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Elezioni regionali

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Il primo commento, "a caldo", è di Sacha Mittino.

Le Regionali si sono chiuse con il grande trionfo dell'astensione, della disaffezione politica di questo Paese che vede le sue istituzioni sempre più sorde e distanti, anche a livello locale. Sempre più cittadine e cittadini hanno affidato la protesta contro "la casta", sempre uguale a sè stessa, corrotta ed autoreplicantesi, alla dignità del non appoggiare nessuno, del non sprecare una fiducia da decenni vilipesa da false promesse, bugie istituzionali e ruberie infinite. Una protesta ed un'espressione di dignità che, dalle prime reazioni "a caldo" , sembra però ancora inascoltata e che, nel caso lombardo, si traduce nel continuum formigoniano.
Mentre festeggia il polo di Governo, che ha tecnicamente conquistato il Nord, l'opposizione "interessata alle minoranze ma strizzando l'occhio ai poteri forti del clero”,  malata di cerchiobottismo di antico retrogusto democristiano, non si interroga. E noi?

La Campagna “A me importa” ha visto i candidati sensibili ai diritti della comunità LGBT travolti dall'insuccesso elettorale della loro coalizione, con le due ragguardevoli eccezioni di Chiara Cremonesi, ora in Consiglio Regionale per Sinistra Ecologia e Libertà, e di Giulio Cavalli per Italia Dei Valori, e l'unico aderente “con riserva” di area Pdiellina non eletto, Giulio Gallera.

Sappiamo che parte della campagna elettorale della coalizione vincente è stata fatta sulla nostra pelle: non sarà sfuggito, a pochi giorni dalle elezioni, il ringraziamento del leader del Carroccio Bossi al premier Berlusconi perchè "senza di lui ora saremmo pieni di matrimoni omosessuali" e che non a caso il leghista Cota, vincitore nel vicino Piemonte, elencava il non-riconoscimento delle coppie gay tra gli obiettivi di programma.

Alla luce di questi risultati, sappiamo che per la comunità omosessuale lombarda e milanese non cambierà nulla; pur con la contraddizione che la comunità gay meneghina è la più grande d'Italia, sappiamo che nessun significativo passo avanti verrà fatto, nell'immediato futuro, nel riconoscimento istituzionale dei nostri diritti.

Dovremo continuare a lottare: Milano continuerà ad ospitare coloratissimi e civilissimi Pride, un Festival del Cinema che ci riconosce nella cultura, e dibattiti, manifestazioni ed attivismo che cultura creano e che con la cultura parlano al Paese. Non smetteremo di pungolare i rappresentanti istituzionali, come cittadini uguali che uguaglianza rivendicano, non smetteremo di dialogare, non smetteremo di esserci e di volere, e di danzare, a dispetto del vuoto.