AndoCorri

Varesotto 2009: riflessioni 1

Giro del Varesotto: riflessioni del giorno dopo
 

Cari amici,

quest’anno  per la prima volta mi sono iscritto al Giro del Varesotto, pur sapendo già in anticipo che non avrei potuto partecipare a tutte le tappe in programma. 

Molte le cose che mi sono piaciute: il bel clima che si respira in ogni gara, la partecipazione di tanti bimbi e famiglie, l’ottimo livello organizzativo, ma soprattutto a ghèra sèmper tanti amìs.

Un grazie di cuore agli organizzatori che hanno profuso tanto impegno per permetterci di gareggiare sempre al meglio.

Ho sentito in giro diverse critiche, tra queste almeno due, sul costo e sul real time, mi sono parse infondate. Per me il costo di 30 euro non era affatto eccessivo; 5 gare + una bella tuta di marca valevano ampliamento il costo del pettorale; infine le classifiche ufficiali non possono tenere conto del real time, ma devono essere fatte sui passaggi dal traguardo.

Certo alcune cose non sono andate per il verso giusto e vorrei fare alcune considerazioni;  uè, al rìva lù adèss, ‘l sapientùn! cal voer insegnàg cume sé fa … Lungi da mè l’idea di fare il saputello; vorrei solo buttare giù qualche spunto di riflessione e discussione che possa contribuire a migliorare la prossima edizione.

Ho letto nelle cronache “oltre 1.000 i partecipanti al giro”; in realtà gli iscritti che partecipavano alle gare agonistiche con chip e pettorale erano poco più della metà; gli altri correvano senza tempo finale né classifica; in pratica c’erano due manifestazioni mescolate nella stessa gara; e siccome il problema maggiore sono sempre state le partenze caotiche, questo non va mica bene.

Non parlo per me che, conscio dei miei limiti, parto sempre in fondo; però quando le gare sono così brevi e veloci, partire dietro fa perdere tanto tempo e molte posizioni; per fare un esempio a Somma se partivi in fondo perdevi quasi 1’ ed i classificati tra 24’ e 25’ erano ben 61; però molti “cartellini” erano più veloci dei “pettorali” e si infilavano per partire davanti; ed allora il casino era doppio.

Forse sarebbe il caso di far partire i “cartellini” un quarto d’ora dopo; anche perché in gara ognuno deve sapere chi sono i suoi avversari mentre in realtà non sa se l’atleta con cui sta lottando è un suo avversario oppure uno che non è in gara. La soluzione di far partire davanti i primi 50 e gli altri … cavoli loro! mi è sembrata poco rispettosa nei confronti della maggioranza degli atleti.

Un piccolo appunto su un servizio mancato; la custodia borse. Io sono sempre arrivato in treno col mio zainetto con il ricambio ed ho sempre avuto problemi a “lasciarlo giù”. A Casorate, dove minacciava pioggia, quando ho chiesto se c’era un posto coperto per lasciare lo zaino m’han guardà cume un marziàn cal vurèva andà in sù la lùna; solo a Busto grazie agli amici della San Marco ho potuto lasciarlo in un posto custodito presso il ristoro. E a ghèva dènter nagòtt de valùr, perché a tègni tùtt in dal marsupio, ma almèn la roba de cambiàss…

Poi: 5 gare e “a sègnan sèmper lù e lè!”… se vincono sempre gli stessi viene a mancare quel clima di rivalità ed agonismo che dà più pepe alle gare a tappe; In tutte le 5 gare i percorsi erano troppo simili per difficoltà e lunghezza! Complimenti a Fabio Caldiroli e Silvia Murgia che sono stati bravissimi ma se vogliamo un Giro più combattuto forse sarebbe il caso di diversificare un po’ le gare; butto lì qualche proposta: una gara più lunga, sui 15km la domenica mattina; una gara “in salita”; l’ultima gara in cui i primi partono a cronometro. Magari una gara … fuori provincia.

Su quest’ultima proposta vorrei fare una riflessione che prescinde dal Giro ma si riferisce in generale al movimento podistico varesotto, comprese le non competitive IVV.

Io faccio poche gare e molte IVV girando diverse province spostandomi nell’arco di 60-70 km da casa mia; me piàs cambià aria; bazzico indifferentemente MI, VA, CO, LC, PV, LO, BG, NO ed altro.

Nel varesotto ho la netta sensazione che si sia creato un ambiente “chiuso”; le stesse società, gli stessi atleti, che fanno gare e tapasciate sempre e solo “in casa”; nelle IVV le società sono sempre e solo quelle del varesotto; si conoscono tutti; le face in sèmper quele e se arriva qualche faccia nuova: “Uè, chi a l’è cal furèst lì?”.

Eppure se una manifestazione si “apre” un po’, ad esempio ai gruppi del milanese,  succede che le presenze “magicamente” lievitano del 50%, com’è successo all’Aranciolona di P&C.  

Io faccio parte del Road Runners Club Milano; siamo circa 750 soci (e vàn tùcc pussè fòrt de mì!) ed in ogni gara è difficile non trovare almeno una mezza dozzina di canotte Road; alla mezza della Stramilano eravamo oltre 260; com’è possibile che al Giro siamo venuti solo in 2? C’erano più Road alla serale della MincioMarcia di Mantova … Al Giro gli unici “milanesi” (mì e quei de la via Baràca) li ha portati il Capasso!

E per questo chiudo con due parole sul blog di Andò; a cà sua al pàr propi da vès in Itaglia: ta poedèt scrìv quel che ta voerèt, basta che tà disèt quel càl pensa lù! E per “tenerci allineati”, ci paga profumatamente; al cumpèns da l’Arturo pòeu , vàca boia sa’l profùma …

A parte gli scherzi, è in assoluto il blog di riferimento del podismo varesino (ma non solo varesino perché ad Antonio piace anche “mettere fuori la testa”!!!); quello su cui trovi i migliori servizi fotografici ed i commenti più puntuali ed interessanti.

Ed allora mi domando:  come mai questo blog è stato completamente “ignorato” dagli organizzatori del Giro? Qualcuno mi spiega il perché? (Caro Ettore, quando gl’interessi personali prendono il sopravvento su quelli collettivi… Per me l’unica risposta è QUESTA  - Qualcuno può forse addurre un’altra motivazione? Antonio )

Alla prossima,

Ettore “rospo” Compa (girino a l’è trop piscinìt)

Contatore visite gratuito

ARTICOLI PUBBLICATI

chi sono

Il cappellino "cult" per gli amici 

  

OneMarathonForCapasso

CHI SIAMO...

 

PER PASSIONE



se ci chiami noi corriamo



saremo presenti a:
dove ci piace