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METODO AREPO CON ACQUA VITALIZZATA

Che cosa é il Metodo Arepo?

Il metodo AREPO (Aqua Radians Energiam Profluens Operatrix) (acqua fluida creatrice irradiante energia) si serve di acqua di sorgente, o proveniente da un impianto a osmosi inversa, o da una bottiglia in vetro o in plastica di acqua minerale, e utilizza due bottiglie da 1 litro o 1,5 litri, con il collo formato da scanalature predisposte per l’avvitamento, collegate con il piccolo apparecchio Devajal, in modo tale da formare una clessidra. Le bottiglie di vetro o di plastica, anche da un litro e mezzo, vengono messe a bagnomaria per qualche ora, in modo che l’etichetta possa staccarsi; successivamente si asciugano le bottiglie e si applicano con lo scotch le strisce con i simboli, allegate al libro.

Prima di vitalizzare l’acqua, occorre prendere un recipiente a chiusura ermetica, e immergere in ½ litro d’acqua 150 g. di sale himalayano in pietre. Basta riempire parzialmente di acqua il recipiente di vetro perfettamente pulito, e aggiungere i cristalli di sale, che si scioglieranno quasi tutti nell’arco di un’ora, formando una soluzione idrosalina satura al 26%. Da questo momento si noterà che i cristalli non si dissolvono più, e solo aggiungendo dell’acqua si scioglieranno ancora, fino a raggiungere sempre la concentrazione massima del 26%.

Finchè i cristalli sono (anche parzialmente) visibili nel recipiente, si ha la certezza che la soluzione idrosalina sia satura e si può prelevare ogni giorno la giusta quantità. Se non si vedono più i cristalli, bisogna immetterne altri nuovi, in modo tale che ci siano sempre; questa è la garanzia che la soluzione è satura. Tale soluzione si mantiene per sempre, in quanto sterile, se il recipiente viene tenuto chiuso ermeticamente.

Sulle due bottiglie si applicano con lo scotch le due strisce di carta contenenti i quattro  simboli, cioè il fiore della vita, il quadrato magico, il simbolo della consapevolezza, il simbolo personale.

Occorrenti:

Acqua a temperatura ambiente (o tiepida o calda, se preferite).

2 bottiglie di vetro trasparenti con filettatura a vite (in alternativa, di plastica trasparente, liscia e regolare, cioè senza scanalature sui fianchi);

2 strisce di carta con i quattro simboli;

8 piccoli pezzi di scotch;

1 vitalizzatore Devajal;

150 g. di sale cristallino (in pietre) dell’Himalaya in un recipiente di vetro contenente ½ l. d’acqua.

L’acqua utilizzata non deve essere addizionata di anidride carbonica, perché diventa acida, e perché la CO distrugge la sua struttura molecolare, inducendo alcuni elementi, come il calcio, ad unirsi in legami molecolari che possono creare rischi di deposito nell’organismo.

Si riempie (o si svuota, in caso di acqua minerale) per ¾ con acqua a temperatura ambiente (in modo che ¼ della bottiglia rimanga vuoto) la bottiglia da 1 litro alla quale è stata attaccata con lo scotch la striscia di carta con il simbolo della consapevolezza e quello personale (in modo tale da essere letta dall’interno della bottiglia). Definiamo questa come la bottiglia-matrice. L’acqua utilizzata deve essere di sorgente, o preparata con il metodo ad osmosi inversa, o oligominerale (possibilmente proveniente da bottiglie di vetro, ma va bene anche quella delle bottiglie in plastica, perché la loro acqua verrà vitalizzata). Questa è la bottiglia dalla quale si potrà bere l’acqua AREPO, o direttamente, o versandola in un bicchiere di vetro.

Se la bottiglia utilizzata è da 1,5 litri (sono in genere quelle di plastica) va riempita (o svuotata) sempre per circa ¾, fino ad arrivare a poco più di 1 litro.

Alla bottiglia matrice si aggiunge un cucchiaino di soluzione idro-salina al 26% di sale himalayano, contenuta nel recipiente di vetro prima descritto, e successivamente viene avvitato il Devajal, all’estremità superiore del quale si avvita sopra l’altra bottiglia vuota capovolta, in modo da formare una clessidra.

 

Dopo aver poggiato su un tavolo la clessidra così formata, occorre inviare all’acqua messaggi positivi di autoguarigione. Ognuno può esprimere i propri, in base a ciò che ritiene più importante per se stesso e per gli altri.

L'ideatore del metodo ha  fatto riferimento ai codici dell’Anima, che sono:

1)      lo specchio;

2)      l’armonia;

3)      la libertà;

4)      l’amore;

5)      il senso.

In considerazione di tali codici, i messaggi positivi di guarigione che ha formulato sono stati:

1)      Possa io sentire che le persone che incontro mi fanno da specchio per ciò che sono.

2)      Possa io ritrovare l’armonia universale che regola la vita.

3)      Possa io essere libero di realizzare gli obiettivi del mio percorso animico.

4)      Possa io vivere l’amore in ogni momento della mia vita.

5)      Possa io dare un senso alla mia vita.

Posizionandosi a pochi centimetri dal tavolo, con la mano sinistra che regge il fondo della bottiglia in basso, e le prime due dita della mano destra che fanno da fulcro sul Devajal, si imprimono dei piccoli movimenti rotatori, in modo tale da formare un vortice nella bottiglia superiore, mentre in quella inferiore l’acqua scorrerà lungo le pareti. Nel momento in cui si forma il vortice, si consiglia di poggiare sul tavolo la parte inferiore della “clessidra” formata delle due bottiglie, e di osservare con attenzione e ammirazione profonda il fenomeno implosivo.

Si ribaltano le due bottiglie per altre 5 volte, in modo da creare 6 vortici, i primi tre in senso orario e i successivi tre in senso antiorario (o viceversa); con un numero pari di volte, alla fine l’acqua da bere si ritrova sempre nella bottiglia-matrice (quella con il simbolo della consapevolezza e con quello personale).

Il numero 6 è quello che descrive proprio la dimensione fisica degli oggetti; nella cosmologia cinese tale numero è associato proprio al movimento dell’acqua, nella numerologia dell’antica Cina è connessa al concetto del divenire, nella Bibbia ai sei giorni della creazione della materia manifestata, e abbiamo visto con gli esperimenti di Masaru Emoto che nei fiocchi di neve l’acqua assume forme esagonali. Inoltre, con la sua forma il 6 abbozza un inizio di spirale, lo scheletro numerico della struttura modulare dell’Universo.

L’acqua così preparata va bevuta o direttamente dalla bottiglia-matrice o versandola in un bicchiere di vetro, in qualsiasi momento della giornata, al mattino dopo il risveglio, o nel pomeriggio, o prima di cena o prima di andare a letto. Può anche essere sorseggiata durante il giorno, nel caso in cui appare difficile bere interamente il contenuto della bottiglia, che è di circa ¾ di litro nel caso di una bottiglia da 1 litro, oppure di circa 1 litro se la bottiglia scelta ha la capacità di 1 litro e mezzo.

L’unica accortezza deve essere quella di non berla tutta, ma lasciarne circa 2 dita sul fondo della bottiglia, in modo tale che il giorno successivo basterà solo riempirla con altra acqua a temperatura ambiente (anche calda, se preferita) fino a ¾, aggiungere un cucchiaino di soluzione idro-salina e applicare il Devajal, formando i 6 vortici. L’acqua rimasta nella bottiglia, quando se ne aggiunge dell’altra il giorno successivo, trasmette la sua memoria a quella nuova, e viene successivamente vitalizzata. Tutta la tecnica dura al massimo 5 minuti, e può essere eseguita in qualsiasi momento della giorno, mentre l’acqua va bevuta lontano dai pasti, possibilmente in unica soluzione o sorseggiandola nell’arco della giornata.

Il metodo AREPO va applicato ogni giorno per 3 mesi; l’ideale sarebbe farlo tutta la vita, perché è connesso con la vita stessa. La caratteristica fondamentale di ogni acqua vitalizzata, come ad esempio le acque a luce bianca dei Santuari Mariani, è la sua riproducibilità; poche gocce di acqua vitalizzata possono informare un litro di acqua normale di rubinetto o minerale in bottiglia, quindi è possibile riprodurla all’infinito.

Tratto dal libro "Acqua e Coscienza" di Francesco Oliviero edito da Melchisedek