Ipanema mette a confronto quattro personaggi fondamentali, cercando
di anticipare le vicende che li coinvolgeranno nel settimo libro (articolo redatto il 11.01.06)
“Accadde all’improvviso. L’insegnante dal naso adunco guardò diritto negli occhi di Harry, oltre il turbante di Raptor e un dolore acuto attraversò la cicatrice sulla fronte del ragazzo.
(…) quello è il Professor Piton. Insegna Pozioni ma non gli piace; tutti sanno che fa la corte alla materia di Raptor. Piton sa un sacco di cose sulle Arti Oscure”.
(HP e la Pietra Filosofale – pag. 122)
Inizia così l’incontro tra Harry e il prof. Piton. Uno sguardo penetrante e la cicatrice di Harry brucia da morire. Più avanti nella lettura della saga che si concluderà con il 7° libro, scopriremo che la cicatrice che Harry porta sulla fronte dalla sera in cui Lord Voldemort tentò di ucciderlo senza riuscirvi, per lungo tempo mostrerà a Harry la presenza stessa di Voldemort nei paraggi oppure la sua rabbia, una sorta di corrispondenza e di comunione tra i due, inscindibilmente legati da quell’episodio che tanta devastazione porterà nelle loro vite. Eppure questo episodio, che avviene nei primissimi momenti in cui Harry soggiorna a Hogwarts avrebbe dovuto far risaltare fin da subito almeno una cosa: Piton è legato a Voldemort e il bruciore della cicatrice lo testimonia.
Fino al 6° libro però Piton si dimostra essere un personaggio ambiguo, che pur con la sua severità e il suo non soltanto apparente odio nei confronti di Harry ma soprattutto nei confronti del padre di quest’ultimo, James, lascia al lettore un interrogativo quasi ossessionante: Piton è cattivo, oppure nasconde dietro questa manifesta animosità nei confronti del protagonista della saga, una volontà invece di proteggerlo e di aiutarlo seppur segretamente?
Analizzando i dati che abbiamo a disposizione attraverso i sei libri scopriamo però che:
1. Piton è un mago dalle capacità e dal talento superiore a tutti i maghi viventi tranne forse Silente e Voldemort. (Sirius Black nel 5° libro afferma che Piton entrò il primo anno a Hogwarts già in grado di fare incantesimi e maledizioni che pochi maghi adulti erano in grado di conoscere) Il “forse” è d’obbligo per spiegare la teoria successiva. E’ un grande occlumante – capacità di chiudere la mente alla lettura estranea – e di conseguenza un grande legilimens – capacità appunto di leggere la mente altrui – al punto che nel 5° libro Silente chiede a lui di insegnare occlumanzia a Harry Potter, e il cui insuccesso non è dato sapere se voluto o dovuto all’effettiva incapacità di Harry di apprenderla.
2. Piton ha da sempre una fascinazione, quasi un’adorazione per le Arti Oscure, e ogni qualvolta ne parla sembra quasi estraniarsi in una sorta di ebbrezza, al punto che Harry nel 6 libro si sente rivoltare al sentirlo descrivere le Arti Oscure con tanta venerazione.
3. Piton ha sempre aspirato alla cattedra di Difesa contro le Arti Oscure, senza peraltro riuscirci fino al 6 anno di scuola di Harry.
4. Già dal ricordo che Harry intravede nel Pensatoio al 5 anno, dove si vede un bambino dai capelli neri che piange in un angolo mentre una figura maschile sovrasta minacciosa la figura esile di una donna, si intuisce che Piton ha avuto un’infanzia travagliatissima e infelice, dominata dalla presenza di un padre violento nei suoi confronti e in quelli della madre.
5. Nel 6° libro scopriamo che Piton è il Principe Mezzosangue, il proprietario del libro di pozioni le cui annotazioni aiutano Harry a migliorare la propria – e fino ad allora deficitaria – conoscenza della materia e a risolvere con essa alcuni problemi relativi alla sconfitta definitiva di Lord Voldemort. In effetti il libro sembra essere appartenuto a Eileen Prince, madre di Piton, il cui cognome da signorina, Prince appunto, viene assunto da Piton come pseudonimo per celare la sua identità e la paternità di innumerevoli formule di sua invenzione. Ma “Prince”, tradotto in italiano Principe, è altresì un titolo nobiliare. Che accomuna sorprendentemente Piton a Lord Voldemort, avendo anch’egli scelto per se stesso uno pseudonimo con un titolo nobiliare contenuto in esso.
6. E’ un mezzosangue. La madre ha sposato un babbano che presumibilmente la maltrattava non accettando i suoi doni e le sue capacità. E anche in questo non possiamo non notare la profonda analogia con Tom Riddle, il cui padre addirittura ripudiò la madre strega, infischiandosene del figlio che aspettava.
Le analogie tra Piton e Lord Voldemort sono evidenti: entrambi con infanzia vissuta in situazioni disagiatissime, senza amore; una considerazione di sé elevata e sempre in crescita; attrazione per la “parte oscura” della magia; aspirazione frustrata alla cattedra di Difesa Contro le Arti Oscure per entrambi, tranne che per Piton l’ultimo anno del suo soggiorno a Hogwarts; occlumanti e legilimens entrambi; pseudonimo con titolo nobiliare; mezzosangue entrambi ma entrambi convinti assertori della necessità di una epurazione nel mondo della magia nei confronti dei maghi provenienti da famiglie senza talento magico, i figli dei babbani. Disprezzo per i “sangue-sporco”, i maghi senza discendenza magica diretta, appunto.
Ma Piton inizialmente un Mangiamorte, vale a dire un seguace di Lord Voldemort, se ne distacca, pentendosi e apparentemente ravvedendosi dalla sua scelta di seguire l’Oscuro Signore, che comunque continua a chiamare in questo modo – il modo in cui tutti i MangiaMorte chiamano Voldemort – e non “Colui-che-non-deve-essere-nominato” come il resto del mondo magico.
Ed è proprio questo “ravvedimento” che genera il grande dubbio, il quesito: Silente afferma di avere una ragione importantissima per credere ciecamente alla fedeltà di Piton. Ed è in relazione alla profezia che la Prof. Cooman evocò tredici anni prima, e in seguito alla cui conoscenza pur soltanto parziale, Lord Voldemort decise di uccidere i Potter e fallì nell’uccidere Harry.
Di questa profezia, per bocca di Silente, si sa soltanto che la Prof. Cooman a colloquio per un posto a Hogwarts con Silente preside della scuola, entrando in trance appunto inizia ad evocarla.
A metà della stessa profezia, però il proprietario della locanda dove erano alloggiati, interrompe la riunione in quanto ha scoperto un intruso a origliare alla porta della loro stanza. Ma già dalla descrizione nel 5 libro di come avvengono i fatti, e dai racconti che la Cooman fa nel 6 a Harry rivelando che l’intruso nient’altro era che Piton stesso, non si riesce a capire in maniera netta che effettivamente Silente e la Cooman siano stati interrotti e che quindi Piton abbia effettivamente ascoltato solo una parte della profezia. Anche quando “evapora” la profezia contenuta nella sfera al ministero poi andata distrutta, la profezia viene evocata senza soluzione di continuità. E’ Silente che dice a Harry che la profezia è stata riferita soltanto a metà a Lord Voldemort, omettendo la questione più importante “nessuno dei due può vivere, se l’altro sopravvive”, perché chi origliava ne aveva solo sentita metà. Ma non c’è un riscontro evidente della cosa, ed è impensabile che la Cooman, in trance, abbia potuto risvegliarsi per il rumore dato dall’intrusione e riprendere la propria trance tranquillamente subito dopo. Abbiamo visto che ogni trance della Cooman è casuale e assolutamente incontrollabile.
E se Piton avesse ascoltato tutta la profezia, ma avesse deliberatamente scelto di raccontarne solo una parte all’Oscuro Signore?
Cosa avrebbe ottenuto attraverso ciò?
Gratitudine e considerazione da parte di Lord Voldemort. Rivelandogli la parte iniziale della profezia, comunque dimostrava la sua fedeltà dandogli una ragione importantissima per mettere in pratica le sue intenzioni.
Gratitudine e considerazione da parte di Silente che in questa sua azione potrebbe aver visto l’effettivo ravvedimento, unito al rimorso per la morte dei Potter.
Ma soprattutto cosa avrebbe ottenuto Piton per se stesso?
Non rivelando a Voldemort che Harry è il Prescelto, e che l’uno deve uccidere l’altro se vuole sopravvivere, praticamente innesca un importante meccanismo che gli permette di eliminare in un colpo solo tre grossi rivali: Silente, Voldemort e Harry stesso.
Silente, infatti, indebolito nella lotta contro Voldemort, viene eliminato da Piton stesso con facilità. E’ vecchio, stanco, facile preda e facile da uccidere.
Voldemort potrebbe eliminare Harry. Piton sa che Voldemort in persona vuole eliminarlo. Ma Piton è consapevole anche delle notevoli capacità di Harry a sopravvivere in un eventuale scontro. Entrambi comunque da questo scontro verrebbero pesantemente indeboliti. E alla fine, sia che sopravvivesse Harry, sia che sopravvivesse Lord Voldemort, per Piton sarebbe facile eliminare l’ultimo rivale.
Per questo Piton salva Harry tutte le volte che invece avrebbe potuto ucciderlo. Non per fedeltà a Silente o per un debito di rimorso nei confronti dei genitori che lui stesso ha mandato a morire, bensì perché ha tutto l’interesse affinché Harry sopravviva il più possibile e si scontri con Voldemort faccia a faccia. Piton sa che Harry solo può contrastare Voldemort, per via della profezia. E per far questo deve far in modo che Harry aumenti le sue capacità e le sue abilità. Anche attraverso il suo libro, che non credo arrivi nelle mani di Harry casualmente come sembrerebbe ad una prima lettura. Il libro si trova inizialmente tra una serie di vecchie copie a disposizione dell’aula di Pozioni, antica aula di Piton stesso quando fino all’anno passato insegnava quella disciplina. Il libro viene dato dal Prof. Lumacorno direttamente a Harry, e Piton ha già modo di insospettirsi a proposito della sua bravura in Pozioni alla festa di Natale data dal Prof. Lumacorno stesso. Piton fissa con insistenza Harry durante la conversazione nella quale Horace Lumacorno conferma la bravura in Pozioni di Harry. Piton è un grande legilimens, possibile che non abbia letto già allora dell’esistenza del libro? E pur nella gravità dell’azione di Harry con il Sectumsempra lanciato a Draco Malfoy, Piton sembra non insistere troppo sul recupero del libro. Capisce perfettamente che il libro di Ron non è quello su cui studia Harry, che Harry sta mentendo, ma non insiste, non fa nulla per recuperarlo. Piton sa che Harry ha il libro del Principe Mezzosangue, semplicemente perché Piton stesso ha fatto in modo di farglielo avere.
Perché vuole che Harry si scontri con Voldemort e lo sconfigga. O soccomba nello scontro. E così lasciare libero il cambo a lui stesso, che finirà il vincitore indebolito dallo scontro precedente.
Piton dunque super partes. Non dalla parte di Silente, non dalla parte di Voldemort, bensì dalla propria parte. Riscatterebbe finalmente la sua figura di mago notevole e dai poteri considerevoli.
E il fatto che si auto-nomini “Prince” , principe, titolo superiore rispetto a Lord, Signore, lo dimostrerebbe. E’ vero, Hermione e Lupin affermano che nel mondo dei maghi non esiste una gerarchia nobiliare, ma nulla vieta a Piton, in un delirio di onnipotenza a innalzarsi ed eleggersi Principe dei Maghi, una volta sconfitto ed eliminato l’Oscuro Signore.
Ma è pur vero che lo stesso Harry nota le analogie alla fine del 6° libro:
“Si, corrisponde— concordò Harry . — Punta sul suo lato Purosangue in modo da farsi amici Lucius Malfoy e tutti gli altri... come Voldemort. Madre Purosangue, padre Babbano...si vergogna della propria ascendenza, vuole farsi temere usando la Arti Oscure, si sceglie un nuovo nome impressionante...Lord Voldemort ... Principe Mezzosangue...Com'è possibile che sia sfuggito a Silente...?”
(HP e il Principe Mezzosangue – battute finali)
Harry non ha solo Voldemort contro cui guardarsi. O prima o poi… dovrà scontrarsi con Piton. Quel Piton che fin dal primo giorno Harry sente nemico, avvertendo il bruciore della cicatrice al suo sguardo .
Ipanema


