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IL CANE DEL LOUVRE


Meno illustre di Bobby lo Scozzese, il cane del Louvre

il cui nome e la cui razza ci sono ignoti, ebbe l’onore

non già di un monumento, bensì di una poesia

di cui trascriviamo i primi versi:


<Passante, offri rispetto ed onori!

Qui giace il coraggio verso il nemico!

Al martire del Louvre porgi i tuoi fiori

Un pò di pane per il suo amico!>


Il martire del Louvre di cui parla Casimir Delavigne

era un operaio, caduto il 29 luglio 1830

durante l’ insurrezione parigina.

L’amico, di cui si parla nella poesia, era il suo cane

che l’aveva accompagnato sulle barricate

e che fu ferito ad una zampa.

Al pari del cane di Titus Sabinus,

e come il cane di cui parla Napoleone nel Memoriale

di Sant’ Elena, egli si sdraiò sul corpo del padrone

lo chiamò, lo accarezzò e gli restò vicino fino      

a quando, qualche giorno dopo, non vennero

a prenderne il corpo per seppellirlo.

Zoppicando, il cane seguì il carro funebre

che portava con sé le vittime delle

Tre Gloriose e restò nella necropoli

dopo che la folla si era allontanata.

Elesse domicilio sulla tomba

tentò di grattarvi tutto intorno

come se volesse sollevare la speranza

iniziò a piangere ed a gemere per tutta la notte.


Spariva alle prime luci dell’alba

per andare a bere ed a mangiare

e ritornava nello stesso luogo

appena cadeva il crepuscolo.

Un mattino uno dei guardiani del cimitero

lo trovò morto non già di fame, bensì di dolore.