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Maria del Terzo Millennio
di MARIA DI LORENZO Un sì a Dio, come l’Annunziata Dall’Annuncio dell’Angelo a Maria nasce l’Istituto Secolare "Maria Santissima Annunziata", fondato da Don Giacomo Alberione nel 1958 ed oggi presente in 17 Paesi nel mondo - Una vita che si specchia nel sì di Maria. Una volta si riteneva che vi fossero solo due vie da percorrere, affacciandosi alla maggiore età: o il Convento o il matrimonio. Poi però è arrivata una terza via, approvata dal Papa Pio XII in conformità ai nuovi tempi e alle necessità della società moderna. Né Convento, né abito religioso, ma un lavoro, una propria dimora, un apostolato fecondo ed il cuore indiviso, tutto e solo di Dio. "Istituti Secolari" fu il nome dato da Pio XII a tale forma di vita [cfr. Costituzione Apostolica "Provida Mater Ecclesia" e Motu Proprio "Primo Feliciter"]. "Secolari" perché i suoi membri vivono nel secolo, cioè nel mondo, pur essendo dei veri religiosi. Una vocazione nuova, piuttosto diffusa nella Chiesa, ma non ancora del tutto conosciuta dal popolo di Dio, sovente ignorata dai mass media. Vogliamo appunto parlarvi qui di uno di questi Istituti, e precisamente dell’ "Istituto Maria SS. Annunziata", fondato dal Beato Don Giacomo Alberione nel 1958 e da allora "aggregato alla Società San Paolo", la Congregazione "altrice" del carisma di origine per tutta la Famiglia Paolina. Tale Istituto femminile, detto familiarmente "delle Annunziatine", è appunto uno dei dieci rami della Famiglia Paolina. Approvato da Papa Giovanni XXIII nel 1960, è formato da consacrate a Dio che, con la professione dei consigli evangelici, nella loro condizione secolare e nell'ambito dei loro impegni sociali, si dedicano alla diffusione del messaggio della Salvezza. ![]() Nelle foto: a sinistra, numeroso Gruppo di Consacrate dell’Istituto "Maria SS. Annunziata" con il Fondatore, il Beato G. Alberione. A destra Don Giacomo Alberione riceve la Professione religiosa di una delle prime Annunziatine. Intuizione profetica di Don Alberione Il futuro Fondatore della Famiglia Paolina era nato il 4 Aprile 1884 a San Lorenzo di Fossano (Cuneo). La madre lo aveva consacrato a Maria nel Santuario della "Madonna dei Fiori" appena dopo la sua nascita. Una famiglia contadina, la sua, dove ogni sera si recitava il Rosario; e la recita del Rosario fu per il piccolo Alberione la prima, autentica scuola di preghiera e di santità. Fisicamente gracilino, ma con una volontà che sembrava fatta di granito, dopo una crisi giovanile che doveva rivelarsi salutare (aveva abbandonato gli studi del Seminario), Giacomo tornò in Seminario, ad Alba, nell’autunno del 1900 e fu proprio alla fine di quel fatidico anno, nella notte che segnava il passaggio al nuovo secolo, che accadde qualcosa di decisivo per la sua vita e la sua futura missione di apostolo. Durante la veglia di adorazione solenne nel Duomo di Alba, mentre era inginocchiato a pregare, una particolare luce gli venne dall’Ostia, l’invito di Gesù: "Venite ad me omnes…", lo incitò a fare qualcosa per gli uomini e le donne del secolo che stava nascendo, il Novecento. Vagando con la mente nel futuro, gli pareva che anime generose avrebbero sentito le stesse cose che lui sentiva, una schiera di apostoli, come "angeli sulla terra" per la salvezza del secolo futuro. Un secolo che si annunciava molto difficile, caratterizzato da grandi conquiste e trasformazioni. Il secolo dei totalitarismi, delle imprese spaziali e dei mass media. Ordinato sacerdote il 29 Giugno 1907, nel 1913 Giacomo Alberione ricevette dal Vescovo di Alba l’incarico della "Buona Stampa" attraverso la direzione del settimanale diocesano "Gazzetta d’Alba". Un anno dopo, il 20 Agosto 1914, diede inizio con i primi due aspiranti religiosi a quella che dapprima si chiamò "Scuola Tipografica Piccolo Operaio", e successivamente "Pia Società San Paolo".
Per la sua opera nascente Alberione prese a modello l’Apostolo delle genti, Paolo, l’infaticabile maratoneta di Cristo, e mise tutto nelle mani della Madonna: "Maria - egli sosteneva - è la Madre dei Religiosi. Ella sta al principio delle istituzioni religiose come stette al principio della Chiesa prima della Pentecoste". Nel 1915 fu avviato il "Laboratorio Femminile" che divenne più tardi la "Pia Società Figlie di San Paolo", alla cui guida egli pose, con grande fiducia, la giovanissima Teresa Merlo, di vent’anni appena, che prese il nome di Tecla. Nel 1924 nacque la "Congregazione delle Pie Discepole del Divin Maestro", a cui negli anni successivi si aggiungono le "Suore di Gesù Buon Pastore" [dette Pastorelle] nel 1938, le "Suore di Maria Regina degli Apostoli" [dette Apostoline] nel 1957, e i quattro Istituti Aggregati di vita secolare [Gabrielini, Annunziatine, Istituto Gesù Sacerdote e Santa Famiglia], che insieme all’Associazione laicale dei "Cooperatori Paolini" costituiscono i dieci rami del grande albero della Famiglia religiosa creata dall’infaticabile sacerdote piemontese, e da lui guidata con il piglio di un energico capitano d’industria sotto i cui panni, però, batteva il cuore generoso di un apostolo innamorato della Chiesa e posto totalmente al suo servizio.
La miracolosa guarigione di una Annunziatina Il Primo Maestro, come Don Giacomo Alberione è stato sempre affettuosamente chiamato dai suoi figli spirituali, concluse la sua vicenda terrena a 87 anni, nel 1971. Il Sommo Pontefice Giovanni Paolo II lo ha dichiarato Servo di Dio il 25 Giugno 1996, per proclamarlo poi solennemente Beato il 27 Aprile del 2003. Il miracolo riconosciuto dalla "Congregazione delle Cause dei Santi" per la sua Beatificazione, riguarda una guarigione subitanea e scientificamente "inspiegabile" operata da Dio per l’intercessione di Don Alberione proprio su una sua figlia spirituale appartenente all’ "Istituto Maria SS. Annunziata": Maria Librada Gonzalez Rodriguez, di Guadalajara (Messico). Il 4 Aprile 1989, a causa di una caduta, Maria Librada si era procurata un trauma al piede destro che l’aveva obbligata all’immobilità mediante un gambaletto in gesso. Il 29 Aprile fu ricoverata d’urgenza in un Ospedale di Guadalajara per insufficienza respiratoria causata da tromboembolia polmonare, ove rimase per dodici giorni. Due giorni dopo la dimissione, venne nuovamente ricoverata per fibrillazione atriale associata a grave dispnea a cui seguì il 19 Maggio, un accidente vascolare cerebrale embolico che le causò emiplegia facciale e corporale con afasia. Il giorno dopo, il 20 Maggio 1989, in preda ad una nuova crisi respiratoria molto più grave delle precedenti e della durata di mezz’ora, associata a un forte dolore alla spalla, Maria Librada Gonzalez Rodriguez si sentì morire per cui invocò l’aiuto divino per intercessione del Venerabile sacerdote Giacomo Alberione. All’istante riacquistò la capacità di respirare normalmente senza bisogno di ossigeno. Il 25 dello stesso mese venne dimessa dalla terapia intensiva. La guarigione, subito considerata miracolosa, nel 1994 fu sottoposta all’Inchiesta Diocesana istituita presso la Curia di Guadalajara e riconosciuta giuridicamente valida dalla "Congregazione delle Cause dei Santi" con Decreto del 10 Novembre 1995. La Consulta Medica, nella seduta del 14 Febbraio 2002, ha poi riconosciuto che la guarigione fu relativamente rapida, completa, duratura e non spiegabile alla luce delle attuali conoscenze scientifiche. Non è questo un segno di particolare affetto del Primo Maestro per le sue Annunziatine?
Nel mondo, ma non del mondo L’Istituto "Maria Santissima Annunziata" attualmente è diffuso in 17 Nazioni e in Italia si articola in 26 Gruppi. Senza il distintivo dell’abito religioso, senza nessun segno particolare che le distingua, e quindi con la possibilità di inserirsi in ambienti dove il prete e la suora non potrebbero andare, o non sarebbero ben accolti, le Annunziatine vivono a casa propria, stanno in mezzo alla gente e facendo i lavori più diversi. "Le Annunziatine - diceva il Beato Alberione - sono volute da Dio come un fiorente giardino, bello, dove si coltiva la rosa della carità, la margherita dell’ubbidienza, il giglio della purezza". Mi sia consentito a questo punto un ricordo personale: anni fa, quando - come capita un po’ a tutti da giovani - mi interrogavo sulla mia strada, cercando di comprendere per quale vocazione il Signore mi avesse chiamata alla vita, conobbi nella mia ricerca anche l’ "Istituto Maria SS. Annunziata" e lo frequentai per un po’ di tempo, potendone apprezzare fino in fondo la bellezza e lo splendore, davvero nascosto agli occhi del mondo, delle vite consacrate che lo compongono. Il Signore poi mi faceva comprendere che mi chiamava a un’altra vocazione e, tuttavia, anche a distanza di tempo, ricordo con gratitudine e con ammirazione i volti, le vite e le storie che ho avvicinato, toccando con mano quel "giardino fiorente" di cui parlava proprio Don Alberione, "dove si coltiva la rosa della carità, la margherita dell’ubbidienza, il giglio della purezza". Le Annunziatine sono delle autentiche imitatrici di Maria e testimoniano il mistero dell’Annunciazione nell’oggi della Chiesa, modellando la loro vita sulla Vergine di Nazareth, che nella semplicità della vita quotidiana si è lasciata possedere e trasformare dallo Spirito Santo, ha accolto Gesù e lo ha donato all’umanità. Il mondo è quindi il loro campo di apostolato e di santificazione, questo "mondo insulso e tenebroso - come si legge nel Motu Proprio Primo Feliciter - al quale non appartengono e in cui tuttavia, per divina disposizione, debbono rimanere…". Una vocazione difficile, come si può ben capire, giacché rappresenta la grande "scommessa" di essere nel mondo, ma senza appartenergli. Scriveva a tal proposito Don Alberione: "Io credo che negli Istituti Secolari saliranno sugli altari tante anime. Anime umili, anime che non sono neppure riconosciute esternamente come persone consacrate a Dio perché non hanno abito particolare, perché vivono una vita simile ai civili. Ma, sotto sotto, quel cuore piace a Dio, e Dio abita in quel cuore…" [Meditazioni per Consacrate secolari, p. 60]. Maria Di Lorenzo Per informazioni
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SOCIETÀ SAN PAOLO – ISTITUTI PAOLINI DI VITA SECOLARE
di ANGELO DE SIMONE «Capaci di santità Negli Istituti paolini di vita secolare fondati da Don Giacomo Alberione (1884-1971) si professano i consigli evangelici di povertà,castità e obbedienza e si compie un apostolato che penetra dappertutto.
Come nella parabola evangelica del seminatore il buon seme cade nel buon terreno (cfr. Mt 13,19),così lo Spirito di Dio si effondeva all ’inizio del secolo scorso nel fecondo alveo della mente e del cuore del giovane seminarista piemontese Giacomo Alberione (1884-1971),il quale dal medesimo Spirito sarebbe stato guidato a fondare le istituzioni che compongono la Famiglia Paolina, un’eredità notevole, costituita da cinque congregazioni religiose, quattro istituti di vita secolare, un’associazione di cooperatori. Nella seconda metà degli anni ’50 egli avviava i quattro Istituti paolini di vita secolare , dei quali due commemorano il cinquantesimo di fondazione (1958-2008).I loro membri mirano alla santificazione personale e all’apostolato, professando i consigli evangelici con i voti di castità, povertà e obbedienza, vivendo in famiglia e operando nelle più diversificate professioni sociali. La loro vita spirituale e testimonianza cristiana sono alimentate quotidianamente dalla celebrazione eucaristica, la liturgia delle ore, l’adorazione eucaristica. Per gli aspiranti, i novizi e i membri dei rispettivi istituti sono organizzati Esercizi spirituali annuali e incontri periodici a carattere spirituale e formativo. Ogni Istituto pubblica una circolare per il collegamento, l’informazione e la formazione degli aderenti.
Fuori della sacrestia Fin dagli anni dello studentato (1897-1907)il giovane seminarista Alberione si concentra nell’’approfondire il profilo squisitamente "laico" dello stesso Cristo. Scriverà nel 1953 che in quegli anni di studio «meditò il gran mistero della vita laboriosa di Gesù di Nazareth. Un Dio che redime il mondo con le virtù domestiche e con un duro lavoro fino all’età di trent’anni ». Egli si convincerà che «il cristianesimo non è un complesso di cerimonie, di atti esterni, di inchini, ecc.: è una vita nuova […].È necessario che l’uomo sia cristiano non solo pel battesimo, non solo in chiesa; ma in casa, ma in famiglia, ma nella società ». Per attuare questo tipo di pastorale, chiaramente "integrale ",come prete, egli stesso esce dalla sacrestia, quasi esclamando:«Ma come è possibile far del bene a chi non si conosce? Come essere ricercati mentre non si è conosciuti?».Scrive nel primo decennio del secolo scorso, ribadendo il Vangelo, che il Parroco e «pastore di tutti»lascia «le novantanove pecorelle sicure per rintracciare l’unica smarrita».In altre parole, sostiene che per un sacerdote è troppo poco farsi santo, salvando se stesso, riducendo la propria vita e ministero alla messa e al breviario: equivarrebbe a vivere nel chiostro. Come per l’avvio delle Congregazioni religiose fondate dal lui nell’arco di un quarantennio egli è sollecitato da un documento del magistero della Chiesa, così pure per l’avvio degli Istituti di vita secolare è invitato, in questo caso, da più documenti: la costituzione apostolica Provida mater Ecclesia (2 febbraio 1947);il «motu proprio»Primo feliciter (12 marzo 1948),ambedue di Pio XII;l ’istruzione Cum sanctissimus (19 marzo 1948)della Sacra Congregazione per i Religiosi, nei quali documenti è sancita la possibilità di vivere la vita consacrata, oltre che in una comunità religiosa, anche negli Istituti secolari ,i cui membri non hanno l’obbligo della convivenza. Egli considera la Provida mater quale provvidenziale opportunità per allargare l’apostolato della Famiglia Paolina con l’avviare i suddetti Istituti.
Inseriti nel mondo Nell’intero arco dell’anno 1958 don Alberione presenta diffusamente a voce e per scritto a Paolini e Paoline l’Istituto «San Gabriele Arcangelo », per uomini; l’Istituto «Maria Santissima Annunziata »,per donne; l’Istituto «Gesù Sacerdote », per presbiteri diocesani. 1 Il 12 agosto 1958,al termine di un corso di Esercizi spirituali svolto a Balsamo (Mi) per alcune donne, egli accoglie 12 di loro in noviziato con le quali avvia l’Istituto «Maria Santissima Annunziata» (Annunziatine). 2 Il 12 settembre dello stesso anno in un corso di Esercizi spirituali per un gruppo di giovani ad Albano (Roma) egli invita a entrare in noviziato 7 di loro, con i quali fonda l’Istituto «San Gabriele Arcangelo» (Gabrielini). I primi due istituti, già nella loro denominazione, sono un chiaro riferimento all’Annunciazione e al mistero dell’Incarnazione, nel quale essi si trovano inseriti, a prova della fede di Don Alberione in questo mistero. Attorno agli anni sessanta egli assicurava oralmente ai primi Gabrielini: «Siete inseriti nel mistero dell’Incarnazione ». ![]() Don Alberione con i Gabrielini per il consueto ritiro spirituale ad Albano insieme all ’assistente don Lino Brazzo (1968). 3 Nel numero del mese di ottobre 1958 di Vita Pastorale Don Alberione fa pubblicare una comunicazione in cui s’informa il clero, cui giunge la rivista, sull’Istituto «Gesù Sacerdote» per presbiteri secolari (con alcuni dei quali avvierà l’Istituto nel 1959). 4 Don Alberione volle sempre una maggiore santificazione dei coniugi, consapevole che nel matrimonio e nel nucleo domestico voluti da Dio sbocciano la fede, le virtù umane e cristiane, gli stessi carismi ecclesiali e le vocazioni al matrimonio e alla vita consacrata. Egli nel promuovere la famiglia s’ispirava alla santa Famiglia di Nazareth. Gesù nasce a Betlemme e per lunghi anni vive in famiglia con Maria e Giuseppe. Nello Statuto dei primi tre Istituti paolini di vita secolare approvato nel 1960, egli fa inserire o consente che siano inseriti al Capitolo Secondo due articoli (13 e 14) che prevedono l’’iscrizione all’Associazione dei primi tre Istituti «persone che sono legate da vincolo matrimoniale, ma che anelano al raggiungimento della perfezione cristiana, nel modo compatibile col loro stato ».Egli infatti, aperto ai segni dei tempi, sta introducendo nella Chiesa la possibilità della professione dei consigli evangelici pure per persone sposate, superando il concetto che questa sia privilegio riservato ai religiosi, proprio perché celibi. Infatti è convinto dell’armonica unità tra verginità e sponsalità, consacrazione e matrimonio. Ritiene possibile una speciale consacrazione da parte dei coniugi, «purché in condizioni di adempiere i doveri». ![]() Il Gruppo delle Annunziatine e dei Gabrielini nelle Filippine con l ’assistente fr.Romeo Hitosis ssp (2004). Approvazione pontificia All’approvazione ,da parte della santa Sede, dei primi tre istituti si giunge molto presto. Il 4 marzo 1960 don Alberione fa inoltrare alla Sacra Congregazione per i Religiosi la domanda per la loro approvazione. L’8 aprile 1960 ,in tempi brevissimi, ottiene il Decreto di approvazione dei tre Istituti e del loro primo Statuto per un decennio. L’approvazione verrà rinnovata il 22 giugno 1977. Quella definitiva è del 30 marzo 1990. In data 19 aprile 1982 il Superiore generale della Società San Paolo, don Renato Perino (1920-1995),chiede alla santa Sede che l’Associazione «Santa Famiglia» sia riconosciuta come opera propria della medesima Congregazione e ne venga approvato lo Statuto. L’approvazione è data dalla Congregazione per i Religiosi il 19 giugno 1982. Questa approvazione verrà rinnovata il 19 marzo 1993.
Un Gabrielino presenta l ’offerta del pane al superiore
generale don Renato Perino (1989). Apostolato capillare Nella loro condizione secolare e nell’ambito dei loro impegni sociali i membri di questi istituti vivono la consacrazione a Dio e testimoniano la fede cristiana mediante l’apostolato. I consigli evangelici L’apostolato si caratterizza per la testimonianza cristiana, l’annuncio del vangelo, il servizio della carità «nel mondo con i mezzi del mondo, avvalendosi delle professioni, gli esercizi, i luoghi e le circostanze rispondenti alla propria condizione di secolari » (Provida mater ,6/II), a modo di fermento che permea ogni realtà di spirito evangelico per consolidare e far crescere il Corpo di Cristo. In uno scritto di aprile 1958 il Fondatore assicura che i membri di questi istituti sono «capaci della maggior santità e di efficacissimo apostolato»nel mondo; portano tale perfezione «nel seno delle famiglie e della società e di tutte le attività umane»; rendono «enormemente agevole, esteso ed intensificato l’apostolato in innumerevoli ambienti, professioni e organizzazioni chiuse ordinariamente al religioso e ai sacerdoti »; danno «un aiuto efficacissimo in tempi di instabilità politica perché le persecuzioni non possono raggiungerli», non avendo abiti religiosi e distintivi particolari. Chi aderisce alla vita degli istituti paolini si trova nelle comuni condizioni della secolarità e quindi più esposto ai pericoli del secolarismo e all’assunzione degli pseudovalori che la società contemporanea presenta in forme a volte fortemente aggressive. Per di più, egli manca del sostegno di una comunità che lo accolga e di un orario ben determinato che lo agevola. Tutto è rimesso alla sua generosità e senso di responsabilità. Perché rimanga spiritualmente vivace e apostolicamente impegnato, si rendono indispensabili una solida formazione di base e una costante animazione. Questi istituti sono "paolini "perché «opera propria della Società San Paolo», ossia governati dal Superiore generale e dai Superiori maggiori di questa Congregazione mediante propri Delegati. I membri di questi istituti vivono la spiritualità della Famiglia Paolina, saldamente ancorata all’Eucarestia e alla Parola di Dio, e coltivano un’intensa devozione per la persona di Gesù Maestro Via e Verità e Vita e di Maria Regina degli Apostoli, nello spirito dell'apostolo Paolo. In pari tempo testimoniano la fede cristiana occupandosi della divulgazione del messaggio evangelico secondo lo spirito apostolico della Società San Paolo, la quale li promuove e accompagna nel loro cammino di santificazione e apostolato. ![]() Maria Del Pilar, la prima Annunziatina del Messico (1963), con Don Alberione. Aperti a un futuro di speranza Gli Istituti paolini di vita secolare nella Famiglia Paolina, nella Chiesa e nella seconda metà del ventesimo secolo sono stati profezia, speranza e attuazione d’una esperienza di santità, di comunione e di apostolato. Si tratta di una testimonianza "snella" proprio perché "secolare": liberata dalla religiosità eccessivamente istituzionalizzata; aperta provvidenzialmente alla valorizzazione delle realtà terrene, alla promozione umana e all’evangelizzazione, che si fondano sul mistero dell’Incarnazione. Nella Chiesa la vita secolare nella quale si professano i consigli evangelici rappresenta un futuro di speranza almeno per questa importante ragione: perché nella vita spirituale e apostolica essa dissolve l’antico e reiterato conflitto attività contemplazione, come pure la consueta separazione Chiesa mondo. Riferendosi alla vita spirituale e apostolica di questi Istituti, Don Alberione assicura, che attività e contemplazione non possono che essere unite. Con ciò s’intende – egli dice – che chi lavora bene, con le dovute disposizioni, al fine immediato e necessario di guadagnarsi il pane col sudore della fronte, compie il santo volere di Dio, trasformando così il lavoro in preghiera. S’intende anche tenersi unito alla preghiera perenne della Chiesa […], che si prolunga nei secoli, che glorifica il Signore e fa piovere grazia e benedizione sull’umanità, anche sull’umanità più lontana da Dio […]. Vi sono anime che sono come una preghiera ambulante, che cammina […]; anime le quali non sanno pensare che del bene; anime che si tengono in contatto abituale con Dio dovunque si trovino: sul treno, sulla corriera, mentre cucinano o rigovernano, eccetera. In tutto quello che fanno c’è l’unione con Dio, che sarà più o meno sentita, ma che poco per volta diverrà sempre più sentita e renderà l’anima sempre più lieta, perché sentirà la sua unione con il Signore sempre più viva ». ![]() Foto ricordo di Giovanni Paolo II con le Annunziatine (Teresa e Anna) impiegate in Vaticano. È la vita secolare di chi si consacra a Dio nel secolo che in modo particolare fa cadere la dicotomia Chiesa mondo che la ecclesiologia del Concilio ha assolutamente superato, sulla base del comportamento del Signore, degli Apostoli e dei «settantadue» discepoli che sono nel mondo pur non essendo del mondo. Il beato Giacomo Alberione ha lasciato scritto: «Questi settantadue discepoli sono legati al tempo di Gesù, ma insieme sono anche il segno di tutti gli operai che il Signore risuscitato invia nel tempo della Chiesa. Quello che c’interessa in essi non è la funzione gerarchica, bensì il lavoro missionario. Attraverso questi discepoli la missione di Gesù raggiunge tutte le frontiere della storia giungendo alla sua pienezza nella mietitura escatologica […]. Gesù cammina con i suoi verso la mietitura e con essi indirizza tutto verso il Regno. In questo modo la missione dei discepoli si inserisce nella via di Gesù verso il Padre» . Angelo De Simone
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![Gruppo di Annunziatine in visita alla Casa natale del Fondatore, a San Lorenzo di Fossano [Cuneo].](http://www.stpauls.it/madre06/0605md/images/0605md25.jpg)










I cristiani laici possono professare i consigli evangelici con voti pubblici, perpetui o temporanei, in una comunità di un istituto religioso o restando nel mondo, nella fraternità di un istituto secolare ,che non obbliga alla vita di comunità. 




fondati sull’insegnamento e il comportamento del divino Maestro (cfr.Mt 19,12) «sono generali e perfetti» (Tommaso d’Aquino), nel senso che racchiudono il radicalismo evangelico e costituiscono una forma stabile di vita data completamente a Dio per la edificazione della Chiesa, la salvezza del mondo, la perfezione della carità.
