sarta e il padre camionista), per arrivare fino ai giorni attuali e all'incontro col filosofo Manlio Sgalambro.
Viene percorso nella totalità la sua evoluzione: artistica e umana, dagli esordi conseguenti al trasferimento dalla Sicilia a Milano, agli intrecci culturali e ideologici che sempre si ritrovano espressi nei suoi testi.
Figura principale: Dio. Certo non il Dio dei cattolici ma qualcosa che va oltre..Franco non si definisce cattolico, né mussulmano, ne induista; egli ha un rapporto profondo con questo Dio difatti nella sua ricerca spirituale preferisce l'intimismo e la meditazione in solitudine. Non ama la religione imposta da coloro che ti vogliono convertire, intende la religiosità come un fatto intimo.
Scorrono così i testi delle sue canzoni che piano piano ma con chiarezza, delineano le idee e i principi fondanti dell'uomo Battiato.
È veramente profondo il rapporto che riesce ad avere con questo Dio e nei testi si trovano infiniti rimandi e citazioni dalla Bibbia, (testo che dichiara aver letto tre volte e fondamentale nella sua vita).
Malgrado quello che sopra ho detto il libro non risulta pesante ma anzi è molto interessante seguire questo suo cammino e scoprire tratti nascosti delle sue canzoni.
Poi non sono per me canzoni ma, vanno certamente oltre….sono testi di assoluta poesia…..ed hanno una enorme capacità di raccontare il presente come di dare suggestione al passato, anche remoto.
Si arriva certo ad apprezzare questo uomo, nato forse povero ma, che ha saputo con tenacia inseguire il suo personale tratturo, in maniera trasversale e in molteplici campi; quello ultimo ad oggi: il cinema.
Queste pagine poi danno una certa serenità e aiutano il lettore che , in qualche maniera, è in cerca di una visione personale di Dio e conseguentemente di spiritualità.
Se però c'è una cosa che non mi è piaciuta è l'ultimo capitolo, dove vengono trattati forse argomenti un po' troppo filosofici, difficile seguire tutto quel che viene detto se non si ha una cultura adeguata.
Comunque il volume resta pur sempre interessante e costruttivo…….aiuta a capire meglio e se necessario ad aprire ancora un po' gli occhi su questo nostro presente.

 

Andrea Pucci

 

 

 

Hugo Pratt - Periplo immaginario - la mostra....

pubblicato 12/feb/2009 09:13 da simone manzi   [ aggiornato il 14/feb/2009 10:32 da andrea lippi ]

Dal 24 marzo al 08 ottobre 2005-Palazzo Squarcialupi-Santa Maria della Scala-SIENA

 

Breve biografia

Hugo Pratt nasce il 15 giugno del 1927 vicino Rimini, vivrà per un periodo  in Etiopia, dove il padre lavora come progettista stradale. La famiglia però è d’origine veneziane, città cui Pratt resterà sempre molto legato, con ascendenze inglesi, francesi, marroni e turche…

Da sempre appassionato di fumetti, ben presto darà vita al suo primo personaggio: Asso di Picche, un eroe mascherato dall’aderente costume giallo, pubblicato sull’omonima testata, alla quale collaboravano anche Dino Battaglia, Damiano Damiani, Mauro Faustinelli e Alberto Ongaro.

Queste storie venivano pubblicate in Argentina ed anche dopo la chiusura di “Asso di Picche” ,  il gruppo veneziano continuerà a lavorare per il Sud America, finché nel 1950, verrà loro proposto di trasferirsi a Buenos Aires. Là Pratt continuerà a lavorare a Junglemen, sui testi di Onagro; in questo periodo creerà numerosi personaggi di successo come Sargento Kirk, Ernie Pike, Ticonderoga.

Successivamente viaggerà in Gran Bretagna e in West Virginia, tornando poi però in Argentina (disegnando Ann y Dann, una serie ambientata in Africa).

Nel 1961 si trasferirà in Brasile dove collaborerà con Enrique Lipszyc alla creazione della Escuela panamericana de arte.

Successivamente, a metà degli anni Sessanta, tornerà in Italia ed inizizierà a collaborare al “Corriere dei Piccoli”. Nel 1967 uscirà a Genova “Sgt Kirk”, un mensile che darà a Pratt molto spazio e sulle cui pagine realizzerà “Una ballata del mare salato”, lungo fumetto di spirito avventuroso dove per la prima volta compare il personaggio di Corto Maltese; eroe romantico alla Conrad che, divenendo poi protagonista indiscusso di molte avventure, darà a Hugo Pratt il meritato successo internazionale.

Morirà nel 1995.

 

La Mostra

La mostra è ospitata in un bellissimo palazzo, ristrutturato pochi anni fa, proprio sulla piazza del Duomo.

Fattore importante è che si tratta della prima esposizione antologica delle sue opere, a dieci anni dalla sua scomparsa.

Appena entrati vi troverete immersi totalmente nel “suo mondo”, fatto di viaggi reali o immaginari compiuti dall’autore, nei suoi lunghi anni passati da girovago in giro per il globo .

Di fatto l’esposizione è divisa in sette sezioni geografiche, dedicate ognuna ad un luogo reale dove ogni volta ha ambientato le sue storie.

Così troviamo: Venezia, il Mondo Celtico, l’Africa, L’America latina, il Nord America, il Pacifico e l’Asia.

Le opere selezionate sono 350, siano esse tavole eseguite a china, acquerelli o con pastelli a cera.

L’orecchio è allietato, e spinti siamo noi a viaggiare; da suoni, musiche che echeggiano nelle sale e l’occhio è rapito dalle immagini delle sue opere e da immagini video realizzate appositamente…

È veramente sorprendente guardare le sue tavole, i tratti dei personaggi sono splendidamente evidenziati talvolta con pochissime pennellate ad acquarello, altre mischiando i tratti con la china, altre volte usando i pastelli a cera…la mostra da un idea completa del modo di lavorare dell’artista, ci sono così alcune tavole dove Pratt studiava i particolari: dalle uniformi militari (africane, indiane o che so Nord americane..), dai tratti dei personaggi ( di profilo, di fronte); tutto con una ricerca del dettaglio incredibile…

Vediamo così ampiamente, l’evoluzione avuta dall’autore……..e nei suoi viaggi ritornano gli echi delle letture che lo hanno accompagnato da bambino e poi da adulto, i suoi amori…

Vedi Stevenson, Conrad, London, e poi le letture di Curwood, zane Grey e di Kennett Roberts che lo hanno portato sulle tracce degli indiani d’America ed a spaziare in quel  mitico spazio che è stato  la Frontiera …..

Saranno invece i ricordi dei giorni passati in Africa, nei deserti, quegli spesi ad Addis Abeba col padre, che gli faranno scrivere le avventure ambientate in Africa come: “Gli scorpioni del deserto”.

Certamente il suo personaggio più famoso è stato ed è Corto Maltese, e qui il visitatore potrà ammirare l’intera serie di tavole originali de “una ballata del mare salato”, storia in cui fa il suo esordio il marinaio più affascinante della storia, a mio parere.

Insomma per chi ama il fumetto in generale, o per chi stima  Hugo Pratt….o più semplicemente, se sognate viaggi avventurosi in terre lontane……questa mostra fa decisamente per voi.

Concludendo lascio a margine una dichiarazione dello stesso Pratt…….

 

“Mi succede di non aver più voglia di uscire

da questo mondo di miti

e di non saper più nemmeno

dov’è il mondo reale”

 

Hugo Pratt 

 

 Andrea Pucci

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