È da tanti anni che faccio il varesotto e mi ha sempre entusiasmato a partire già dall’inverno quando escono le prime news sull’edizione che verrà. Certo non è che siano grandi news, ma in un paese dove la gazzetta fa titoloni su Cassano sì o no in nazionale da 2 anni, sapere quale sarà la tappa d’apertura del varesotto o se Besnate (la mia preferita forse) ci sarà ancora, mi da un po’ di adrenalina in una giornata qualsiasi di febbraio. Poi quando invece so che Brambilla o Caldiroli saranno del Giro, mi crolla il mondo addosso e i miei sogni di vittoria se ne vanno… ah aha ah !!!
L’immagine più bella del giro è quella che ho letto da qualche parte della mandria di bufali impazziti alla partenza. E’ vero ! Quando sono in forma e voglio dire la mia al varesotto, metto in atto tutta l’esperienza fatta nelle code agli skilift quando andavo a sciare svolazzando sugli sci di malcapitati, e sguscio avanti finche non arrivo in prima fila per poi indietreggiare in seconda per non esagerare.
Bufali, o pecore? Mi ricordo che in una lontana edizione a Gallarate ci eravamo spinti talmente avanti dalla riga di partenza che Omodeo ci ha apostrofati al megafono “pecoroni, dove andate? “Siete dei pecoroni, siete così avanti che non avete sentito il via! Il via è già stato dato, andate ora! Avanti!!” E noi, dopo 2 secondi di incredulità, giù la testa e via in quarta. Che risate!
Il successo del varesotto secondo me è dato:
1 – dalla formula a tempi che rende tutti protagonisti e fa si che ci siano tante gare nelle gara. Anche il 450esimo se la batte con il 449esimo. Quest’anno che non potevo contare sulle mie prestazioni per dolori vari, ho vissuto la piccola sfida tra due amici ; Gilberto Anzini e Andrea Maltagliati. Chi vinceva non mi interessava ma mi incuriosiva. A inizio giro avrei dato 50 e 50. All’ultima tappa per caricarli ti becco il Gilbo e gli dico "parti piano che la gara è lunga e poi lo prendi". Poi becco Andrea e gli dico "parti forte che lo stronchi". Morale partono come matti tutti e due a 3,14 il primo km !! E chi a vinto? Non è importante. Come non è importante ?! il giro è si o no competitivo?! E allora per la cronaca ha vinto Andrea, brau!
2 – La salamella. La salamella dopo la gara e l’atmosfera di sagra paesana è la cosa più bella. Per questo 4 sere di sole e 1 sola di pioggia bisogna dire agli organizzatori di prenotarle. Il profumo di estate che si respira (oltre a quello del sudore) è il segreto della partecipazione di tanti podisti che non si vedono in altre occasioni. Le critiche: le critiche ci sono, alcune le condivido, ma al varesotto non gli faranno un baffo, poiché ormai al varesotto si va perché è un ritrovo.
E perché sempre le solite facce? E come mai non ha successo di partecipanti anche nel vicino milanese? Stupstupp patafulmenn, ma se si chiama Varesotto!!!! A parte gli scherzi, non lo so. Forse perché i vicini podisti non lo sanno? Io gli amici che ho coinvolto e che non lo conoscevano, ora lo fanno sempre. Matteo Raimondi |




Caro Matteo, mi ha fatto piacere ricevere il tuo commento perché, anche se in modo trasversale. sei vicino al Giro già dalla prima ora (io allora abitavo a Milano!) e amico dell’organizzatore da lunga data, a tal proposito devo dire che se, quest’ultimo, vuol dire la qualcosa in merito al suo Varesotto, il mio blog non sbatte la porta in faccia a nessuno.
“Il varesotto è sempre il varesotto”, “le critiche non gli fanno un baffo” e si chiama “Giro del Varesotto!!!” Quindi per te, è quasi un rito, come per tanti altri corrisponde alla famosa rimpatriata di vecchi amici di cui parlavo nelle mie riflessioni precedenti. Perché cambiare? perché crescere? a chi gioverebbe? Un vecchio detto recita: chi lascia la strada vecchia per la nuova…. Amen.
Invece, Matteo, a me piacerebbe che succedesse, almeno una volta, che fosse il “padrone a mordere il cane”, ovvero: “nella dura tappa odierna il giovane Matteo Raimondi taglia per primo il traguardo davanti a Fabio Caldiroli” (per esempio). Sarebbe mai possibile con il concetto attuale del Varesotto?