Alcolismo:
molti
ne soffrono, pochi lo conoscono.
Articolo
di Roberto MONTALTO
Coordinatore Gruppo A.N.C.D.A. Roma
Nel tanto parlare e discutere sulla
tossicodipendenza, molto spesso si dimentica il problema più diffuso e grave presente
nel nostro, come in altri paesi: l'alcolismo, una realtà purtroppo sottostimata
e trascurata.
Come vedremo vi sono ragioni di carattere economico, sociale e culturale perchè
questa colpevole trascuratezza avvenga. Negli Stati Uniti, in Inghilterra, in
Francia, nei paesi più evoluti d'Europa vi sono studi, statistiche, strutture e
competenze su una patologia che ogni anno miete migliaia di vittime.
Il nostro paese è tra i maggiori produttori di vino del mondo, intorno a ciò
esistono forti interessi economici ed una cultura millenaria con i suoi luoghi
comuni e le sue mitiche inesattezze scientifiche che rendono estremamente
difficile prendere coscienza di una realtà così grave.
Non è comunque il vino o l'alcol in genere che va demonizzato, ma si deve
intervenire per la creazione di una coscienza circa gli effetti di tale
sostanza su individui predisposti e realizzare una prevenzione basata sulla
corretta informazione, le statistiche e gli studi.
In Italia vi sono enti ed istituti che hanno compilato e compilano statistiche
sull'alcolismo. ISPES, Ministero della Salute ed altri ancora ma io credo sia
impossibile quantificare un fenomeno che per diffusione è vasto ed antico come
il mondo. Le cifre spesso sono discordi; comunque volendo fare un quadro di questo
problema, in Italia si può affermare che almeno un milione di individui vivano
in stato di intossicazione cronica da alcol e circa altri due milioni
presentano le problematiche e i prodromi che in seguito li porteranno a tale
stato.
Le malattie alcol-correlate sono
molteplici: migliaia di persone muoiono ogni anno per cirrosi epatica,
pancreatite, complicazioni cardiovascolari, incidenti stradali, sul lavoro,
suicidi, omicidi in stato di alterazione alcolica......
Vi sono poi le patologie menomanti totali o parziali: polinevrite tossica,
demenza alcolica, epatopatie, impotenza sessuale, ulcere, insorgere di gravi
stati di ansia e depressione, assenteismo sul posto di lavoro......
E' presente poi una stretta relazione tra alcol e criminalità: violenza sessuale,
incesto, violenze su minori....
Tutto questo comporta spese astronomiche in termini economici e sociali,
specialmente se si considera che oltre al costo per le cure sanitarie ed i
ricoveri ospedalieri bisogna aggiungere quelli della mancata produttività.
Il costo maggiore è comunque quello sociale ed umano. Tutta la famiglia viene
coinvolta nell'alcolismo di un suo componente e sono soprattutto i bambini a
risentire in seguito dell'ambiente disadattante nel quale sono vissuti. Tali
bambini più di altri saranno esposti in seguito alla probabilità di divenire
alcolisti a loro volta, anche perchè recenti studi parlano di componente
genetica che interagisce con le cause economiche, sociali e culturali che
rappresentano il principale terreno fertile per l'insorgere di tale
tossicodipendenza.
E' proprio il caso di dire che le vie dell'alcolismo sono infinite. Infatti
sono tali e tante le situazioni di carattere psicologico, sociologico ecc. che
possono scatenare la dipendenza da alcol che non si può nemmeno tracciare il
profilo dell' alcolista tipo, ma si possono comunque raccogliere molti dati ed
informazioni sulle problematiche di base che agiscono nell'approccio all'uso
morboso di alcol.
Nelle campagne e nei centri rurali è
diffuso il cosiddetto "alcolismo culturale". Il vino è frutto della
terra e del lavoro dell'uomo che l'ha adoperato nei secoli come alimento,
bevanda, conforto nei dolori e premio nella buona sorte; esso assume quindi le
sembianze di un mitico elisir contro tutti i mali ed i dolori della vita. In
effetti, essendo l'alcol una sostanza psicoattiva, disinibente ed ansiolitica,
offre a chi ne fa uso l'illusione che la fatica quotidiana del vivere venga
mitigata dalla sua assunzione; ma il prezzo che si rischia di pagare è
l'intossicazione e la dipendenza.
Il vino è accessibile a tutti, è reperibile ovunque, spesso è consigliato dai
medici, inoltre il sacerdote beve vino sull'altare facendogli così assumere
forti significati rassicuranti e benefici nei confronti delle popolazioni che
ne bevono. Nella grande massa di persone che fa uso di alcol sono presenti però
percentuali di individui che presentano caratteristiche di incompatibilità con
il bere come i depressi, gli ansiosi, le personalità poco integrate, i
nevrotici in genere, i quali facendo leva sul sollievo dato dagli effetti
euforizzanti della sostanza vi fanno ricorso con frequenza sino a stabilire in
molti casi un rapporto di duplice dipendenza del quale dapprima non si
renderanno conto e che poi negheranno a se stessi ed al mondo intero per non
dover affrontare una rinuncia che li metterebbe in conflitto sia con le cause
che l'hanno provocato, sia con la dipendenza fisica e soprattutto psichica che
si è nel frattempo instaurata.
In questi casi il bere ossessivo è il segnale che l'individuo manda per
reclamare attenzione su un disagio di base; nel tempo però il bere diverrà un
meccanismo autogenerante in quanto dipendenza e si sgancerà dai motivi che
l'hanno provocato diventando da sintomo una vera e propria patologia.
Vi sono persone che accedono al bere per motivi contingenti come un grave
lutto, un dolore, una "mancanza" di fronte alla quale non trovano in
se stessi la forza per reagire; ma anche in questo caso il sollievo prodotto
dal bere nel tempo potrà diventare abitudine e poi dipendenza.
Questi casi si definiscono come alcolismo primario; la terapia è quella di non
cercare di risalire alle cause scatenanti ma affrontare subito il sintomo
"bere", cioè sospendere l'assunzione di alcol e ricondurre queste
persone alla responsabilità della conduzione della propria vita. Tale obiettivo
si può ottenere essenzialmente con la frequenza a gruppi di mutuo aiuto gestiti
da alcolisti recuperati ed esperti.
L'alcolismo è spesso pessimo compagno di persone affette da malattie mentali
vere e proprie quali schizofrenie o psicopatie di vario genere; in questo caso
l'alcolismo viene definito come "secondario" in quanto subordinato
alla malattia mentale. Nei casi più gravi solo il neuropsichiatra (esperto però
anche in alcolismo) può intervenire.
L'alcolismo femminile, peraltro diffusissimo, merita qualche considerazione
particolare, nel senso che oltre a tutte le motivazioni di cui abbiamo parlato,
ve ne sono anche di specifiche che attingono alla condizione femminile dal
punto di vista sociale, culturale e psicologico. Esiste infatti il cosiddetto
"alcolismo della casalinga". La donna che si sente emarginata dai
grandi spazi della vita, confinata tra le pareti domestiche ed adibita a
mansioni spesso riduttive per le proprie capacità intellettuali, vive in uno
stato di frustrazione sufficiente a spingerla nel mondo dell'alcol usandolo
come ariete nei confronti delle terribili mura che la opprimono.
Per le donne la condizione di alcolista è ancora più degradante che per gli
uomini in quanto scatena pregiudizi molto più severi per ciò che a torto viene
ritenuto vizio.
L'ALCOLISMO NON E' UN VIZIO, MA
UNO STATO DI GRAVE DISADATTAMENTO, PERCHE' L'ALCOLISMO PRIMARIO (per il secondario
abbiamo già detto che la malattia mentale è preminente al bere) SI CONFIGURA, NELLA FASE DI INTOSSICAZIONE, COME UNA VERA E
PROPRIA MALATTIA CON CONSEGUENZE DEVASTANTI.
L'approccio terapeutico in questi casi parte dalla disintossicazione in
ospedale che permette all'individuo ammalato, una volta vinte le sue
resistenze, di comunicare con gli altri e di cominciare la vera cura
dell'alcolismo: il recupero.
La cosa più difficile da affrontare per aiutare tali persone è convincerle ad
ammettere il loro stato di dipendenza da alcol; questa difficoltà deriva
principalmente dal fatto che i bevitori ossessivi sono quasi sempre degli
"adulti-bambini" i quali al di là della loro spesso notevole
intelligenza, presentano caratteristiche peculiari del bambino, come la
mancanza di responsabilità, l'immaturità emotiva, affettiva e morale. Essi sono
spaventati dalla vita, non possedendo o credendo di non possedere i requisiti
necessari per affrontarla. Eliminare l'alcol per loro è come togliere il guscio
ad una tartaruga. I mezzi più comuni che essi adoperano per difendere il loro
bere sono meccanismi di difesa dell'IO, quali per esempio la razionalizzazione:
"Mia moglie non mi capisce", "Il lavoro non mi soddisfa", I
miei figli....", oppure l'autocommiserazione: "Povero me....." o
anche la totale negazione: "Io non bevo affatto....."
Siccome il vero
problema dell'alcolismo non è tanto lo smettere di bere, che si può
ottenere con la volontà (ma provvisoriamente!) oppure con il ricovero in
ospedale, ma il non ricominciare parliamo ora
dei mezzi per ottenere questo scopo.
Dopo l'eventuale disintossicazione, il soggetto alcolista dovrà necessariamente
frequentare un gruppo di mutuo aiuto gestito, come già detto, da alcolisti
recuperati ed esperti; a questo proposito devo subito specificare che il
modello vincente nel gruppo è quello dell'astinenza totale da alcol, poichè
trattasi di TOSSICODIPENDENZA.
Non vi sono, a quanto mi risulta, casi di alcolizzati
che riprendono a bere in maniera normale e protraggono nel tempo questa
moderazione, o se vi sono, rappresentano casi talmente rari che non possono
fare statistica. Conosco invece purtroppo molti casi di alcolisti che, dopo
anni di astinenza, hanno ricominciato a bere come ed anche peggio di prima, per
il solo fatto di credersi ormai al sicuro in virtù degli anni trascorsi in
sobrietà.
L'alcolista che smette di bere diventa una persona perfettamente normale, che
rimarrà con i suoi problemi personali come tutti gli altri, ma troverà in sè la
forza di affrontarli alla pari. La sua normalità deriva dal fatto che non c'è PRIVAZIONE da una droga, ma solo LIBERAZIONE da questa, cosa che non produce
menomazione nè tantomeno frustrazione, purchè si sia arrivati attraverso
l'aiuto del gruppo di recupero, alla profonda coscienza della distruttività del
bere e dei significati degradanti in esso contenuti. Nei miei venti anni
trascorsi come animatore di riunioni di gruppo per alcolisti ho avuto la
possibilità e la fortuna di acquisire sul campo non soltanto conoscenza
dell'alcolismo, ma della diversità dei comportamenti della gente, della
complessità dei problemi che la tormenta, della sofferenza, della solitudine e
dell'emarginazione che il bere comporta. Il nostro programma di recupero è
ormai collaudato nel tempo e negli anni ha aiutato tantissimi alcolisti e le
loro famiglie.
Nell'Associazione Nazionale Contro il Disagio
e l'Alcolismo, dove io svolgo il mio volontariato, procediamo in questo modo:
L'alcolista viene accolto, solo o con i membri della sua famiglia che intende
avere con sè; nelle prime riunioni ascolta le storie degli altri alcolisti
recuperati, storie che contengono elementi da comparare alla propria vissuta
esperienza e che lo mettono di fronte a realtà mai confessate neanche a se
stesso. Un giorno, alla fine, anche lui parlerà e dirà cose che non osava
confessare a nessuno; parlerà del suo egoismo, della sua incapacità di amare,
della sua solitudine, del suo senso di inferiorità, della sua aggressività,
della sua non accettazione di sè e quindi dell'odio che prova per se stesso,
della sua mancanza di senso della responsabilità, della sfiducia nei propri
mezzi, della paura di sbagliare che lo porta invariabilmente all'errore, del
senso di fallimento che prova ogni volta che si accinge ad affrontare qualunque
difficoltà; parlerà insomma della sua mancanza di amor proprio e
dell'insufficiente stima di se stesso. Ma il gruppo lo accetterà per quello che
è , le maschere dunque cadranno perchè ormai inutili.
Con la
comprensione del proprio comportamento alcolico arriverà a provare orrore per
il passato, ma senza sentirsi in colpa,
perchè vittima di un meccanismo subdolo ed inquietante; acquisirà
responsabilità, autostima e con le azioni quotidiane compiute in questa nuova
etica, il significato del proprio valore e una nuova speranza nella vita.
Nel gruppo i coniugi potranno confrontarsi alla pari, senza accendere polemiche
come in casa, perchè il conduttore del gruppo ed i suoi componenti medieranno
le loro posizioni.
Protratta nel tempo, insieme all'approfondimento di altri importanti temi,
questa frequenza produrrà dei cambiamenti radicalmente positivi nel comportamento
degli alcolisti, favorirà la crescita emotiva ed affettiva che sarà il vero
recupero, perchè chi impara ad amarsi e rispettarsi non si odierà più e quindi,
non vorrà più uccidersi usando l'alcol come arma.
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E' difficile per un alcolista arrivare a trovare il coraggio e
l'umiltà per entrare in un gruppo come questo, ma se avrà la fortuna di
essere tanto disperato da scegliere la vita anzichè la morte, la sua speranza
lo salverà.
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