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20.06.09 - Monza-Resegone

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Ho sempre guardato alla Monza-Resegone come una gara mitica,
uno dei motivi principali per cui val la pena correre.

Quindici anni fa, quando ho iniziato a correre, era proprio in preparazione la Monza-Resegone. Per un motivo o per l’altro però, arrivo a correrla per la prima volta solo quest’anno e quasi per caso ma, come tutte le cose che nascono per caso, non avrebbe potuto andarmi meglio! I miei compagni di squadra infatti, sono due pezzi da novanta: Roberto Gorla della A.R.C. (2h 41’ in maratona) e Mauro “The grip” Giangregorio di Podismo&Cazzeggio (2h36’ in maratona). Ce la farò a tenere il loro passo?

Ma veniamo alla gara. La cosa più difficile è senz’altro l’attesa. Lo start è previsto per le ore 21.30, così ho tutto il giorno a disposizione per pensare alla gara e farmi divorare dalla tensione. Scoprirò poi che anche per Roberto e Mauro è stata la stessa cosa.

L’atmosfera alla partenza è incredibile; le squadre partono una dopo l’altra ogni 30” da un podio rialzato simile a quello delle crono ciclistiche, lo speaker legge tutti i nostri nomi uno per uno, e dopo un breve conto alla rovescia via, si parte in mezzo a due ali di folla che ci incita. Fantastico!

La gente che ci incita ci accompagnerà lungo tutto il percorso fino ad Erve, è una festa per tutti e si percepisce come questa competizione, giunta alla sua 49esima edizione, sia ormai entrata a far parte delle tradizioni di questa terra.

In ogni piazza che attraversiamo troviamo gente che grida, bambini che ci danno il cinque, parecchi automobilisti che ci superano abbassano il finestrino e ci gridano parole di conforto, passiamo all’esterno di bar, discoteche e ristoranti, e ovunque c’è gente che applaude. Un’atmosfera così non la credevo possibile a pochi km da Milano e dagli insulti dei Milanesi.

In un contesto simile, correre diventa un piacere e la fatica si sente di meno. Oltretutto correre di notte, con alcuni tratti di strada completamente bui, ha un fascino indescrivibile. I km filano via senza fatica, io Roberto e Mauro ci alterniamo in testa a tirare, e in quattro e quattrotto siamo a Calolziocorte al 32esimo km, dove transitiamo presumibilmente in quarta o quinta posizione, alla media di 4’ al km e perfettamente allineati alla tabella di marcia.

Qui ha inizio la salita, aumentano la pioggia ed il freddo e dopo qualche tornante Roberto ha i primi crampi. Appare subito chiaro che la ricerca della “prestazione massima” è compromessa ma non importa, l’ambiente è talmente esaltante che la prestazione passa nettamente in secondo piano. Roberto non molla e prosegue, arriviamo così a Erve sotto un vero e proprio diluvio, fa un freddo cane. Ci aspettano Salvatore, Massimo e Paolo, i quali ci consegnano le lampade frontali e una maglietta di ricambio asciutta, che purtroppo rimane tale per pochi istanti.

Ad Erve inizia il sentiero vero e proprio, la salita è molto dura, piove a dirotto ed il freddo aumenta, tremiamo e non sentiamo più le dita delle mani.

Fra un crampo e l’altro, incitandoci a vicenda arriviamo alla Capanna Alpinisti Monzesi, stanchi, sporchi ma felici per aver concluso la nostra impresa. Per la cronaca ci siamo piazzati decimi.

Qui ci rifocilliamo in un’atmosfera di festa, qualcuno è convinto che la birra sia un integratore di sali e così iniziano i primi canti…

La discesa è un’altra avventura, ma per fortuna ha smesso di piovere e così arriviamo all’auto alle 4.30. Lì ci sono Massimo e Salvatore che ci riportano a casa.

In definitiva, è stata un’esperienza unica in tutti i suoi aspetti, per la bellezza del percorso, per l’ambiente gioioso e per la condivisione con i compagni di squadra dei momenti difficili e della soddisfazione finale (grazie ragazzi!).

Un grazie di cuore va anche a Salvatore, Massimo e Paolo che ci hanno sostenuto ed aiutato in questa avventura.

Marco Scapin (A.R.C. Busto Arsizio)  - LA CLASSIFICA - 
 
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