Paolo Franceschetti scrive al magistrato Clementina Forleo
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| Questo nome lo abbiamo sentito, nei telegiornali e nelle trasmissioni politiche, fino a poco tempo fa. Poi è finito subito nel dimenticatoio, sotterrato da tutta una serie di notizie, che non meritavano per tanti giorni, gli onori della prima pagina. Perchè tutto questo? Perchè chi comanda i mass-media, vuole impedirci di pensare, non vuole che ci arrivino certe notizie: vuole che parliamo dell'isola dei famosi, del delitto di Cogne (con tanto di plastico, a mo' di gioco di ruolo), del delitto di Meredith e via dicendo. Cose che meritano di essere discusse, ma fino ad un certo punto. Girando in rete ho trovato una lettera "aperta" a Clementina Forleo, che doveva essere pubblicata su una rivista giuridica, ma chissà perchè non è mai apparsa. Fortunatamente è apparsa su Internet e ve la riporto integralemente, poichè credo che valga la pena leggerla. Il suo autore è Paolo Franceschetti. Come Don Chisciotte
1) Gli accertamenti hanno determinato con "sufficiente sicurezza"….
L’espressione sufficiente sicurezza è senza senso. O uno ha la
sicurezza, o non ce l’ha… una sicurezza sufficiente non esiste, perché
la sicurezza non può essere sufficiente, buona o ottima. La sicurezza è
una certezza. E una certezza non conosce gradazioni. Mi ricorda
l’espressione "è un po’ incinta". Forse in questo caso sarebbe
appropriato usare l’espressione "il poveretto si è un po’ suicidato". 2) Le modalità dell’atto hanno indotto "qualche sospetto"… ho notato ascoltando le sue interviste che lei ha un gran senso dell’umorismo; ora, se lei è un appassionata di film comici, questa espressione non le ricorda il "leggerissimo sospetto" di Fantozzi sull’identità dell’amante della moglie? Ho letto un’intervista al PM De Magistris in cui lui temeva pallottole o tritolo. Se mi posso permettere, da studioso "esterno" di questa materia, non credo che rischi pallottole o tritolo; il rischio maggiore è quello di un incidente stradale per rottura accidentale dello sterzo. E’ possibile anche un suo suicidio che faranno passare per un episodio depressivo, o magari un colpo di pistola esploso per caso durante una rapina, come successe se non ricordo male al maresciallo Boemio, (anche lui tra i decessi sospetti del caso Ustica) oppure un infarto improvviso dopo aver bevuto un caffè in un bar. Talvolta, quando mi scontro con l’inefficienza della nostra polizia mi viene rabbia verso il singolo individuo. Un giorno, che mi interrogarono cercando di insinuare che la mia collega fosse stata avvelenata da una mia ex fidanzata gelosa, avrei voluto saltare al collo del poliziotto e farmi arrestare per un reato vero, quello sì…. strangolamento di poliziotto durante un interrogatorio, fattispecie non prevista dal codice ma che la mia immaginazione di giurista ha subito inquadrato nelle cosiddette "scriminanti non codificate". Poi però penso che non è colpa loro. E’ il sistema in cui viviamo che crea questi mostri. Abbiamo un sistema giuridico assolutamente folle, ma a cui siamo assuefatti e che ci sembra assolutamente normale. Un sistema giuridico in cui occorre scomodare nientemeno che la Cassazione a sezioni unite per sapere a chi spetta il diritto di erbatico su un campo (cioè il diritto a pascolare le pecore: v. Altalexmese del numero scorso). Per una sentenza del genere (che, ricordiamolo non decide la sostanza della questione, ma decide unicamente quale giudice dovrà decidere) ci sono voluti anni, migliaia di euro spese in avvocati, e chissà quante decine di migliaia di euro per le ore di lavoro dei magistrati, dei cancellieri, e del personale vario, che in qualche modo hanno contribuito all’emanazione di questa sentenza. Tutti noi, giudici e avvocati, perdiamo ore di tempo solo per capire se la notifica deve essere fatta a mani o per posta; anni di lavoro e di studi per capire se gli oneri condominiali vanno pagati dal conduttore o dal proprietario; anni di lavoro per arrivare in Cassazione e capire se rubare una marca da bollo integra gli estremi della truffa o del peculato, o per capire la sorte della cartella esattoriale senza accertamento. Aggiungiamo poi che le leggi sono spesso incomprensibili. Le sentenze anche. Il tutto ha come conseguenza un sistema giuridico al collasso, dove anche noi che siamo avvocati, per capire se possiamo detrarre una determinata spesa dalle tasse, dobbiamo rivolgerci ad uno specialista, perché siamo i primi a non saper decifrare le leggi e comunque per farlo impiegheremmo troppo tempo. Poi però non sappiamo nulla di vicende come Ustica, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, e il giorno in cui ci imbattiamo in vicende del genere, magari, arriviamo a pensare addirittura che l’incidente capitatoci sia casuale. Qualche settimane fa apparve su Altalex e su Pratica Forense la sentenza della Cassazione sullo spaccio dei semi di rosa hawayana. Come posso prendermela con un poliziotto che tutto il giorno combatte per capire se i semi di rosa hawayana rientrano o no nelle sostanze vietate come stupefacente? Se io che sono un avvocato e dirigo due riviste giuridiche ho impiegato un’ora a leggerla e capirla, immagino la difficoltà che incontrerà il poliziotto, che di ore ne impiegherà almeno il triplo, e che certo non ha tempo allora, per capire che l’incidente capitato alla mia collega è identico a quello di altre centinaia di persone, cosa che sarebbe sufficiente per far scattare un indagine più accurata. D’altronde, occorre riflettere sul fatto che nelle more del processo di Ustica vennero cambiate alcune importanti leggi penali, quella sull’abuso di ufficio e quella sui delitti contro la personalità dello stato; che nelle more dei processi iniziati con tangentopoli cambiarono la legge sul falso in bilancio, quella sulla prescrizione, ecc., in modo da rendere impunibili alcuni soggetti coinvolti nelle varie vicende. Se si riflette su queste cose ci si rende conto che il sistema è quello che è, e non cambierà tanto facilmente, perché è un sistema in cui ciascuna variabile dipende dall’altra. I poteri occulti esistono e possono agire perché le forze di polizia e la magistratura sono paralizzate; queste forze sono paralizzate perché le leggi sono confezionate appositamente in modo da paralizzarle; ma le leggi sono fatte dai politici, quindi i politici sono parte integrante dei poteri occulti; ma i politici – quei politici che si fanno le leggi ad hoc - sono eletti da noi. Purtroppo anche noi siamo parte del sistema e lo alimentiamo. Il potere occulto siamo noi, diceva Madame Blavatsky nel 1800 in uno dei suoi libri di teosofia. Lì per lì quando lessi il libro, quindici anni fa, la ritenni una farneticazione, ma in effetti poi a 40 anni suonati ne capisco il senso. Già, perché ad ogni elezione, in genere, ho votato un partito o un movimento che poi mi sono regolarmente pentito di aver votato. So che lei è di idee politiche diverse dalle mie. Ma non conta. Alle ultime elezioni ho votato un partito che poi ha eletto tra i suoi senatori nientemeno che un tipo che era stato condannato a venti anni per aver ucciso un poliziotto durante una rapina. E stendo un velo pietoso su ciò che ho votato in passato. Il sistema non cambierà tanto presto giudice. Non cambierà grazie a lei, o grazie a me che scrivo questi editoriali o grazie alla collana che pubblicheremo, come non è cambiato nonostante tutti quelli che hanno combattuto e che sono addirittura morti per questo ideale. Ci vorranno decenni perché cambi un sistema del genere e purtroppo penso che non vedremo mai il sistema perfetto che io e anche lei immagino, sogniamo, in cui le leggi saranno chiare, semplici e giuste, e verranno applicate in modo uguale per tutti, e le tasse verranno distribuite veramente a chi ha bisogno e per opere pubbliche, e i politici prenderanno il loro lavoro come un servizio, e non come un privilegio, e penseranno prima di tutto ai bisogni del paese e solo in minima parte ai loro. Allora mi piace pensare che il sistema un giorno, anche se io non sarò li a vederlo, sarà diverso anche grazie al mio contributo, al suo e di tutte quelle migliaia di persone che, nonostante tutto, vanno avanti nella loro lotta per la giustizia. Quando io e miei colleghi accettammo in studio una collega che si era imbattuta nei cosiddetti poteri occulti (impropriamente chiamati così, perché in realtà sono palesi, per chi ha occhi per vedere) e ce ne dovemmo occupare per lavoro mi dissi che da quel giorno sarebbe iniziata la mia corsa contro il tempo. Non potevo sapere quanto tempo ancora mi sarebbe rimasto e ogni giorno che mi viene regalato penso che potrebbe essere l’ultimo. D’altronde, un mio amico qualche giorno fa ha perso il suo bambino di otto anni in un banale incidente stradale da cui lui è uscito senza un graffio. E allora dico a me stesso che il destino è tale da non permetterci di poterlo governare. Ed è inutile preoccuparsi per la propria incolumità perché il nostro destino è comunque scritto. La lascio con l’augurio che feci a me stesso qualche anno fa; le auguro che il destino le dia la forza per continuare nel suo cammino. E mi auguro che sia vero quello che mi dicono le persone che mi consigliano spiritualmente: la vita ti fa affrontare solo le prove che tu sei in grado di sopportare. E c’è un senso per ogni cosa che ci capita, per la morte del bambino del mio amico, e per quella dei suoi genitori. La abbraccio e le mando tutta la mia solidarietà. Tra pazzi ci si intende e mi creda, siamo anche in molti ad esserlo. PS. E lo sa giudice….? Anche il fatto che questo articolo, in forma di lettera, non sia stato pubblicato sulla rivista per cui originaramente era prevista è indicativo. Il giurista può parlare del diritto di erbatico, del danno esistenziale (categoria su cui esce una sentenza al mese da anni oramai); del contratto a favore di terzo avente ad oggetto formicai del Gabon, ma non di temi generali, come politica e magistratura. Questi non sono temi giuridici. E infatti i giuristi in genere non li conoscono e li ritengono, per usare le parole dell’onorevole Accame, fantascientifici. Paolo Franceschetti. Avvocato. Docente a contratto di diritto civile all'università di Teramo (SSPPL). Direttore scientifico della rivista Altalexmese. Codirettore della rivista "La pratica forense" edita da Maggioli; Coordinatore della collana "L'esame da avvocato" edita da Maggioli. Curatore del corso di preparazione all'esame da avvocato, Viterbo. Docente nei corsi intensivi del CSA per l'esame da avvocato (Milano, Bologna). Autore dei testi: Corso di diritto amministrativo (La tribuna, 2002); Corso di diritto penale (La tribuna, 2003); Obbligazioni e responsabilità civile (Napoli, 1996); Il contratto (Simone, 2003); Responsabilità civile (Simone, 2001); I singoli contratti (Simone, 1998). Autore di articoli, note a sentenza, saggi. | MENU |